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Elezioni Usa 2016/ Trump flirta con gli afroamericani:"Fidatevi di me, sono il nuovo Abramo Lincoln" (oggi, 5 settembre)

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Donald Trump (Foto:Lapresse)  Donald Trump (Foto:Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, TRUMP FLIRTA CON GLI AFROAMERICANI:"FIDATEVI DI ME, SONO IL NUOVO ABRAMO LINCOLN" (OGGI, 5 SETTEMBRE 2016) - Le speranze di Donald Trump di battere Hillary Clinton e vincere le Elezioni Usa 2016, dopo il criticato discorso anti-immigrati ispanici pronunciato mercoledì scorso a Phoenix, passano inevitabilmente dalla "conquista" di un'altra minoranza etnica. Non possono bastare i cittadini bianchi al tycoon di New York per issarsi fino alla Casa Bianca e la sfida, vista la loro grande influenza nel corpo elettorale statunitense, è quella di portare dalla propria parte gli afroamericani. Gli ultimi sondaggi, però, dicono che non sarà affatto un'impresa facile se è vero che, come sostiene l'istituto Morning Consult, soltanto il 5% dei neri d'America se si votasse oggi sceglierebbe Trump. Può sperare di vincere un candidato che ottenga percentuali così basse in un segmento elettorale che rappresenta il 12-13% dei votanti? Certamente no. Quindi? Bisogna darsi una mossa, cercare di erodere un consenso che i Democratici, dal punto di vista Repubblicano, danno per scontato da ormai troppi anni. Qualche dato? Basti pensare che Barack Obama nel 2008, anno della sua prima elezione alla Casa Bianca, conquistò il 95% dei voti degli afroamericani recatisi alle urne, e quattro anni più tardi si fermo al 93%. Qualcuno potrebbe credere che a legare i neri al partito Democratico sia stata la presenza dello stesso Obama, essendo egli stesso un afroamericano, ma si sbaglierebbe. Il feeling tra gli afroamericani e i Democratici è direttamente proporzionale alla mancata sintonia con gli esponenti Repubblicani, da sempre penalizzati dalla vicinanza più o meno conclamata con quei movimenti nazionalisti bianchi che del razzismo e dell'odio contro i neri hanno fatto la loro bandiera. Perfino l'apprezzatissimo presidente repubblicano Ronald Reagan nel 1980 conquistò soltanto il 14% dei voti afroamericani, scendendo nel 1984 al 9%. La vetta più alta raggiunta da un candidato repubblicano da allora è stata toccata da Bob Dole, che nel 1996 arrivò a quota 12%. Ma dove affonda le radici il rapporto tra i democratici e i neri d'America? Bisognerebbe fare un salto indietro di oltre 50 anni e tornare all'epoca del presidente Lyndon Johnson, il democratico che con la firma del Civil Rights Act e del Voting Rights Act, nonché con la diffusione dei programmi di riforma denominati Grande Società, dichiarò illegali le disparità razziali e allargò agli afroamericani il diritto di voto. Cosa può fare Trump per minare un consenso che Clinton sembra avere praticamente ereditato dai suoi predecessori? Corteggiare, lusingare, tentare i neri d'America. Il piano del candidato Repubblicano è talmente chiaro che non sembra nemmeno troppo difficile da applicare. Come riportato dalla Cnn, alcune settimane fa elencando tutti i problemi delle comunità di colore, Donald Trump si era rivolto agli afroamericani chiedendogli apertamente cosa "diavolo" avessero da perdere votando per lui, dal momento che a suo dire Hillary avrebbe continuato ad ignorare come Obama le loro istanze. The Donald un paio di giorni fa però dalle parole è passato ai fatti: il magnate si è infatti recato in una chiesa afroamericana, la Great Faith Ministries di Detroit, una città composta per l'83% da neri. Com'è andata? Partiamo col dire che la presenza di Trump ha suscitato come spesso accade le proteste di molti detrattori che hanno manifestato fuori dalla chiesa. La vera sorpresa è stata l'atteggiamento tenuto da Trump durante un intervento durato 12 minuti. Con un atteggiamento allo stesso tempo pacato ma partecipe, Trump si è dimostrato aperto ad ascoltare il messaggio della comunità afroamericana, dicendosi speranzoso che la sua presenza potesse dare maggiore risalto alle voci di questa minoranza. Come sottolineato da Usa Today, Trump ha riservato parole al miele alla sua platea, dichiarando che la comunità cristiana afroamericana "è uno dei più grandi regali che Dio ha fatto all'America". Ma c'è di più: Trump ha addirittura citato Abramo Lincoln, sottolineando che il presidente che pose fine alla schiavitù era un Repubblicano, e si è detto pronto a raccoglierne l'eredità per "costruire il futuro del Paese". Il messaggio di Trump, come ribadisce Politico, è stato strutturato in modo da solleticare l'appetito degli elettori neri: da una parte il richiamo ad una "agenda dei diritti civili" che includa l'opportunità di scelta della scuola dove far studiare i propri figli perché "non c'è niente di più triste che vedere un giovane afroamericano con del potenziale inespresso"; dall'altra la promessa di un'economia volta a creare nuovi posti di lavoro con stipendi quanto meno in linea con la media nazionale. Secondo l'Ufficio Nazionale del Lavoro infatti una famiglia nera americano all'anno porta a casa mediamente 35.000 dollari: molto meno della media nazionale (53.000 dollari) e ancora meno di una famiglia bianca (56.000 dollari). Per quanto a detta della Cnn erano diverse le file di poltrone vuote all'interno dell'auditorium, il primo intervento di Trump all'interno di una chiesa di una comunità afro come primo risultato ha avuto comunque quello di dare al suo discorso una grandissima cassa di risonanza: e per una volta, visto che il candidato del Gop ha ricevuto una standing ovation da parte dei presenti, non è un male. Bisognerà capire, adesso, se e in che modo Trump proseguirà nei suoi sforzi per conquistare il consenso dei cittadini di colore. Il sistema elettorale americano si sviluppa infatti stato per stato e in alcuni di quelli considerati "battleground", terreno di battaglia, come Florida, Michigan, North Carolina, Ohio, Pennsylvania e Virginia gli afroamericani rappresentano una fetta di popolazione che va dal 12 al 22%. Come vanno le cose in questi stati? Non bene per Trump: Hillary è avanti del 2,7% in Florida, del 3,8% in Ohio e di 6 e 7 punti in Pennsylvania e Virginia. Va un po' meglio soltanto in North Carolina, dove sembra esserci un testa a testa, ma è uno stato che nel 2012 votò già per i Repubblicani. Insomma, la strada è in salita, come sempre per Donald Trump in queste Elezioni Usa. Ma il piano è chiaro: gli afroamericani sono l'unica carta a disposizione dei Repubblicani per tornare alla Casa Bianca. A meno che Donald Trump non raggiunga tra i bianchi un consenso che al Gop manca dai tempi di Reagan. Ma era Ronald Reagan, appunto. (Dario D'Angelo)



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