BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

JIHAD/ Se lo stato islamico entra nella "Comunità internazionale"

LaPresse LaPresse

La creazione di uno stato islamico non è quindi una prerogativa dell'Isis, ma un obiettivo comune a tutti i gruppi descritti, come lo è dei talebani tuttora all'attacco in Afganistan. Qui, la differenza con il passato è data dalle pesanti derive islamiste del regime pachistano, di cui un grave esempio è la legge sulla blasfemia. L'opposizione a questa legge costò la vita al deputato cattolico Shahbaz Bhatti e la condanna a morte, per il momento sospesa, di Asia Bibi, mentre sono in continua crescita gli attacchi ai cristiani.

La concezione di Stato confessionale pone diversi problemi al mondo occidentale, mentre sembra essere considerata necessaria da gran parte del mondo islamico, non solo fondamentalista. In Paesi a maggioranza musulmana sembra sia scontato porre l'islam come religione di Stato e la sharia alla base del sistema giuridico: spesso il dibattito è solo se debba esserne l'unica fonte o la fonte principale, versione questa adottata nei sistemi moderati. Se si guarda a come la sharia viene applicata nei territori occupati dall'Isis, Boko Haram o Al-Shabaab, non sembrano esservi grandi differenze con Stati membri del'Onu come Arabia Saudita, Qatar, altri Stati del Golfo o il Sudan. A parte la maggior efferatezza dei primi, resta difficile non attribuire la definizione di fondamentalisti anche ai secondi, pur considerati membri a pieno diritto della comunità internazionale.

Non è quindi un caso se nelle classifiche di Human Rights Watch ai primi posti tra i meno rispettosi dei diritti umani, accanto alla Corea del Nord, si trovano Stati a maggioranza musulmana. Se il mondo islamico non riuscirà a risolvere questi problemi al suo interno, sarà inevitabile il prevalere di concetti come guerra di religione e scontro di civiltà.

© Riproduzione Riservata.