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Esteri

Elezioni Usa 2016: Donald Trump e Pam Bondi, il Repubblicano travolto da un caso di corruzione? (oggi, 9 settembre 2016)

Elezioni Usa 2016: un nuovo scandalo investe la corsa alla Casa Bianca. Donald Trump ha corrotto la procuratrice generale della Florida Pam Bondi con una donazione di 25.000 dollari? 

Donald Trump (Foto:Lapresse)Donald Trump (Foto:Lapresse)

Quando vi dicevamo che queste Elezioni Usa 2016 sarebbero state le più imprevedibili della storia avreste dovuto darci retta. Continuano a succedersi scandali su scandali in questa folle corsa alla Casa Bianca, uno dietro l'altro: prima quello delle email scomparse dall'account di posta elettronica di Hillary Clinton; poi le accuse nemmeno troppo velate di un attacco hacker da parte della Russia agli archivi del partito Democratico (magari su consiglio di Donald Trump); infine i guai derivati a Hillary dalla Fondazione Clinton, l'associazione benefica di famiglia che secondo molti, in cambio di ricche donazioni, avrebbe influenzato l'agenda e le decisioni dell'allora segretario di Stato dell'amministrazione Obama. Un riassunto in poche righe di alcune delle questioni che più hanno tenuto banco in America in queste settimane. Ma forse sarebbe meglio definirle come una serie di intrighi che potrebbero fornire qualche spunto interessante ai machiavellici sceneggiatori di House of Cards. Eppure non è finita qui, perché in queste ore negli Usa si sta parlando di un nuovo potenziale scandalo, il quale, se prendesse piede rischierebbe di affondare definitivamente le chance di successo di Donald Trump. Cos'ha fatto questa volta The Donald? Non c'entra nessuna dichiarazione irrispettosa verso questa o quella frangia di popolazione: questa volta nel mirino sono finite le azioni, non le parole del tycoon newyorchese. Come riportato dall'Associated Press, la procuratrice generale repubblicana della Florida, Pam Bondi, nel settembre 2013 aveva annunciato tramite un suo portavoce di valutare l'opportunità di aderire ad una causa legale avviata dal procuratore generale di New York contro Trump, dopo aver ricevuto 22 reclami per frode fiscale in relazione alla Trump University, l'università fondata dal magnate fallita a 5 anni dalla sua fondazione. A quattro giorni di distanza da questa dichiarazione alla stampa, un comitato che sosteneva la rielezione della Bondi come procuratrice generale, dichiarò di aver ricevuto una donazione di 25.000 dollari dalla Donald J. Trump Foundation, l'ente benefico intestato al figlio del candidato del Gop, che in qualità di associazione di beneficenza che non paga le tasse per legge non può sostenere attività politiche. Dopo questa donazione la Bondi ha deciso di non indagare Donald Trump. Comprenderete benissimo come negli Stati Uniti si sia sollevato un grande polverone, ma visto che la questione risale a 3 anni fa perché se ne parla solo adesso? Il caso è venuto nuovamente alla luce dopo che l'Associated Press ha svelato che fu la stessa procuratrice generale tramite una conversazione telefonica a sollecitare la donazione di Trump e dopo che la settimana scorsa il Washington Post ha dato conto della multa di 2.500 dollari che Trump ha pagato all'Internal Revenue Service per la donazione illecita. Ma c'è di più. Mentre Trump ha dichiarato alla CBS di non avere mai parlato al telefono con Pam Bondi della questione, al contrario la procuratrice generale ha ammesso di avergli chiesto una donazione per la sua rielezione ma ha smentito categoricamente la versione di Clinton per cui la richiesta è arrivata mentre il repubblicano era oggetto d'inchiesta. E in effetti hanno entrambe ragione parzialmente: la Bondi nel dire che Trump non era sotto inchiesta e Hillary nel dire che però in quello stesso periodo si stava considerando l'opportunità di aprire un fascicolo sulla Trump University. Quel che è evidente però, come sottolineato da Clinton, è che Trump e Bondi si sono contraddetti a vicenda. Hope Hicks, portavoce di Donald Trump, ha inizialmente provato a metterci una pezza dicendo che il candidato repubblicano quotidianamente sente al telefono centinaia di persone e che probabilmente quella con Pam Bondi non dev'essere stata una telefonata memorabile. Poi per placare un coro di accuse difficile da gestire si è passati alle sottigliezze e alle interpretazioni. Come riportato dalla CBS, Trump ha dichiarato letteralmente:"Non ho mai parlato con lei di QUESTO, mai". Per fare in modo che le due versioni non fossero discordanti, o forse perché davvero questa è la realtà delle cose, Hope Hicks ha dichiarato a Politico che il "questo" a cui Trump si riferiva era la Trump University. The Donald sostiene dunque di non essere entrato nel merito della questione ma di essersi solo occupato di effettuare una donazione ad un'esponente repubblicana perché il suo lavoro di imprenditore gli consigliava di tenere ottimi rapporti con tutti. D'altronde, come ha affermato lo stesso Trump, negli anni successivi alle donazioni, i destinatari dei finanziamenti non si sono mai tirati indietro per dargli una mano. In un sistema fatto di richieste e favori vicendevoli, Trump sostiene di essere la persona che più può cambiare le regole del gioco, poiché è l'unico che le conosce davvero essendone stato parte integrante. E mentre Hillary prova a cavalcare l'onda dello scandalo per mettere a tacere i suoi, la 50enne Pam Bondi, come riporta Politico, ribadisce di non voler rappresentare uno degli effetti collaterali della campagna elettorale e di non avere intenzione di farsi "bullizzare" dalla Clinton. Non crediamo che a fermare i media dall'indagare sul caso saranno le dichiarazioni rese dalla procuratrice generale, che ha definito la donazione di Trump a pochi giorni dall'annuncio della possibile apertura dell'inchiesta come una "coincidenza". Né siamo sicuri che il fatto che lei abbia ribadito che non c'erano i margini per aprire un'indagine contro Trump mettano d'accordo i detrattori del tycoon sulla bontà delle sue azioni e sulla sua buona fede. Alla fine, così come per i precedenti scandali andati in scena finora in queste Elezioni Usa 2016, neanche questo presunto caso di corruzione dovrebbe assumere un "peso" politico determinante per lo spostamento di molti voti. Al contrario pensiamo che c'è un motivo se Donald Trump e Hillary Clinton risultano i candidati meno amati della storia dagli americani. E dire che in Italia li apprezziamo parecchio: altro che House of Cards, la realtà a volte supera la finzione...(Dario D'Angelo)

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