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SIRIA/ Waqqaf: la trappola saudita può far fallire l'incontro Kerry-Lavrov

John Kerry con Vladimir Putin (LaPresse) John Kerry con Vladimir Putin (LaPresse)

L’obiettivo degli Usa è legare le mani della Russia in Siria, in modo che non continui a bombardare tutti i gruppi moderati. Infatti se la Russia e il governo siriano continuano con la loro attuale strategia, prima o poi i gruppi di opposizione saranno disintegrati a causa della superiore potenza di fuoco e dei bombardamenti aerei. Gli Usa quindi chiedono alla Russia di accettare alcune limitazioni al loro intervento. In cambio Washington si impegna a facilitare il processo di mediazione politica.

 

Perché la proposta di Kerry non è stata ancora accolta dalla Russia?

In primo luogo non è chiaro se questa proposta presenti degli effettivi vantaggi per la Russia. Inoltre a complicare la situazione sul terreno è il fatto che Al Nusra, un gruppo affiliato ad Al Qaeda, sta cercando di trasformarsi in un nuovo gruppo che invece ha preso le distanze da Al Qaeda stessa. Sono stati compiuti dei passi per integrare questo gruppo particolare con altri che sono considerati moderati. Dal punto di vista della Russia però, se i gruppi estremisti si camuffano da moderati, sarà molto più difficile sconfiggerli.

 

Se le cose stanno così, che senso ha la proposta americana fatta alla Russia di combattere Al Nusra e non i gruppi moderati?

E’ proprio questo il punto. Lo scorso febbraio, quando è iniziato il primo cessate il fuoco in Siria, Al Nusra avvertì i gruppi moderati che se avessero aderito al processo di mediazione politica, li avrebbe combattuti, fagocitati e avrebbe convinto i loro membri a entrare a fare parte della stessa Al Nusra. Dopo la formulazione della proposta americana, Al Nusra si è resa conto che gli Usa ora stanno seriamente considerando di sacrificare il gruppo qaedista per salvare gli altri gruppi combattenti dai continui colpi che stanno ricevendo dalla Russia.

 

Quindi che cosa è successo?

Dopo avere minacciato gli altri gruppi, ora Al Nusra ha proposto loro di formare una forza unificata e di condividere le risorse. Se ciò accadesse, la proposta americana sarebbe completamente svuotata. Si tratta quindi di una grande sfida alla proposta americana stessa, e dietro a questa sfida ci sono l’Arabia Saudita e forse anche la Turchia. In questo modo l’Arabia Saudita vede l’opportunità di portare Al Nusra sotto il suo ombrello così da proteggerla dai bombardamenti americani. C’è quindi una leggera contraddizione di interessi e approcci tra americani e sauditi su questo punto particolare.

 

(Pietro Vernizzi)

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