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CAOS LIBIA/ Il tentato "golpe" di Ghwell? Una sfida a Serraj e a Gentiloni

Pubblicazione:sabato 14 gennaio 2017

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Da aprile 2016, mese dell'insediamento del Governo di unità nazionale, la situazione a Tripoli non è mai stata del tutto stabilizzata, dunque non sorprende che periodicamente ci siano delle rivendicazioni, più o meno credibili, per il potere ed il conseguente controllo della città. E' in questo contesto che va inquadrato il tentativo di colpo di Stato messo in atto giovedì da parte di Khalifa Ghwell. 

Gli analisti che sostengono l'impossibilità effettiva di Fayez Al Serraj di controllare tutto il territorio, capitale compresa, non sbagliano. Quello che bisogna tenere in considerazione è la natura della Libia, caratterizzata da una realtà clanica multidimensionale attraversata da problemi politici e sociali complessi che non possono avere una soluzione unidirezionale. 

Superato, almeno apparentemente, l'ostacolo dello stato islamico radicatosi nella mezzaluna petrolifera con capitale Sirte, il governo di Serraj ha dimostrato come congiuntamente con un supporto esterno la Libia possa far fronte alle problematiche di sicurezza interne. 

La battaglia di Sirte non è stata certamente uno dei fiori all'occhiello della disciplina militare moderna; per mesi alcuni piccoli quartieri sono rimasti sotto il controllo dei miliziani islamici, ma ciò non toglie che la sua liberazione sia un fatto importante. Non è possibile dire altrettanto bene dell'operazione Dignità lanciata ormai oltre un anno fa dal generale Khalifa Hafar, che si presenta come uomo di punta della Libia, in opposizione a Serraj ma che ancora stenta a liberare Bengasi, nonostante i numerosi aiuti militari esterni. 

Il reale potere di Serraj non è effettivamente in grado di gestire le numerose crisi interne al paese e l'attuale presidente non appare un leader di peso e capace di influenzare l'opinione pubblica.

Tuttavia, nonostante le numerose difficoltà che il governo di unità nazionale deve affrontare, non è detto che Serraj non possa essere l'uomo giusto per la Libia. Sarebbe impossibile in soli nove mesi debellare tutti i problemi del Paese annullando ogni rivendicazione clanica o tribale; nemmeno Khalifa Haftar potrebbe unire tutte le fazioni, come molti vorrebbero far credere. Il generale si è infatti guardato bene dal mettere mano al problema del sud della Libia, vero marasma di traffici illeciti e fonte di instabilità perpetua per tutto il Paese; questo nodo si potrà affrontare solo con un piano multidimensionale che presenti una nuova via per il sud, indirizzandolo verso la stabilizzazione economica e dunque sociale. 

L'ambasciatore Giuseppe Perrone, appena insediatosi, ha subito smentito un tentativo di colpo di Stato ad opera delle esigue milizie fedeli all'ex premier tripolino Ghwell, che hanno occupato per alcune ore diversi uffici ministeriali approfittando dell'assenza del premier riconosciuto Serraj, recatosi al Cairo in visita dal presidente Al Sisi. 


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