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Esteri

TERZA GUERRA MONDIALE/ Yemen, il missile su Riyad prepara il conflitto Arabia-Iran

I venti di guerra tra Arabia Saudita e Iran soffiano sempre più forti, secondo FAUSTO BILOSLAVO. Prova ne è il missile dei ribelli yemeniti lanciato verso la capitale saudita

Ribelli yemeniti (LaPresse)Ribelli yemeniti (LaPresse)

Fino ad adesso è stata una guerra per interposta persona, combattuta in Siria, Iraq, Yemen. La sorpresa che poi sorpresa non è davvero, è che il 2018 possa portare una guerra diretta tra Arabia Saudita e Iran. Così dice Fausto Biloslavo, corrispondente di guerra e grande conoscitore del mondo arabo commentando il missile lanciato dai ribelli yemeniti verso il Palazzo reale di Riyad. Una guerra atavica tra le due ali dell'islam che vede schierati dietro ai primi Stati Uniti e Israele e dietro i secondi i russi, incapaci, dice ancora Biloslavo, di trovare un accordo comune sul dopo Isis, "un accordo che pacificando la Siria pacificherebbe a domino tutta l'area. Invece si sta andando verso la direzione opposta: il modo in cui ci si sta schierando in Medio Oriente ci dice di una guerra ormai prossima alle porte".

Biloslavo, non è la prima volta che i ribelli yemeniti lanciano missili verso l'Arabia, ma è la prima volta che mirano alla sede del potere saudita, il Palazzo reale. Che cosa significa secondo lei questa escalation?

In passato gli yemeniti si erano limitati ad obiettivi militari o anche all'aeroporto di Riyad, un obiettivo sensibile. Ora invece siamo davanti a un qualcosa di inedito.

Che dimostra anche una potenza militare non da poco da parte dei ribelli, è così?

Gli arabi anche con l'appoggio di esperti americani hanno identificato i resti di tutti questi missili di fabbricazione iraniana. Il nuovo monarca saudita già prima di questo ultimo attacco aveva parlato di atti di guerra iraniana. Non escludo che la sorpresa, se di sorpresa si può parlare, del 2018 sia lo scoppio di una guerra diretta tra Arabia e Iran, mentre adesso l'hanno combattuta sempre per interposta persona un po' ovunque, dallo Yemen alla Siria e dal punto di vista politico in Libano.

L'Arabia poi ha stretto accordi con Israele in funzione anti-iraniana.

Infatti. Si sta preparando qualcosa di peggio di un conflitto per procura: un conflitto diretto fra i due paesi musulmani.

L'Arabia Saudita è uno dei paesi più potenti al mondo, come mai ha tanta paura dell'Iran?

Più che paura è una rivalità atavica che dura da sempre: fra gli arabi sauditi detentori dei luoghi sacri e gli sciiti, l'odio è storico. Da quando gli iraniani attraverso le milizie sciite hanno vinto la guerra in Siria grazie all'aiuto russo, adesso sono in grado di arrivare tranquillamente fino al Mar Mediterraneo, il loro obiettivo di sempre. Prima si muovevano con gli aerei, adesso i convogli militari arrivano da Teheran fino al mare passando per l'autostrada.

La situazione in Yemen?

L'Arabia è chiaramente molto preoccupata dell'appoggio iraniano ai ribelli Houthi, che sono quelli che hanno lanciato il missile su Riyad. Per questo i Sauditi hanno fatto un lungo lavoro diplomatico per guadagnarsi la benevolenza di Trump.

Mosca e Washington su fronti opposti, mentre da tutti gli altri aspetti sembrano grandi amici. Come è possibile che non si impegnino a gettare acqua sul fuoco di questo scenario?

Fino a che hanno combattuto contro il nemico comune, l'Isis, soprattutto nell'ultimo periodo, hanno badato bene a non pestarsi i piedi. Adesso però sono incapaci di sedersi a un tavolo e discutere il futuro della Siria, una soluzione di pace che potrebbe avere una ricaduta positiva per tutta la regione. 

E l'Iraq in questo scenario dove sta?

L'Iraq è in mano all'Iran. Le milizie sciite hanno combattuto con l'esercito di Baghdad e sebbene formalmente esso sia alleato anche con gli americani, di fatto è un tassello iraniano. Va anche detto che gli americani, benché il conflitto con l'Isis sia finito, si guardano bene dal portare via le loro truppe: le mantengono proprio in funzione anti-iraniana. Un quadro preoccupante, in cui si vedono le varie forze prendere posizione per lanciarsi in una guerra.

(Paolo Vites) 

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