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Esteri

SIRIA/ Suor Yola: l'unità di cristiani e musulmani dà fastidio ai jihadisti e a chi li paga

Sono circa sei milioni i bambini che in Siria hanno subito il trauma della guerra, una iniziativa dei cristiani di Damasco per aiutarli a riprendere fiducia. L'intervista a suor YOLA GIRGIS

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"Per favore, riporti tutto come le ho detto, non come fanno sempre i giornali quando parlano della Siria, ribaltando tutto e inventandosi le cose" dice suor Yola Girgis, superiora della Comunità di Damasco delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, a Roma per la presentazione del progetto di collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II e l'Ospedale Bambin Gesù rivolto ai piccoli siriani colpiti da disturbi post-traumatici da stress. Ha ragione da vendere suor Yola, che accusa i media occidentali di perseguire gli obiettivi delle loro leadership politiche: indicare in Assad il diavolo da abbattere e sostenere gli jihadisti. "Le bombe americane? Senta: Damasco esiste da 7mila anni, ha una storia e una civiltà che hanno resistito a tutte le guerre, pensa ci faccia paura un paese che non ha neanche 500 anni di storia?" dice ancora, mostrando il coraggio da vendere che ha permesso a questo popolo di resistere a sei anni di carneficina. Il progetto, che accoglie bambini cristiani e musulmani ("Perché noi abbiamo vissuto sempre di amore dei concordia e lo facciamo ancora adesso nonostante le bombe") si rivolge a quei 6 milioni di bambini siriani che vivono sotto i bombardamenti. Di questi, circa 3 milioni sono cresciuti vedendo solo la guerra (fonte UNHCR). Una generazione di bambini colpiti dalla guerra e dalle sue conseguenze come gravissimi disturbi post-traumatici da stress.

Suor Yola, ci spiega di cosa si tratta questo progetto che siete venuti a presentare all'Ospedale Bambin Gesù di Roma?

E' un progetto già iniziato che grazie alla Fondazione San Giovanni Paolo II ha adesso le risorse per continuare. Noi accogliamo bambini dai 6 agli 8 anni dando loro un sostegno psico-sociale attraverso metodi come il disegno, la recitazione, la condivisione. Abbiamo preparato dei giovani istruttori che aiutano i bambini a esprimere i loro sentimenti riguardo al trauma subìto per via della guerra. Purtroppo la guerra e la violenza lasciano nei bambini segni devastanti. Con il nostro lavoro li aiutiamo a esprimere le loro paure, le loro gioie, li aiutiamo a riavere fiducia in se stessi.

Molti di loro saranno anche orfani.

Alcuni sono orfani, altri hanno il padre che è al fronte a combattere. Vedendo tanti soldati morti la notizia che aspettano ogni giorno, invece di sapere se il padre sta tornando a casa, è se il loro papà è morto. E' questo che si aspettano, la morte del loro papà.

Sono bambini sia cristiani che musulmani?

Certamente, non facciamo alcuna differenza. Anzi, visti i risultati straordinari sui bambini musulmani l'anno prossimo aumenteremo ancora la loro quota, facendo 50 più 50 per cento. Per loro cose come l'oratorio, il campeggio, la condivisione guidata non esistono, i musulmani non hanno queste cose, stanno in strada da soli. Abbiamo visto come il nostro modello educativo li abbia colpiti e affascinati.

Ed è la possibilità di ricostruire un dialogo?

Questa realtà condivisa in Siria è sempre esistita. Io sono nata qui, i musulmani per noi cristiani sono siriani e niente altro. Abbiamo giocato insieme, abbiamo fatto le stesse scuole. Adesso cerchiamo di ricucire questa ferita che la guerra ha cercato di produrre per dividerci, ma senza riuscirci.

Come è la situazione adesso a Damasco? 

La gente continua a fare le sue cose, a vivere la sua vita, ma c'è sempre l'attesa che accada qualcosa di brutto. Tranquilli non lo siamo mai. Spesso di notte mi affaccio alla finestra del convento e prego perché ho paura che un terrorista entri nel convento, loro vogliono prendere Damasco. Però la vita va avanti, le scuole sono sempre rimaste aperte e le attività delle chiese vanno avanti anche sotto i missili. 

Quando l'America vi ha bombardati vi siete sentiti traditi?

Tutto il mondo ci ha abbandonati. Anche l'embargo di medicine è una cosa orribile, la gente muore di cancro perché non ci sono medicine. Ringraziamo l'Italia che con iniziative come questa ci sta vicino, ci dà speranza, ci dice che Dio è vicino.

E il papa?

Il papa è la voce di Dio. A volte io dico: Dio perché stai in silenzio, perché non fermi questa guerra? Ma ogni volta che sento il papa sento la voce di Dio, che dice: non preoccupatevi io sono sempre con voi. Possono distruggere le nostre case ma la nostra cultura non la distruggerà neanche Trump.

(Paolo Vites) 

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COMMENTI
01/05/2017 - Grazie infinite Suor Yola Girgis (ALBERTO DELLISANTI)

Sottoscrivo PAROLO PER PAROLA il commento de il Signor CRIPPA. Macron non è il "nuovo", ma il dolorosissimo "vecchio" che continuerà l'obamismo, il clintonismo, il neo-trumpismo, il colonialismo ed il massacrare(che si assommano)a causa della guerra condotta dai francesi e dagli inglesi. Quanto Occidente armatissimo ed aggressivo, anche nel caso di una Germania caput Europae, la quale si limita all'appoggio TOTALE agli anglo-franco-americani, i belligeranti contro la Siria della storica convivenza di cristiani e musulmani. Belligeranti per esaudire i loro alleati strategicamente tenuti a braccetto, data la enorme montagna di ricchezza degli Arabi Wahabiti, che non tollerano l'Islam che non sia jiahdistico come il loro. E dato il neo-imperialismo turco ed il neo radicalismo musulmano/sunnita turco, voluti dal Satrapo Erdogan. Tutti i Monarchi Wahabiti e la neo maggioranza turca eretta da Erdogan (divenuto il punto di riferimento di tutti i "Fratelli Musulmani" inter arabi) rigettano l'Islam che convive con i cristiani, e rigettano capi politici come Assad (anche lui un dittatore come è di norma da quelle parti) ma un Capo che rispetta la pluralità del popolo al cui Governo è giunto. E vedremo se Renzi (il loquacissimo) profferirà parole in differenza dalla UE, a proposito del vergognoso martirio siriano. Il Renzi che gioca al critico di Bruxelles nei limiti di esigenze della sue campagne elettorali. Ma che alla U.E. & COMPANY deve il suo scranno.

 
01/05/2017 - Non soltanto a Trump (Giuseppe Crippa)

A suor Yola, che ammiro per il carattere deciso, per la visone chiara della situazione e in particolare per quanto sta portando avanti a favore dei piccoli siriani, mi permetto soltanto di aggiungere che spero che non soltanto la cultura ma anche l’unità del Suo Paese sopravvivano non soltanto a Trump, a Erdogan e a Al Baghdadi, che hanno già bombardato la Siria, ma anche a Macron che ha annunciato che, una volta eletto, la bombarderà.