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Esteri

STRAPPO SUL CLIMA/ Il solito Trump smaschera gli affari (verdi) della Silicon Valley

Trump annuncia il ritiro degli Usa dagli accordi sul clima: le critiche mettono a nudo la competizione geopolitica e finanziaria attorno alle regole ambientalistiche. NICOLA BERTI

Il presidente Usa Donald Trump (LaPresse)Il presidente Usa Donald Trump (LaPresse)

"Il business è contrariato dalla mossa di Trump sul cambiamento climatico". Il sito del Financial Times, nell'attesa dell'annuncio giunto in serata del ritiro degli Usa dagli Accordi di Parigi, ha dato molto risalto alle inserzioni pubblicitarie che negli ultimi giorni hanno tentato di frenare lo strappo della Casa Bianca. Intel e Microsoft, Facebook e Apple: tutti i giganti della Silicon Valley e dintorni hanno firmato ennesimi manifesti anti-Trump. Però il leitmotiv che emergeva degli appelli era assai più finanziario che ambientalista: denunciava i rischi per gli ingenti investimenti tecnologici finanziati dal grande private equity globale su energie rinnovabili ed ecosostenibilità.

L'accusa a Trump, al solito, è quella di interrompere una (presunta) narrazione virtuosa che - fra un Barack Obama e un Mark Zuckerberg - continua a tenere assieme un establishment cosmopolita e autonominatosi progressivo: primo della classe all'università ma anche a Wall Street, economicamente performante ma anche socialmente sostenibile su scala planetaria. Perché questo è stato il CP21 siglato nel 2015 a Parigi da Obama e dai capi di altri 194 stati: forse l'apoteosi della globalizzazione politicamente corretta. E' stata solennizzata l'idea che le acciaierie cinesi e indiane e la Volkswagen e perfino i Big Names californiani (grandi produttori di emissioni) potessero autoregolarsi in modo uniforme e coordinato per raggiungere una riduzione del riscaldamento globale buona in sé per l'intero genere umano.

Ora il presidente "brutto, sporco e cattivo", sempre poco presentabile sul piano etico ed estetico, ha ricordato che il mondo reale resta inguaribilmente diverso da quello ideale, "migliore": che la Cina può perfino avocare la guida dell'ambientalismo mondiale contro gli Usa "inquinatori e traditori" (è accaduto ieri) ma basta guardare una webcam di Shanghai in un qualsiasi giorno dell'anno per individuare il fake. Se all'interno dell'"America First" di Trump non è il momento migliore per finanzieri e inventori smart, all'esterno la geopolitica si muove in modo frenetico: e non del tutto "illogico".

I leader cinesi e il nuovo duumvirato europeo (Angela Merkel ed Emmanuel Macron) ne hanno approfittato per tratteggiare una nuova partnership che parrebbe stringere in una morsa la Russia di Vladimir Putin: il quale ieri è stato abile nell'ennesimo gioco delle parti con Trump, ricordando lui che anche il Patto sul Clima (come tutto o quasi nel mondo) è comunque carta straccia se l'America lo straccia. Per un leader della Casa Bianca dipinto come un pericoloso arruffone anche all'ultimo G7 non è poco. Può non piacere a molti, non senza ragioni: Trump, chiaramente, non ha neppure aperto l'enciclica Laudato si' che Papa Francesco gli ha regalato una settimana fa a Roma. Un approccio alto e sfidante all'eco-ambientalismo, all'estremo opposto della sbrigativa bocciatura di parametri e target giunta ieri dalla Casa Bianca.

E' vero invece che gli Accordi di Parigi sono stati spacciati per una bibbia ideologica. Sono invece uno strumento come altri nell'arsenale della competizione politico-economica. Su questo terreno Trump non cambierà mai "narrazione", anzi insisterà. E gli avversari della sua "America First" - interni ed esterni - faranno lo stesso.  Ma non c'è nessun muro a separare i presunti "buoni" dai presunti "cattivi".

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COMMENTI
03/06/2017 - Siete rimasti solo voi con Trump (Simone Valenti)

Un giudizio negativo arriva anche dallo Stato del Vaticano: “Un disastro per l’umanità e per il pianeta”, è il giudizio di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. Una “decisione terribile” vista l’importanza dell’America che potrebbe dare il cattivo esempio ad altre nazioni, sottolinea Sorondo secondo cui “quello che muove il presidente statunitense sono i gruppi petrolieri che lo hanno appoggiato nella campagna elettorale e che hanno influenza su di lui. Gruppi che già accusavano il Papa su questi temi e a cui non interessa il clima. Qui c’è una scelta che non è razionale, nel senso che non è scientifica e che viene fatta solo per interesse economico”. “Il mondo è una casa comune, una dimora per tutti i membri della famiglia umana. Pertanto, nessuna persona, nazione o popolo può imporre in modo esclusivo la propria comprensione del pianeta”, ha ribadito il Vaticano nel messaggio inviato a tutti i musulmani in occasione del Ramadan e firmato dal cardinale Jean Louis Tauran e da monsignor Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Un messaggio che si ispira all’enciclica di Papa Francesco Laudato si in cui si ricorda che il Pontefice “attira l’attenzione sui danni causati all’ambiente, a noi stessi e ai nostri simili, dai nostri stili di vita e dalle nostre decisioni”.

 
02/06/2017 - Inquinamento atmosferico (luciano sabolla)

Gli inquinanti aerei da abbattere sono anzitutto quelli nocivi per la salute dell'uomo: gli ossidi d'azoto, il PM10, il PM2.5, i microinquinanti come il benzopirene, per citarne solo alcuni. Per esposizioni ripetute possono causare malattie cardiovascolari, respiratorie e tumori maligni. L'agenzia per l'ambiente ha stimato in oltre mezzo milione le morti premature in Europa per l'eccesso di queste sostanza nell'atmosfera e mette al primo posto l'Italia, nel suo ultimo rapporto riguardante il 2013. Queste morti premature da inquinamento aereo, note a tutte le istituzioni da anni, non sono state causate dalla CO2, ma dal traffico di autoveicoli con motore diesel e dalla diffusione dei generatori di calore a legna o a pellet in ambito domestico, dalla combustione di biomasse all'esterno o in impianti industriali. Questi sistemi rientrano tra le fonti di energia alternative, secondo la UE e sono finanziati dai Paesi membri. Per liberare l'atmosfera dalle sostanze tossiche per la salute l'Italia non fa nulla ed è stata sanzionata già due volte dalla Corte di Giustizia. Se penalizzasse i motori a gasolio ed incentivasse gli autoveicoli elettrici o ad idrogeno e se disincentivasse la combustione di biomasse organiche, di conseguenza diminuirebbe in atmosfera anche la CO2. Quindi dobbiamo invertire gli obiettivi e mettere al primo posto la bonifica dell'aria dalle sostanze sicuramente cancerogene e nocive per la salute pubblica. Questo realismo continua a mancare ai Paesi del COP21.