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Esteri

TRUMP IN EUROPA/ Nato, Uk e petrolio, le pedine calde di Donald

Per Donald Trump una settimana all'insegna di incontri internazionali: Nato, Theresa May e Putin. Cosa potrebbe scaturirne ce lo dice CARLO JEAN in questa intervista

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Inizia oggi a Bruxelles il vertice Nato e inizia anche una settimana di impegni internazionali per Donald Trump che potrebbero portare nuovi successi, dopo quello con la Corea del Nord, per la politica estera americana. Giovedì sera Trump si recherà poi nel Regno Unito per incontrare il primo ministro Theresa May. Il 15 luglio, infine, il presidente Usa volerà a Helsinki, capitale della Finlandia, dove il giorno successivo incontrerà il presidente della Federazione Russia Vladimir Putin. In modo riassuntivo, ci spiega Carlo Jean, "il vertice Nato è di notevole interesse, c'è in ballo il futuro stesso dell'organizzazione; l'incontro a Londra con Theresa May viceversa ha un significato di scarsa rilevanza visto che la May rischia di perdere il suo posto di primo ministro e infine quello con Putin è un punto interrogativo". Ecco i tre momenti nel dettaglio.

Recentemente Trump si è scagliato contro l'Europa, in particolare la Germania, accusando di non sostenere economicamente la Nato allo stesso modo degli Usa. Il ruolo stesso della Nato oggi è in discussione, visto che i conflitti si svolgono in aree del mondo che non sono l'Europa. Cosa potrà succedere?

La Nato ha un ruolo di sicurezza oggi soprattutto per i paesi baltici e centro-orientali dell'Europa, meno sentito è il bisogno di sicurezza dei paesi occidentali in particolare quelli più favorevoli alla Russia come la Germania e l'Italia. La presenza americana toglie comunque agli europei un problema fondamentale.

Quale?

Quello dell'armamento nucleare. Le armi nucleari francesi e inglesi non danno la copertura di quelle americane, si dovrebbe tornare a quegli accordi del 1957 a proposito della costruzione della bomba nucleare europea che De Gaulle affossò dicendo che le armi nucleari devono essere solo nazionali, non possono essere collettive. In questo senso, l'armamento nucleare difensivo dell'Europa è garantito dagli Usa.

Ma le dichiarazioni anti-Nato di Trump vanno prese sul serio?

Nonostante le sue dichiarazioni, nel bilancio del Pentagono sono stati aumentati i fondi per il riposizionamento di armamento pesante in Europa nonché per lo spiegamento di forze americane in Polonia e paesi baltici. Trump non abbandonerà mai la Nato. Nelle condizioni di tensione e di divisione in cui si trova l'Europa è assolutamente impensabile togliere di mezzo la Nato.

Della presenza altamente inaffidabile della Turchia nella Nato cosa pensa?

Recentemente ci sono state esercitazioni americane-turche e i primi continuano a usare due basi con testate nucleari in territorio turco. Erdogan alleato della Nato può permettersi di tenere a bada Putin, senza Nato sarebbe un vaso di coccio.

Si dice invece che l'incontro con Theresa May sarà trattato da Trump con scarso interesse, visto che il suo governo rischia di cadere da un momento all'altro.

Sicuramente Trump non ha interesse a un consolidamento dell'Unione Europea, è sempre stato pro-Brexit, ma la Gran Bretagna non ha grandi vie di uscita se non legarsi il più possibile agli Usa, così da aumentare la sua capacità negoziale in Europa. Il Regno Unito è poi elemento sostanziale dell'intelligence americana attraverso il sistema Five Eyes che intercetta tutte le comunicazioni in tutto il mondo, un sistema di cui fanno parte Usa, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Per gli americani essere legati a Londra significa non perdere Australia e Nuova Zelanda.

Veniamo a Putin. Secondo lei i due rilasceranno dichiarazioni sull'ipotetico intervento russo nelle elezioni americane?

Lo spionaggio c'è sempre stato così come la propaganda uno contro l'altro. Pensiamo a quanto successo a Kiev, al Maidan sostenuto dall'occidente contro Mosca e al sostegno russo di movimenti politici che possano ridurre la coesione della Nato e dell'Unione Europea. Gli Usa vedono oggi la loro egemonia sfidata dalla Cina e vedrebbero di buon occhio un legame con la Russia in funzione anticinese. L'ammissione della Russia al G7 richiesta da Trump configura una alleanza contro la Cina. Sarà una costante della politica estera di Trump. 

D'altro canto Trump fin da inizio mandato ha cercato l'amicizia di Putin...

Cosa che non era riuscita a Obama con il suo famoso reset che invece è stato un flop. Sarebbe un grosso successo per Trump migliorare questi rapporti, dopo quello con la Corea tornerebbe a casa come un trionfatore. Ci potrebbe essere discussione e dialogo sul petrolio, sempre usato per indebolire Urss prima e Russia poi. Oggi i consumi mondiali stanno aumentando enormemente e si rischia un aumento troppo rilevante del prezzo del petrolio.  

(Paolo Vites)

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