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Esteri

USA, GIORNALI AMERICANI CONTRO TRUMP/ Ma i repubblicani stanno col Presidente: "Dovrebbe chiudere NYT e Cnn"

Maxi campagna di stampa contro Trump: 350 giornali scrivono in editoriale, "noi non siamo nemici del popolo". La "guerra" sulla libertà di stampa: NYT, "abbonatevi a news locali"

Media Usa contro Trump (Twitter)Media Usa contro Trump (Twitter)

Lo scontro aperto che ha portato 350 giornali Usa a schierarsi contro Donald Trump in nome della libertà di stampa è destinato ad inasprirsi nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Il Presidente americano anche ieri dal suo profilo Twitter ha parlato di "Media Fake News come il vero partito d'opposizione", a voler rimarcare forse il periodo di sbandamento che ha interessato il Partito Democratico dopo l'addio di Obama e la batosta di Hillary Clinton 2016. Ma cosa ne pensano i cittadini americani di questa lotta tra la stampa e il Presidente. Un sondaggio Quinnipiac ha analizzato l'umore degli elettori repubblicani, ravvisando come il 51% di essi pensi realmente che i media "più che una importante parte della democrazia, siano un nemico del popolo". Ma c'è di più: il 23% ritiene che Trump dovrebbe avere l'autorità di chiudere le testate che "si comportano male" come Cnn, Washington Post e New York Times. Una vera e propria deriva autoritaria...(agg. di Dario D'Angelo)

STAMPA-TRUMP: UN RAPPORTO BURRASCOSO

Il rapporto burrascoso di Donald Trump con i media affonda d'altronde le radici a quasi due anni fa, ovvero alla lunga campagna elettorale che l'ha portato a diventare Presidente degli Stati Uniti. All'epoca molti colossi dell'informazione Usa, alcuni anche molto vicini al Partito Repubblicano come Fox News, vennero attaccati da Trump che usò il termine "fake news" (inizialmente utilizzato proprio per la diffusione di notizie che riguardavano la sua rivale Democratica, Hillary Clinton) come un mantra, per mettere in luce come a suo avviso la stampa e la televisione non fossero corretti nei suoi confronti. Impegnato soprattutto sul fronte della politica estera ed economica, Trump negli ultimi mesi aveva vissuto con i media una sorta di "tregua armata" che sembra ora terminata con la "rivolta" delle 350 testate nei suoi confronti. (agg. di Fabio Belli)

LA REPLICA DEL PRESIDENTE

Dopo l'iniziativa del Boston Globe per la libertà di stampa negli Usa, alla quale hanno aderito 350 giornali, è arrivata la risposta di Donald Trump in persona. Con un'intervista? Ovviamente no. The Donald ha il suo megafono personale: Twitter. E dal suo account poche ore fa l'inquilino della Casa Bianca, con tanto di maiuscole, ha cinguettato:"THE FAKE NEWS MEDIA È IL PARTITO DI OPPOSIZIONE. È pessimo per il nostro Grande Paese...ma stiamo vincendo!". Primo cinguettio, seguito a breve distanza da un secondo e da un terzo:"Il Boston Globe, che è stato venduto al Failing New York Times per 1,3 miliardi di dollari (più 800 milioni di dollari in perdite e investimenti), o 2,1 miliardi di dollari, è stato poi venduto dal Times per 1 dollaro. Ora il Globe è in COLLUSIONE con altri articoli sulla stampa libera. CONTROLLATE!". E infine:"Non c'è niente che vorrei di più per il nostro Paese che la vera LIBERTÀ DI STAMPA. Il fatto è che la Stampa è LIBERA di scrivere e dire tutto ciò che vuole, ma molto di quello che dice sono FAKE NEWS, impone un'agenda politica o semplicemente cerca di ferire le persone. L'ONESTÀ VINCE!". (agg. di Dario D'Angelo)

"DONALD COME ERDOGAN E PUTIN"

«La stampa è necessaria per l’esistenza di una società libera, perché non si fida ciecamente dei leader, dal comitato locale fino alla Casa Bianca – si legge nell’editoriale rilanciato da Boston Globe e 350 quotidiani americani – E non è una coincidenza che questo presidente – i cui affari finanziari sono oscuri e il cui sospetto comportamento ha attivato il suo stesso Dipartimento di giustizia a nominare un consulente indipendente per indagare su di lui – ha cercato così duramente di intimidire i giornalisti che forniscono un controllo indipendente». L’attacco contro Trump a livello mediatico raggiunge con oggi un livello altissimo, con prevedibili prese di posizioni della Casa Bianca contro la stampa più di quanto già avvenga dopo l’elezione del Presidente nel 2016: «il modello con cui incita i suoi sostenitori su questo tema è molto simile a come operano presidenti autoritari del XXI secolo, come Vladimir Putin e Recepì Tayyip Erdogan», sono le accuse assai dure formulate dai quotidiani americani contro The Donald. In conclusione, i media sentenziano: «Le menzogne sono antitetiche a una cittadinanza informata, responsabile dell’autogoverno. La grandezza dell’America dipende dal ruolo di una stampa libera di dire la verità ai potenti». 

LA CAMPAGNA "ENEMYOFNONE"

Al grido di "EnemyOfNone", 350 giornali Usa scendono in campo contro Donald Trump e rivendicano il loro diritto alla libertà di stampa e d'informazione. Una vera e propria rivolta guidata dal Boston Globe, che ha chiesto e ottenuto una grande mobilitazione da parte di molti media americani per protestare contro le etichette di “nemici del popolo” o “fabbricatori di fake news” che il Presidente americano è solito affibbiare a chi non si schiera con la linea governativa. Ma sbaglia chi pensa che quest'iniziativa sia stata assecondata soltanto da quei giornali storicamente vicini ai Democratici o comunque dai quei media che fin dagli albori hanno avversato l'ascesa di The Donald nella politica a stelle e strisce. Lo dimostra il fatto che ha partecipato alla mobilitazione anche il Topeka Capital-Journal, il giornale dell’omonima capitale del Kansas che nella campagna per le Elezioni Usa era stato tra i pochi ad esporsi a sostegno di Donald Trump e che oggi parlando del Presidente Usa e dei suoi continui attacchi alla stampa libera ha scritto: "È infame, è distruttivo" e, ha concluso, "Deve smettere ora". (agg. di Dario D'Angelo)

TUTTI DIETRO AL BOSTON GLOBE

In principio furono le fake news, poi il Russiagate, poi ancora le inchieste sulle presunte amanti: Donald Trump e la stampa, un rapporto non solo mai nato ma difficilmente ricomponobile dopo i continui attacchi (vicendevoli) che infiammano l’opinione pubblica in merito alle scelte e le politiche del criticassimo (dai media, meno dagli elettori) Presidente degli Stati Uniti d’America. «I giornalisti non sono nemici di nessuno» hanno così risposto oggi con questo slogan ben 350 giornali e quotidiani americani in merito all’appello lanciato dal Boston Globe in difesa della libertà di stampa, «minacciata di continuo dal Presidente Trump». I 350 quotidiani Usa hanno pubblicato un unico editoriale contro tutti gli attacchi del tycoon, che spesso ha definito la stampa proprio come «nemica del popolo»: l’hashtag in risposta è «EnemyOfNone» e sta spopolando sui social network di mezzo mondo. Il New York Times ha scelto il titolo "La stampa libera ha bisogno di te", definendo gli attacchi di Trump «molto pericolosi per la linfa vitale della democrazia»: simile il New York Post che ha invece evidenziato, «diffondere verità scomode non significa che siano fake news. Essere un giornalista non è una gara di popolarità», sempre attaccando il Presidente Trump e il suo staff.

LA STAMPA CONTRO TRUMP

Una campagna mediatica difficilmente vista nel passato pur burrascoso del rapporto Presidenti-giornalisti che prende spunto dall’appello del Boston Globe: «Oggi negli Stati Uniti abbiamo un presidente che ha creato un mantra e cioè che i giornalisti che non sostengono apertamente le politiche dell'attuale amministrazione, siano dei nemici del popolo. Questa è una delle principali bugie propinate da questo presidente, come un ciarlatano di una volta che getta polvere magica o acqua su una folla piena di speranze». Secondo i 350 quotidiani, inoltre, «Etichettare la stampa 'il nemico del popolo' è tanto poco americano quanto pericoloso per il patto civico che abbiamo condiviso per più di due secoli». Da ultimo, mentre il Wall Street Journal ha scelto di sfilarsi da tale campagna “roboante” non partecipando all’editoriale comune, il NYT ha rilanciato l’attenzione sui quotidiani locali: «Se non l'avete ancora fatto, per favore abbonatevi al vostro giornale locale. Lodateli quando pensate che abbiano fatto un buon lavoro e criticateli quando pensate che possano fare meglio. Siamo tutti insieme in questa cosa».

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