Rubriche
lunedì 21 marzo 2011
Il degrado e l’insicurezza sono i tratti costitutivi delle periferie milanesi o è il bene a non far più notizia? Al Corvetto sono in molti a pensare che l’immagine proposta di continuo dalla stampa sia una “fotografia sconnessa” della realtà, una comoda sintesi di luoghi comuni da rispolverare quando lo impone la cronaca. In questo quartiere non lontano dal centro (anche se forse, grazie alla sua forte identità, sarebbe più corretto chiamarlo paese), nonostante i ritornelli sull’abbandono delle periferie, c’è una comunità che vuole riscoprire e valorizzare il bene presente, le eccellenze educative, culturali e sociali che da anni operano lontano dai riflettori.Con questo spirito, settimana scorsa, ha avuto luogo nel quartiere il primo di una serie di incontri introdotti da Bruno Calchera (Presidente della Cooperativa Martinengo) in cui alcune delle realtà presenti sul territorio hanno potuto raccontare la propria esperienza. Una “carrellata di conoscenza” che ha offerto alle numerosissime persone presenti uno squarcio di inimmaginabile costruttività. «Il bene è riconoscibile dal popolo, che sa distinguere benissimo il Buon governo dal Mal governo», ha detto Calchera aprendo i lavori di “C’è qualcosa di buono al Corvetto”, ispirati dalla mostra sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti “Il bene di tutti”, offerta da Cdo Milano alla città.
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