Rubriche
martedì 31 maggio 2011
Abbiamo affrontato il periodo elettorale non con un obbiettivo politico, ma con un lavoro avviato mesi fa che ci ha permesso di esprimere un giudizio sulla realtà a partire dalle esperienze in atto che abbiamo potuto riconoscere e valorizzare.
Per questo il lavoro che abbiamo fatto per le elezioni amministrative ci ha convinti e, indipendentemente dal risultato uscito dalle urne, ci indica come proseguire. In questi mesi e in queste ultime settimane siamo stati impegnati in un importante momento di esperienza e testimonianza che nasce da un giudizio chiaro sulla realtà. Quando diciamo che dalla politica non può venire la salvezza intendiamo proprio questo, perché siamo convinti che il nostro compito, nella nostra città come nel nostro Paese, sia portare una socialità nuova dove gli uomini sono protagonisti e lavorano insieme alla costruzione del bene comune.
Una politica sempre più autoreferenziale, concentrata sullo scontro ideologico e incapace di esemplificare le ragioni che la muovono finisce inevitabilmente con l’allontanare i cittadini. Davanti a questa distanza fra politica e realtà quotidiana ha prevalso una reattività istintiva che ha fatto perdere di vista i dati concreti. Là dove le persone hanno potuto incontrare e riconoscere le ragioni che stavano alla base dell’agire politico dei candidati le conferme non sono mancate.
Nasce da questa convinzione il nostro metodo di lavoro che mette davanti a tutto le esperienze, le opere, i volti. La politica che vogliamo è fatta dall’impegno delle realtà impegnate nel dare risposte ai bisogni delle persone, a creare uno sviluppo diffuso, a dare vita a iniziative che riempiono di vita i nostri quartieri.
Scrivevamo che “riconoscere e valorizzare il tessuto di opere e di persone che fanno la ricchezza di Milano, investire sul loro desiderio è la sfida che ha di fronte chi vuole governare la città, avendo come priorità quella di sostenere chi si batte per una cultura educata al bene comune”. Nel nostro agire siamo stati e saremo sempre autonomi dalla politica. All’amministrazione che verrà chiederemo solo la libertà di lavorare per aiutare le nostre imprese a crescere e creare benessere, la libertà di dare ai nostri giovani un’educazione e un lavoro, ai nostri anziani l’assistenza di cui hanno bisogno e alle famiglie il sostegno che serve loro.
Le nostre idee e le nostre istanze non sono cambiate, ancora una volta figlie della tradizione benedettina di chi non guarda alle avversità che ci sono per giustificare la propria passività, ma che si concentra sul giudizio che sta alla base del nostro agire per riaffermare, nel quotidiano, il senso di quello che facciamo.
Non riesco proprio ad immaginare come si possa parlare ( è vero che siamo in una società post-post-post tutto...)di libertà ritenendo che questo discorso non sia anche e profondamente un 'discorso politico'. Non vogliamo rispolverare vecchi slogan del tempo andato, ma a quel che mi risulta gli attuali dirigenti della CdO lo avevano fatto loro proprio:"Tutto è politica"...L'unica cosa che non è forse stata mai chiarita è cosa sia veramente la 'politica'. La politica è una scienza e come tale non può restare nell'ambito dell'opinione. Nemmeno del semplice augurio che chi la esercita 'tenga conto delle realtà della base'. A qs punto si sta esattamente facendo politica, quella per cui un Leoncavallo qualunque potrebbe ambire ad essere definito con gli stessi diritti di un network di social housing come quello messo in piedi da amici che sono di identità totalmente differente. Il grande calderone del 'la vita (???)prima di tutto' omologa, nell'epoca dello sdoganamento 'politicamente corretto' , tutto e il contrario di tutto. Certo la politica necessita di una antropolgia precisa e di un giudizio sulla persona che va a porre delle domande sulla politica stessa. Ma questo non sottintende che qualunque persona, qualunque sistema di governo se si apre alle 'relatà di base' possa andar bene se sono più importanti della politica. E' già far politica : la politica venduta al bambino srilankese mio amico che gli verrà data la casa se i suoi votano Pisapia e, forse,poi la 'stanza del buco
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