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CAROLYN CARLSON/ "Short Stories/Island", la poesia visiva di una leggenda della danza

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Carolyn Carlson  Carolyn Carlson

Foyer. Punto d’incontro per chi ama il Teatro, per discutere dei personaggi e degli spettacoli più interessanti in cartellone. Filo conduttore? La musica. Opera lirica e moderna, operetta, musical, danza, balletto, circo d’autore e family show. Purché dal vivo. Lontano da applausi registrati e format tv. Dove il pensiero infila l’abito da sera e il cuore si apre a nuove emozioni.
Una nuova rubrica, alla quale ilSussidiario.net ha voluto dare un nome che, in francese, ha un duplice significato: salotto del teatro e casa per i senza tetto. Perché, come diceva, la grande coreografa tedesca Pina Bausch «l’unico tesoro dell’uomo è la sua fragilità».



Dalla baia di San Francisco, dove è nata, al golfo di Napoli. C’è sempre un specchio d’acqua, un approdo per Carolyn Carlson. Figura leggendaria della danza contemporanea che, accompagnata dalla compagnia Centre Chorégraphique National Roubaix Nord-Pas de Calais di cui è direttrice dal 2004, ha scelto come unica tappa italiana il San Carlo per presentare “Short Stories/Island”. Dopo l’assaggio di “Poetry Events”, piccole performance da camera nel foyer del teatro più antico (1737) e più grande d’Italia (3300 spettatori), ha portato in scena nell’adiacente Teatrino di Corte di Palazzo Reale tre dei suoi ultimi assoli al femminile.

Il pianeta donna declinato attraverso gli elementi dell’universo. “Wind woman”, ispirato al vento, “Immersion” all’acqua e  “Mandala” al vento e all’acqua, insieme. Creato nel 2010, “Immersion” vede sul palco la stessa Carlson, “Wind woman” (2011) la danzatrice Céline Maufroid, entrambi su musiche di Nicolas de Zorzi. Per “Mandala” (2010), la protagonista è Sara Orselli, accompagnata dall'intensa e ipnotica musica “Weather parts 3 & 1” di Michael Gordon, con i costumi di Chrystel Zingaro e le luci di Freddy Bonneau.

Unica coreografa ad aver vinto il Leone d'Oro a Venezia, migliaia di spettacoli in tutto il mondo, ancora una volta la Carlson rende complici gli spettatori della sua ricerca continua di “poesia visiva”, addensando nuovi e antichi movimenti, tra suggestioni sempre più tecnologiche.



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