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IL CASO/ La nascita di Gaia e Benedetto, uno schiaffo al femminismo libertario

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Ci dev’essere qualcosa di straordinario, quasi di prodigioso  nel reparto ginecologico degli ospedali Riuniti di Bergamo. Qualcosa che non si può soltanto spiegare con la bravura e la professionalità di medici, chirurghi e ostetriche. Perché un miracolo può sempre capitare, ma due, e nella stessa settimana, no. Perché due coincidenze, come diceva l’impareggiabile Sherlock Holmes, cominciano a essere una prova. Di che? Mah, fate un po’ voi, a noi tocca solo raccontare i fatti.

E i fatti sono che dopo la miracolosa nascita di Gaia, la piccina partorita il primo giugno da una mamma di 40 anni in coma da quattro mesi, un altro parto è accaduto agli Ospedali Riuniti sotto la stessa cifra di straordinarietà del primo.

Il 4 giugno scorso, a venire al mondo è stato un maschietto: bimbo di una madre alla 16esima settimana di gestazione con  un tumore alla  placenta.  La donna ha coraggio da vendere: rinuncia subito a spezzare l’esile filo della vita per portare a compimento quella gravidanza impossibile, così ad alto rischio da giustificare, forse, la più drammatica e crudele delle scelte.

Certo, nessuna madre vorrebbe mai trovarsi in questa alternativa, sciogliere il  dilemma  con una condanna all’annientamento del minuscolo essere, invisibile come un embrione, che porta in pancia. Ma nel caso la legge è dalla sua parte: non stiamo parlando di aborto praticato solo per impossibilità economica o davanti al rischio di un pericolo imponderabile e non misurabile per l’equilibrio e la salute psichica. Termine così generico e generoso da contenere tutto e niente.
 



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COMMENTI
08/06/2010 - La scelta di amare la madre. (claudia mazzola)

Ieri ho messo le mani sulla panciona di una mamma, dura e tenera, piena già di vita, si vede che contiene qualcosa, anche se non ci fosse la faccia della madre che sorride soddisfatta. Insisto, questo desiderio è dato dall'amore che è dato alla mamma.