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J’ACCUSE/ Se il vero Pisapia viene fuori tra partigiani e repubblichini

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Magnifica lezione d’umanità quella regalata a Milano nel giorno di Ognissanti dal cardinale Angelo Scola quando ha  ricordato che la pietà verso i defunti è il riflesso del nostro senso della vita e dice quanto l’uomo abbia a cuore la sorte dei propri simili. Parole che il sindaco di Milano, l’ex rifondarolo comunista e oggi  cromaticamente riconvertito da rosso che era al più allegro arancione, Giuliano Pisapia, dovrebbe riprendere e meditare a fondo. Per misurare magare la distanza abissale che lo separa dal suo arcivescovo, e vergognarsi per quello che ha detto davanti alle tombe dei martiri partigiani. Ma soprattutto per quel che “non” ha fatto, in nome di una presunta “verità” e giustizia imposte dalla storia.

In breve: alla cerimonia  in onore dei partigiani al campo della Gloria del cimitero Maggiore, il sindaco ha messo una pietra tombale sulla pietà e l’umana. “La pietà dovuta a tutti i caduti  non può far dimenticare i fatti, la storia e le ragioni di chi si battè per un’Italia migliore”.  Questo ha detto, rompendo con le parole, prima ancora che con i gesti, quella consuetudine che negli anni passati ha visto i suoi predecessori di centrodestra (Gabriele Albertini e Letizia Moratti) partecipare alla cerimonia dell'Anpi e subito dopo, posata la fascia tricolore, rendere omaggio anche ai repubblichini sepolti nel vicino Campo X. Pisapia no, quel piccolo segno di pietà non l'ha voluto concedere a quei giovani che morirono dalla parte sbagliata. Poi la solita retorica resistenziale a senso unico, che riserva la  santificazione   in esclusiva ai partigiani comunisti, i soli degni a portare la croce del martirio per la libertà.

Lasciamo pure stare, per rispetto verso i defunti, l’apologia di quegli eroi della libertà: qualcuno di loro, (non tutti, certo) non vedeva l’ora di portare l’Italia sotto le bandiere rosse dell’Urss di Stalin. Ma il rifiuto di Pisapia di regalare pure ai “i ragazzi di Salò”, come li definì l’ex presidente Ciampi, qualche minuto di silenzio, è davvero cosa su cui riflettere.

A volte, un gesto dice molto più di mille parole e con quel rifiuto il “pietoso” Pisapia s’è fatto docile sherpa, suo malgrado, di tutta la cattiveria e la crudeltà dell’ideologia che, peraltro, ha sempre servito con spensierata gaiezza. E poi, come può pretendere il resistente Giuliano di insegnare a vivi e morti cos’è la pietà umana e il “battersi per un’Italia migliore” se mai s’è, non pretendiamo pentito ma neppure rattristato d’aver militato sotto la bandiera della falce e martello, simboli arrossati dal sangue di milioni di uomini?

Con il rigore dell’ideologo di corte, Pisapia non ammette diverse letture del fascismo e di quegli anni di guerra civile italiana, divide il mondo tra buoni e cattivi e con la scimitarra antifascista condanna i “vinti” al fuoco eterno del castigo progressista e democratico.



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COMMENTI
17/11/2011 - non sarà mica una sorpresa ?! (Antonio Servadio)

Concordo appieno col lettore che mi ha preceduto. Il dogmatismo è duro a morire. Ricordo però che la candidatura del sindaco è stata appoggiata anche da ampi strati di elettorato interno e vicino alla Chiesa. Chi la fa l'aspetti.

 
17/11/2011 - Omaggio e pietà (Giuseppe Crippa)

Non tocca a me giustificare il “non” gesto del sindaco, che però condivido: bene ha fatto, secondo me, a non “rendere omaggio” a quei caduti che hanno combattuto a fianco di un esercito invasore e soprattutto di un corpo, le SS, che non merita onore alcuno. Albertini e la Moratti, dice Da Rold, partecipavano alla cerimonia dell'Anpi e subito dopo, posata la fascia tricolore, rendevano omaggio anche ai repubblichini sepolti nel vicino Campo X. Credo che Pisapia non abbia voluto che si equivocasse tra omaggio e pietà: sono due cose molto diverse e la seconda, l'ha detto Pisapia stesso, è dovuta a tutti i caduti. Suggerisca Da Rold un gesto diverso per esternarla.

 
16/11/2011 - remember giampaolo pansa (francesco taddei)

chi apporta una visione diversa o approfondimenti della storia viene chiamato "revisionista" o "antidemocratico" se va bene. non posso io essere libero di pensare la storia da angolazioni differenti e scegliere quali sentire a me più vicine? il mio pensiero deve essere approvato dagli altri?