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IL CASO/ Da via Poma a Totò Cuffaro: quando le sentenze diventano pietre tombali…

Raniero Busco in aula (Foto Ansa)Raniero Busco in aula (Foto Ansa)

E il caso di Totò Cuffaro? Anche qui, prima della sentenza definitiva, erano tanti i dubbi sulla sua colpevolezza. C’è stato, ed è più che lecito davanti allo spettacolo di una magistratura sempre più politicizzata e in guerra, il dubbio di un accanimento ad hoc. E ricordiamo che, come tutti, anche i giudici hanno storia, educazione, idee. Nessuno è assolutamente super partes, perché poi dovrebbero esserlo i giudici, se non nella retorica strumentalmente piegata a un disegno politico?

 

Eppure, dal giorno stesso della condanna, per tutti deve stare in galera come mafioso, anche per i suoi ex amici e colleghi di partito. È vero, giudicato colpevole non può più disporre agevolmente di un pacchetto di voti considerevole, non serve più. Ma siamo proprio sicuri che un uomo vada abbandonato concedendogli solo il beneficio di saper affrontare il carcere con dignità? Se è innocente, perché dovrebbe entrare in galera con stile?

 

Ben pochi tra i commentatori più autorevoli hanno avuto il coraggio di un ripensamento. Può una sentenza schiacciare sulla vita di un uomo una pietra tombale? È una domanda aperta. Ma vorrei che a rispondere non fossero slogan o articoli di diritto penale, non solo. Vorrei sentire il brivido dimenticato di un pizzico di compassione, di pena. Nel significato autentico che ci dà l’etimologia: non godimento dunque, o soddisfazione, ma sofferenza, condivisione dolorosa. Per quel po’ di cultura cristiana che ancora latita nel fondo del nostro io, della nostra storia civile. E perché tocca tener vivo l’umano residuo che è in noi.

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COMMENTI
28/01/2011 - DOPO VENTI ANNI VIA POMA (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

Non riesco a comprendere quella sentenza se è vero quanto ho udito che i reperti di Simonetta si trovavano in una busta addirittura apribile e dopo diciassette anni: chiunque avesse voluto incastrare il Busco lo avrebbe potuto fare. I reperti per legge debbono restare sigillati con tanto di firme , timbri e date !!! . Sentenza NULLA in partenza nel modo più assoluto . Ma qualche anno fa giravano in alcuni ambienti giudiziari delle voci ( sicuramente isolate e neppure credibili ) che l'assassino sarebbe stato di appartenenza di una famiglia più che altolocata ; non sarà che ... Certo è che un assassinio di quel genere non può essere commesso da una persona che in quel rapporto neppure si sentiva tanto coinvolto e quindi difficilmente poteva essere spinto da gelosia di seguire la sua fidanzata ma piuttosto da una persona che aveva delle pesanti turbe di natura non solo psicologica ma anche psichiatrica .Il Busco sembra, almeno oggi, una persona calma e serena e forse lo era anche 20 anni fa.

 
28/01/2011 - c'è speranza anche in prigione (maria ilaria bassani)

L'articolo tocca corde sensibili, con un giusto invito a non fare della giustizia una vendetta. Mi pare però si corra il rischio di confondere la umana (e divina)compassione con una specie di gigantesco indulto. Una sentenza non deve schiacciare la vita come una pietra tombale e abbiamo, fortunatamente, molte testimonianze di esperienze di rinascita umana anche in carcere. Perciò non facciamo del "carcere sì, carcere no" la discriminante, come se pentimento e pena si escludessero a vicenda. Lavoriamo piuttosto per migliorare la giustizia umana, anche perché il livore giustizialista trova terreno fertile in una società che più che l'eccesso di severità delle pene sembra soffrire i tempi irrealistici di accertaento della verità e l'impressione di una diffusa impunità, che umilia e scoraggia la gente comune.