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IL CASO/ Il bimbo down e quegli studenti che "bocciano" i prof del politically correct

A Catanzaro la preside di una scuola media ha vietato ad un alunno affetto da sindrome di Down di partecipare alle gite scolastiche. Il commento di MONICA MONDO

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

A Catanzaro la preside di una scuola media statale vieta a un alunno affetto da sindrome di Down di partecipare alle gite scolastiche. Tanto non capirebbe nulla, ha dichiarato di fronte ai docenti. I genitori ricorrono all’autorità per far rispettare il diritto allo studio. Ma la lezione più importante è che i compagni di classe si rifiutano di andare in gita, senza il loro compagno.

Non conosco le motivazioni inconsce, le turbe mentali, le paure di quel dirigente scolastico (non c’era un’insegnante di sostegno, pare, e si sa, senza i ruoli prefissati non sappiamo più “sostenere” un ragazzino in gita). Annoto, però, che quando le scuole erano un po’ meno aziende e un po’ più luoghi di educazione, e i “dirigenti” erano soprattutto insegnanti, sarebbe stata la preside a voler andare in gita per prima, magari ingegnandosi perché la giornata fosse ancor più bella e memorabile, per tutti. Aiutando i suoi allievi uno a uno: chi perché troppo distratto o chiacchierone, chi perché stanco, chi con un po’ di febbre, chi perché triste e un po’ solo, chi con qualche difficoltà “congenita”.

A me dà fastidio il buonismo imperante che confonde la realtà e pretende il politically correct anche nella lingua: non “disabili”, ma “diversamente abili”. Chiedete a un ragazzino in sedia a rotelle se non preferirebbe “l’abilità” a correre e saltare coi propri amici. Il punto è un altro e i burocrati dell’egualitarismo l’hanno dimenticato: una persona è una persona, come una rosa è una rosa.

Non ci sono quindi alunni maschi, alunne femmine, immigrati, disabili, per categorie sociali da preservare, da additare all’attenzione ossessiva, quindi da ghettizzare. Ci sono dei ragazzi. Punto. Unici e irripetibili, come ciascuno di noi. E la loro vita vale tantissimo, è preziosa agli occhi di Dio, per chi ci crede, e ai nostri occhi, perché la condividiamo. E una vita non vale se è degna di essere vissuta: vale di per sé. Chi poi s’infiamma oggi per il caso del ragazzino calabrese - chiamiamolo Alessandro - è prontissimo a spegnere la vita delle Eluane, che non sono utili a nessuno, soffrono troppo, sembrano non capire.


COMMENTI
26/02/2011 - Non tutte le leggi sono a favore ....... (annarita tiberio)

....delle categorie alle quali sono dirette! Questo è il caso della legge 104: usata senza necessità quando il problema nonè così rilevante, non sufficiente quando il caso è molto problematico. Nei giorni scorsi una conoscente con una figlia carrozzata doveva cambiare casa perchè il marito si era trasferito e mi raccontava che nessuno voleva affittargli l'appartamento perchè la legge tutela eccessivamente queste persone e poi è difficilissimo mandarle via, se la casa abbisogna al proprietario; un classico esempio di come una legge anzichè favorire, ostacola; non posso biasimare neppure la dirigente di Catanzaro, perchè se, per fatalità, fosse successo qualcosa al ragazzo, la poveretta, in assenza di un accompagnatore - evidentemente nessun altro si era offerto per sostituire la doc. di sostegno!- sarebbe stata giudicata rea e senza nessuna possibilità di appello! Provando a rileggere alcune leggi di tutela, mi sono resa conto - usando solo il buon senso, perchè non ho competenze specifiche- che ci sarebbe tanto ma proprio tanto da rifare! Per fortuna che i ragazzi hanno quell'innato buon senso ancora intatto e risolvono molte situazioni più brillantemente di noi adulti che ci illudiamo che la legge ci tuteli! Se la legge fosse stata diversa la dirigente non avrebbe costretto il bambino a non partecipare alla gita!

 
25/02/2011 - ragazzo Down (Domenica Di Marco)

Non esiste ad oggi una reale revisione della legge 104 che prevede l'inserimento dell'alunno H nella scuola dell'obbligo. Sono assolutamente in accordo con ciò che viene detto in questo articolo: il ragazzo è una vita seria da vivere. Purtroppo si è iperburocratizzata la disabilità con montagne di schede da compilare, diagnosi da effettuare, valutazioni trimestrali del Profilo Pedagogico Individuale; con più figure professionali coinvolte: neuropsichiatri, psicologi, pedagogisti, terapisti della riabilitazione (logopedisti...). L'insegnante di sostegno spesso è un isolato (o non integrato) del gruppo docente che lo vede come colui che toglie il problema a "loro". Sarò impopolare però sarebbe opportuno eliminare tutta questa attenzione sulla disabilità per focalizzarsi sui reali bisogni di ciascun alunno senza etichettare quello H come più bisognoso. I nostri ragazzi a scuola sono tutti bisognosi di educazione, di amore alla vita, alla conoscenza, alla totalità dell'essere. L'alunno H sono tutti! Senza parlare dello spreco di risorse di denaro e di tempo.