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IL CASO/ Quella paura di sbagliare che ha ammazzato Daniel

Uno dei cartelli dei familiari di Daniel Busetti (Foto Ansa)Uno dei cartelli dei familiari di Daniel Busetti (Foto Ansa)

E invece è suo padre, sono gli amici che lanciano appelli, che pregano le forze dell’ordine di essere caute, attente, riempiono i boschi di manifesti, per tranquillizzarlo, per dirgli: dai, non è successo niente, ti aspettiamo. Perché sì, la macchina è un rottame, ma noi abbiamo ringraziato Dio che sei vivo, anche il tuo amico ha solo dei graffi, qualche livido, insomma, di quelli che ti ricordano la prossima volta che non devi più fare sciocchezze. Forse è andata così. E Daniel si è raggomitolato, ha aspettato che il freddo portasse la nebbia e il nulla nei suoi pensieri, solo. Come doveva aver sempre vissuto.

 

Eppure credo che Daniel non volesse uccidersi, non volesse morire: spero che al contrario abbia pensato di passare la notte, e poi, il mattino, avrebbe trovato la strada, avrebbe chiesto, parlato, spiegato. Il mattino, perché in quella notte nera proprio non aveva più forze. C’era la voce amica dell’acqua di quel torrente, e lui era tanto stanco, aveva sonno, solo un attimo per riposarsi, domani, poi. Come Renzo Tramaglino quando cerca il confine della salvezza, spera San Marco, e passa la notte tra i fantasmi, aspetta l’alba che rischiari il cammino.


COMMENTI
04/03/2011 - E gli manca un senso per vivere (Antonio Servadio)

Articolo poetico. La frase finale "E gli manca un senso per vivere" mi pare che insinui qualcosa di ingiurioso nei confronti di questo giovane, che invece merita rispetto e pietà. Quella frase, buttata lì in quel modo, suggerisce che egli non avesse un "senso per vivere". Mancano le argomentazioni - trovo solo suggestioni. A me pare il contrario, che avesse dei valori e quindi un senso - altrimenti non avrebbe sofferto. Purtroppo è intervenuta un qualche tipo di fragilità troppo acuta, una esasperazione emotiva, qualche carenza che non gli ha permesso di fare i conti con la situazione, di affrontarla. Si potrebbe arguire in vari modi. Non lo conosciamo a sufficienza, ne' il giornalista porta elementi utili per capire meglio. Ma come si possa saltare da ciò a concludere che "manca un senso per vivere" non lo capisco, sinceramente. Avrei forse intuito il senso di questa affermazione se l'articolo fosse riferito a coloro che, giovani o vecchi, dopo aver commesso crimini o guai enormi, non si sentono tormentati da dubbi e non provano sensi di colpa. Spero proprio di aver male interpretato l'intero articolo.