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IL CASO/ Quella paura di sbagliare che ha ammazzato Daniel

Uno dei cartelli dei familiari di Daniel Busetti (Foto Ansa)Uno dei cartelli dei familiari di Daniel Busetti (Foto Ansa)

Daniel se n’è andato così, e so che questo, nello strazio del cuore, è conforto per i suoi genitori. Non voleva morire. Penso a quel che avranno provato, in questi giorni affannati e d’angoscia. Perché ha paura di noi? Vedi, è colpa tua, gli urli sempre dietro. No invece, sei tu che gli metti l’ansia, è troppo immaturo, l’hai tenuto nella bambagia… In fondo, che sappiamo di Daniel? Che sappiamo dei nostri figli? Ci siamo preoccupati che trovasse un lavoro, siamo gente semplice, ce n’era bisogno, e poi è pieno di sbandati, con un lavoro si cresce, si diventa grandi. Abbiamo pensato alle cattive amicizie, alla droga, si sa, i ragazzi di oggi.

 

Non sapevamo quanto avesse paura. Quanto fosse solo. Non sapevamo che non aveva preso la tempra solida di noi di campagna, e se ne vergognava, si sentiva in colpa per darci dei fastidi. Si struggeva per quel sangue sul sedile accanto a lui, così timido, così docile, che voleva solo divertirsi, una sera. Che sappiamo dei nostri figli. Quando li salutiamo la mattina, e dovremmo pregare ogni attimo di vederli tornare. Quando esigiamo da loro che siano almeno un po’ come noi. Quando pensiamo che hanno tutto, in fondo, un po’di soldi, la salute, qualche amico. E gli manca un senso per vivere.

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COMMENTI
04/03/2011 - E gli manca un senso per vivere (Antonio Servadio)

Articolo poetico. La frase finale "E gli manca un senso per vivere" mi pare che insinui qualcosa di ingiurioso nei confronti di questo giovane, che invece merita rispetto e pietà. Quella frase, buttata lì in quel modo, suggerisce che egli non avesse un "senso per vivere". Mancano le argomentazioni - trovo solo suggestioni. A me pare il contrario, che avesse dei valori e quindi un senso - altrimenti non avrebbe sofferto. Purtroppo è intervenuta un qualche tipo di fragilità troppo acuta, una esasperazione emotiva, qualche carenza che non gli ha permesso di fare i conti con la situazione, di affrontarla. Si potrebbe arguire in vari modi. Non lo conosciamo a sufficienza, ne' il giornalista porta elementi utili per capire meglio. Ma come si possa saltare da ciò a concludere che "manca un senso per vivere" non lo capisco, sinceramente. Avrei forse intuito il senso di questa affermazione se l'articolo fosse riferito a coloro che, giovani o vecchi, dopo aver commesso crimini o guai enormi, non si sentono tormentati da dubbi e non provano sensi di colpa. Spero proprio di aver male interpretato l'intero articolo.