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CAOS ROM/ 2. Quando l’occupazione delle chiese trasforma una ragione in torto

Dopo la protesta della comunità di Sant'Egidio in cerca di una soluzione alternativa agli sgomberi dei campi abusivi, i rom occupano la Basilica di San Paolo. Il racconto di MONICA MONDO

Nel pomeriggio i rom hanno occupato la Basilica di San Paolo Nel pomeriggio i rom hanno occupato la Basilica di San Paolo

Contrordine, compagni, anzi amici. Solo ieri su questo giornale avevamo detto che una grande città, una Capitale, avrebbe dovuto trovare i modi, i metodi per dare una sistemazione degna e umana a gruppi di famiglie rom sgombrate da campi peraltro indecorosi e pericolosi.  Non si devono smembrare le famiglie, concordavamo con Sant’Egidio, che ha alzato la voce, ma con buon diritto, conoscendo e lavorando con le famiglie rom da tanto tempo. Tanto più che Roma è tappezzata da manifesti del Comune di dubbio gusto con quella frase scherzosa del Papa “Damose da fa, semo romani”. C’erano mille citazioni migliori. Poi oggi, Venerdì Santo, l’occupazione della basilica di San Paolo fuori le Mura, dove si venera la tomba dell’Apostolo, da parte di un centinaio di Rom che chiedono di essere ascoltati e aiutati dalla Chiesa, visto che l’amministrazione comunale li caccia  e li tratta come cani. Che dire, come non penare e solidarizzare con loro. Invece no. No, perché non è usuale che comunità di zingari “occupino” platealmente. Non l’hanno mai fatto. Tanto più di venerdì Santo, dato che,  con sincerità o tradizionale aderenza superstiziosa, mostrano di appartenere alla Chiesa, e le processioni in onore della loro santa patrona, Santa Marta, nel sud della Francia,  esprimono ogni anno la devozione di un popolo cristiano. Tutto cambia, è vero, ma certi usi sono duri a morire. Piuttosto, indoviniamo chi li ha mossi, incitati  ad un gesto clamoroso, guarda caso in giorni importanti per la diocesi, per la Chiesa tutta. Guarda caso a una settimana dalla beatificazione di Giovanni Paolo II. C’è un documento interessante delle comunità di base, di San Paolo che mette la firma a tante sciocchezze scritte e a tanta esagitata indignazione. Ce le eravamo perse, le comunità di base, credevamo fossero sparite nei recessi fumosi degli anni 70. Eccoli qui, belli pronti, i paladini della morale e della libertà, a spingere i rom ad okkupare, così come i centri sociali okkupano case e palazzi. Per farsi un po’ di nome, appannato dal tempo, e dire innanzitutto a telecamere e giornali che questa beatificazione non s’ha da fare, o meglio, innanzitutto chi l’ha detto che è santo, questo Papa polacco conservatore e retrivo sul sacerdozio femminile, sul matrimonio dei preti, sugli anticoncezionali ecc. ecc. E secondo, è un oltraggio alla festa dei lavoratori, pensare di riempire piazza San Pietro la mattina del 1 maggio!