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IL CASO/ Chi può spiegare il sacrificio di Elena e il perdono di sua madre?

La storia della piccola Elena, afferma MONICA MONDO non sia occasione solo per puntare il dito contro suo padre, ma per renderci conto dei doni che perdiamo nella nostra vita di corsa

Foto: Ansa Foto: Ansa

La piccola Elena non voleva mai andare all’asilo. Si attaccava ogni mattina alle gonne di mamma, faceva a papà gli occhi dolci – un’attrice provetta – come tutti i bambini. Poi invece stava benissimo, giocava con la terra, faceva le smorfie agli altri bambini, mangiava di gusto. Solo che lasciare la mamma, così indaffarata, così distratta, ultimamente, le pesava un po’. Si dice che i bambini piccoli non capiscono, e invece capiva benissimo, Elena, che stava capitando qualcosa di nuovo, di strano, alla sua mamma. Anche papà era più stanco e svagato, il suo papà, che la faceva saltare in aria quando tornava a casa la sera. Ecco, quella mattina all’asilo al solito non ci voleva andare. Poi s’era accucciata sul seggiolino posteriore (ma perché li mettono sul seggiolino posteriore, i bambini? Così non li si può vedere bene? Sarà anche pericoloso quello davanti, ma fate loro un’air bag di piume, inventate un modo). Il pollice in bocca, fingeva zitta zitta di recarsi al martirio, e faceva l’offesa.
Papà era di corsa, come sempre, aveva il bavero della giacca rivoltato, non si era neanche pettinato, e una telefonata sul cellulare, poi un’altra. La mamma non aveva dormito un granchè, anche quella notte, stamattina piangeva. Il lavoro non parliamone, complicato, deludente, intenso, un periodaccio, poi l’influenza, quella inaspettata, che ti butta giù, perché non ti puoi curare, non c’è tempo. Papà non la guardava come sempre facendole l’occhiolino nello specchietto retrovisore. Elena si addormenta. Quando si sveglia fa caldo, un caldo insopportabile, è sola. Papà dov’è? Papà. Quante volte l’avrà chiamato, prima di addormentarsi di nuovo, sfinita, sudata, con le orecchie che ronzano e la gola secca, amoroso giglio, sempre più rossa in viso. 
Non ce l’ha fatta, Elena. E non sappiamo se ce la farà quel papà, straziato da una colpa che poteva e doveva essere leggera. Una distrazione, una sbadataggine. Lo criminalizziamo, ci scandalizziamo. Eppure  dovremmo domandarci perché. Perché, se un uomo è sano, e non ha problemi di perdita di memorie, o stati depressivi non diagnosticati, non ci si dimentica in macchina per cinque ore la propria figlia di 22 mesi. Non è possibile, non è umano.


COMMENTI
01/06/2011 - poteva capitare a me (Nerella Buggio)

Quando capitano questi casi, queste sbadataggini che costano la vita ai figli, è semplice puntare il dito, dire che una mamma, un papà non si dimentica mai di suo figlio. E' forse anche rassicurante, quasi a dire: - a me non sarebe capiatato -. Invece io tremo, perchè so che poteva capitare a me, che molti anni fa, tre figli piccoli, un grande sonno arretrato, un lavoro al quale non potevo rinunciare, una mattina ho accompagnato i due più grandicelli all'asilo, e poi mi sono precipitata in ufficio, dimenticandomi che la terza piccola peste quella mattina s'era assopita nel seggiolino. Sono entrata nel parcheggio dell'azienda e lo sguardo mi è caduto su quel piccino che dormiva beatamente, non ho nemmeno parcheggiato, ho fatto il giro del cortile e sono andata di corsa dalla balia a cui tutte le mattine portavo il bimbo. Ci abbiamo riso sopra "figlia mia tu sei troppo stanca" mi disse. Ci abbiamo riso su, perchè è andata bene, perchè siamo qui a raccontarlo, ma io non mi sento migliore di quei padri e di quelle madri a cui è stato riservato quel grande dolore. Credo che sia stata riservato loro uno deipiù grandi dolori del mondo, quello di essere sopravissuti ai propri figli e di esserne la causa della morte, ma credo che solo la fede che ci da la certezza che ogni dolore non è fine a se stesso potrà aiutarli a vivere e a essere ancora genitori. Perchè quando si è generato un figlio, non si smette mai d'essere geniotori, nemmeno quando un figlio non c'è più.

 
25/05/2011 - Grazie. (Antonella Colombo)

Grazie. Davvero. Anch'io sono d'accordo, sia con l'articolo che con chi ha commentato. Giusto un attimo fa leggevo sul sito del Corriere un'altra notizia di un bimbo lasciato in auto, che sta benissimo, del resto. I genitori dicono di essere entrati nel negozio per un acquisto veloce, ma intanto gli altri clienti hanno rotto il vetro e chiamato i carabinieri (mica hanno chiesto "di chi é quell'auto, scusate?")... é scattata la denuncia, anche perché, scusate se lo dico, i genitori sono egiziani. Forse sono cattiva, ma se fossero stati italiani forse la denuncia non sarebbe scattata. Lo dico solo perché mi addolora vedere come tante volte si ha il bisogno di accusare gli altri, di scandalizzarci subito, non so perché, forse per non dover guardarci in faccia... Una volta, quando facevo l'educatrice, abbiamo portato le nostre ragazze - con ritardo mentale - a Gardaland. Una si é allontanata mentre scattavamo la foto al gruppo, io e le mie colleghe ce ne siamo accorte all'istante, nel giro di 10 minuti l'abbiamo trovata. E i guardiani volevano denunciarci per abbandono. Li ho insultati (beh, anch'io ero agitata, no?). Forse dovremmo invece guardare in faccia questo nostro bisogno di scandalo, e chiederci da dove viene... forse é perché non abbiamo il coraggio di ammettere di aver tutti bisogno di questa misericordia, e che questa misericordia esiste, é lí per tutti.

 
24/05/2011 - Solo la misericordia ci salva (Marco Claudio Di Buono)

Quel che è accaduto è terribile, non ci sono parole che possano lenire il dolore di quel papà e di quella mamma. Per non parlare del rimorso, del senso di colpa, penso che io impazzirei. Perché quando accadono cose così, prima ci scandalizziamo e indigniamo, pensiamo com'è possibile che ci si dimentichi di una figlia. Ma come dice il salmo "Chi crede di stare in piedi guardi di non cadere", potrebbe capitare a chiunque. Quando il lavoro e gli impegni quotidiani sono cosi stressanti che bisogna sempre correre, quando le responsabilità di schiacciano. Questo padre ha fatto un errore terribile e di fronte al suo dolore e a quello della madre non ci sono parole che possano consolarlo...o forse si, c'è stato un uomo che di fronte ad una madre che piangeva suo figlio morto ha detto "donna non piangere", non era solo un uomo, era Dio, era Gesù. Che per la donna adultera disse chi è senza peccato scagli la prima pietra. Egli dal male può far nascere un fiore di speranza: ne sono nati tre, i tre bimbi che vivono grazie al sacrificio di Elena.

 
24/05/2011 - Cristo risorto lo spiega (claudia mazzola)

Alla domanda si può essere ancora felici dopo una tragedia così? Rispondo: sì. Io ho perso un bimbo in un aborto spontaneo e poi non ne ho più avuti. Mi ha riacciuffato Gesù cristo, tirandomi per i capelli, attraverso un caro amico che mi ha condotto a don Giussani.

 
24/05/2011 - articolo (Renata Franzolini)

Cara Monica Mondo,bellissimo articolo. Scritto col cuore, ma con il cuore cristiano; pieno di amore di Dio e senza giudizi. L' amore veramente salva e testimonia che Dio è misericordia. Ma allora c' è qualche giornalista che ha un cuore misericordioso! Grazie, ne avevamo proprio bisogno! Renata Franzolini

 
24/05/2011 - Grazie!! (stefania canepa)

Voglio ringraziare il giudizio che viene dato da qs articolo, xè di primo acchito anche io mi sono "scandalizzata" di questo fatto, mi sono detta "non è possibile!"...ma poi, stando in una compagnia che ti aiuta ad avere un giudizio più grande sulle cose e NON essendo mai sola,mi sono accorta della grazia che ho ad avere sempre qualcuno che mi richiama ai "perchè" delle cose. Tutto è possibile in qs "corsa" alla vita...ma tutto ha un senso, anche il dolore più lancinante della perdita di un figlio, xè LUI ci ha amati e ci ama ed ha sconfitto per noi il male. Grazie ancora!!