BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SOCIAL NETWORK/ Facebook o face to face? Il rischio è di essere “catturati” nella Rete

Pubblicazione:

facetoface_sagomeR375_26nov08.jpg

È solo di giorni fa l’ennesimo articolo che riguarda il social network FACEBOOK, l’ultima nata di queste piazze virtuali dove giovani e meno giovani si ‘incontrano’da ogni parte del mondo. Sempre più spesso questi ‘non luoghi’ diventano veicolo di propagazione di messaggi e iniziative a sfondo razzista o che inneggiano a comportamenti trasgressivi (uso di sostanze e altro). Slogan, frasi, messaggi che un tempo venivano incisi sui muri o scritti a pennarello nei bagni dei luoghi pubblici ora vengono pubblicati su forum e gruppi virtuali raggiungibili così da più persone, molte volte anche giovanissimi che vi aderiscono in modo automatico e acritico.

Da dove viene questa irrefrenabile voglia di aggregazione che le nuove generazioni ricercano in modo così maniacale, ma che riversano in questa rete formata da lettere e colori virtuali.

Quali stimoli e risposte rincorrono in questi paradisi artificiali? Come coniugare questo fenomeno all’estrema solitudine e difficoltà di fare gruppo che osserviamo oggi nei ragazzi che ogni giorno incontriamo?

 

Da una parte questi “contenitori di contatti” si riempiono sempre di più (pensiamo al boom avvenuto in agosto tramite il semplice passaparola) e dall’altra i classici luoghi di aggregazione giovanile sembrano sempre più vuoti e desolati. Sembra un paradosso, immaginiamo una via delle nostre città e in ogni casa giovani che ricercano amicizie e ascolto racchiusi nella loro stanza da soli… quando basterebbe aprire quella porta e, andando incontro all’altro, mettersi in gioco in prima persona.

Entrare in chat, scrivere e comunicare velocemente grazie ad Internet, ad un amico, ad uno sconosciuto, un problema, un dubbio, un'emozione forte, un dolore è qualcosa che i giovani hanno imparato a fare e ormai fa sempre più parte del loro quotidiano. Ma chi di loro sarebbe oggi capace di fare le stesse cose guardando in faccia il proprio interlocutore, avere la forza di parlare, piangere, arrossire davanti ad una persona e non dietro ad uno schermo. Per i più giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, il rischio è che l'abuso della rete per comunicare crei confusione nella distinzione tra "reale" e "virtuale" (soprattutto nella costruzione di un’identità personale). Il rischio di investire in modo così esclusivo nel virtuale porta a dimenticare e non allenare quelle capacità relazionali indispensabili specialmente nel periodo della crescita a formare una propria identità aperta al mondo, a nuovi incontri, a mettersi in gioco come individui affrontando anche le proprie debolezze e difficoltà senza nascondersi dentro false identità virtuali.

 

Ma quali pericoli nasconde tutto questo? Questi ragazzi (si parla addirittura del 73% dei giovani tra i 12 e i 18 anni) alla ricerca di compensare le proprie difficoltà relazionali reali, alla ricerca disperata di amicizie e relazioni sentimentali sono le prede più facili e appetibili per malintenzionati che, creandosi alter ego ad hoc, riescono a catturarne le attenzioni e conquistarne la fiducia in breve tempo sfruttando l’anonimato che il virtuale garantisce.

 

Recentemente è stato creato dal Cnr il “Virtual Parent” un software particolare che permette ai genitori di controllare i movimenti dei propri figli sulla rete, conoscere chi li contatta e vedere file e foto inviate o ricevute. È essenziale che i familiari siano consapevoli dell’esistenza di questi pericolo, come degli altri rischi della vita 'reale', attenti e vigilanti rispetto ai comportamenti dei loro figli e pronti a riconoscere le avvisaglie del disagio. Questo è quello per cui la società oggi deve lottare, riscoprire l’importanza e la fatica delle relazioni vere di tutti i giorni, aiutare i giovani a creare spazi di incontro dove possano insieme affrontare le problematiche e le fatiche della crescita senza doversi nascondere dietro uno schermo, ma potendo farsi conoscere per come sono con le loro fatiche ma anche le loro grandi potenzialità.

 

(Simone Feder,  Coordinatore Area Adulti Dipendenze Comunità Casa del Giovane di Pavia)



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
27/11/2008 - CI RISIAMO CON LA MORALE (Robert Kotler)

Mi spiace ma trovo la posizione esposta nell'articolo e nel primo commento il manifesto dell'ipocrisia di quest'epoca. Si punta regolarmente il dito su internet e sugli strumenti di socializzazione, incontro e confronto che esso offre esattamente come si faceva, andando a ritroso nel tempo, con il cellulare, la televisione, la radio, la stampa, sino ai tempi in cui saper leggere e scrivere era un privilegio, uno strumento solo per coloro che dovevano detenere il potere. Certo, se il nostro rapporto con la realtà si atrofizza e si limita solo ad internet il problema c'è, ma non è lo strumento che porta in se la colpa originale. Le nuove generazioni, definite apatiche, insensibili, disinteressate, svogliate, ignoranti, sfiduciate, egoiste eccetera eccetera, soffrono di un male che affonda nella mentalità comune generata proprio dalla generazione che li critica e, paradossalmente, ha il compito di educarli. Una sola parola: vecchiaia. Non è di vecchiaia anagrafica che parlo. Mi riferisco invece all'arretratezza del pensiero borghese, autoconservativo anche in un momento che vede il paese andare in mille pezzi. Parlo ad esempio dei baroni delle università, che se ne fregano del fatto che l'Italia è ultima in tutto e se ne vanno in giro tronfi e saccenti. Parlo dei manager che non rischiano e speculano sulla pelle dei piccoli. Parlo di quanti, invece di cercare di capire per poi fare, si limitano a parlare e scrivere. I giovani vanno su Facebook perché li non ci siete voi.

 
27/11/2008 - il pericolo virtuale (silvia colombo)

Sono d'accordissimo e la ringrazio per l'articolo. In pochi si rendono conto di come sia pericoloso l'utilizzo di face book ( e di altre cose anloghe) non innanzi tutto perchè si può chattare con degli sconosciuti,con tutti i rischi che questo può comportare, ma perchè sostitusce la vita vera a quella virtule. I rapporti che i ragazzi hanno nella rete, anche tra compagni di scuola, non corrispondono mai o raramente a quelli che hanno nella realtà: si parlano e sono "amici" su face book ma nei corridoi non si salutano, si prendono e si lasciano con degli sms, scivendosi t.v.b. o è finita, e non sono capaci di andare a mangiare un gelato insieme e di gurdarsi negli occhi. Il pericolo gravissimo è quello della mancanza dei rapporti personali e quindi di un implicazione reale con la realtà. Il mondo virtuale rischia sempre di più di sostiuire quello reale anche nel quotidiano, creando una generazione di persone anaffettive e incapaci di vivere veramente. Ma quello che mi chiedo è: perchè face book è così largamente usato anche dai quarantenni? Io conosco tantissimi professionisti affermati, padri di famiglia che alla sera o in un momento di pausa(invece di fumarsi la classica sigaretta o bere un caffè) vanno su face book. Probabilmente i ragazzi vivono il vuoto affettivo, la solitudine e la mancanza di coscienza dei loro genitori