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COMPUTER/ Quelli del futuro saranno ottici o chimici con chip raffreddati ad acqua

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Secondo la legge di Moore, il numero di transistor in un chip raddoppia ogni 18 mesi e di pari passo vanno le prestazioni dei computer. Questa equazione sta però per raggiungere i suoi limiti, poiché non si riuscirà più a fabbricare transistor così piccoli da inserirne abbastanza. Anche se con il nuovo microchip raffreddato ad acqua inventato dall'Ibm si prolungherà la vita dei processori tradizionali, quelli fatti di silicio, destinati a sparire già nel giro di un paio di decenni.

Il raffreddamento ad acqua - I ricercatori del centro Ibm di Zurigo hannodotato i processori di minuscoli capillari fra strato e strato, del diametro di 50 milllesimi di millimetro, in cui viene fatta passare dell'acqua. I sistemi tradizionali di raffreddamento non funzionano, secondo Thomas Brunshwiler, uno degli ideatori, così invece si riesce a raffreddare il chip strato per strato.
I laboratori di tutto il mondo, intanto, si stanno muovendo per sostiuire il fortunato materiale che ha reso celebre la Silicon Valley.

Microchip ottici - Saranno i primi ad entrare sul mercato, e qualche applicazione minore già esiste. Invece di muovere le informazioni all'interno di un chip con gli elettroni, si possono utilizzare i fotoni, cioé pacchetti di luce che hanno il vantaggio di essere più veloci e di non dissipare calore. Nel modello più semplice di chip ottici sono ancora gli elettroni a fare i calcoli, mentre i fotoni trasmettono solo i risultati, ma c'é chi sta pensando a computer basati soltanto sulla luce. Le singole parti del chip ottico sono già state realizzate da diversi laboratori (Nasa e Ibm), ma questa tecnologia è molto più costosa di quella al silicone.

Microchip chimici - I computer chimici possono sfruttare diverse caratteristiche di composti per trasmettere le informazioni. Sono allo studio molecole che cambiano forma se sottoposte a stimoli particolari, oppure calcolatori che utilizzano reazioni tipiche delle cellule viventi. All'estremo di questa categoria ci sono i computer a Dna realizzati da Ehud Shapiro del Weitzmann institute, in Israele, dei sistemi biologici in grado di riconoscere cellule tumorali e rilasciare farmaci.

Microchip magnetici e a Dna - C'é chi sta pensando di sfruttare altre caratteristiche degli atomi, invece degli elettroni che dissipano molta energia: si progettano i cosiddetti computer “quantici”, in cui si utilizzano atomi intrappolati che variano il loro stato energetico, o quelli a spin, che utilizzano una particolare proprietà magnetica delle particelle. Questo modo di elaborare le informazioni permetterebbe di effettuare molti più calcoli nella stessa unità di tempo. Un primo computer quantico funzionante è stato annunciato lo scorso anno dalla Canadese D-Wave.

(Foto: Imagoeconomica)


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