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PRIVACY & WEB/ Pizzetti: You Tube e social network mettono a rischio l'accesso al lavoro dei giovani

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Intercettazioni italiane ritenute « un’anomalia» , protezione dei dati personali attraverso una semplificazione dei simboli grafici, rispetto del diritto di cronaca, ma senza eccessi. Sono le parole d’ordine che Francesco Pizzetti, garante per la privacy, ha espresso durante l’audizione annuale a Montecitorio, alla presenza del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Una presa di posizione in favore del ddl sulle intercettazioni che non lascia adito a repliche (« incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione che l’articolo 15 della nostra Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell’autorità giudiziaria» Una relazione dettagliata che, forse per la prima volta nella storia, affronta anche il problema della rete. «Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi social network quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallword, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete – dice Pizzetti - Un fenomeno che può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza». Peccati mortali, nell’epoca delle tracce digitali. La relazione tiene a mettere in guardia anche dai  rischi sui quali il Garante sente il dovere «di dare al più presto indicazioni chiare, anche per consentire agli utenti un uso più attento e informato, come ad esempio la cosiddetta pubblicità comportamentale che utilizza la nostra navigazione in internet per inviarci pubblicità mirata sulla base dei nostri gusti, interessi e comportamenti. Lo stesso avviene per il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare è in grado di seguire i nostri spostamenti e di offrirci in ogni località i prodotti e i servizi da noi preferiti».
Ma qual è la tipologia dei fruitori di questi nuovi siti internet? Il Garante snocciola i dati, partendo da una ricerca commissionata da AssoComunicazione, che riunisce 179 imprese del settore attive in Italia (quasi il 75 per cento del mercato), secondo la quale sono quasi un milione e mezzo gli italiani che partecipano a comunità di social networking. Si tratta dell’8,9 per cento della popolazione italiana che ha utilizzato almeno una volta internet negli ultimi tre mesi. Analizzando il campione statistico di 2 mila persone, è emerso che nell’ultimo anno 2,9 milioni di italiani, oltre un milioni in più del 2006, sono stati coinvolti in “communities” tra persone che si associano, si iscrivono liberamente per chiacchierare, dare e ricevere informazioni, giudizi o consigli. Chi partecipa al social networking è soprattutto maschio (11 per cento), ha un’età compresa fra 15 e 24 anni (21 per cento dei casi) oppure fra 65 e 74 anni (17 per cento). Abitano prevalentemente nei comuni medio grandi (il 20 per cento nei centri con popolazione compresa fra 100 mila e 250 mila abitanti) dell’Italia centrale e del triveneto. In parallelo con la fruizione degli anziani, il 60 per cento di utenti dei social network sul web ha dichiarato di avere un titolo di studi elementare. Il 14 per cento sono, invece, laureati. Un buon 17 per cento sono studenti o inoccupati, l’11 per cento vive in famiglie con più di 4 componenti. La grande maggioranza (83,4 per cento) di chi frequenta questi luoghi della rete vuole fare conoscenze di nuove persone, il 64,7 per cento (900 mila italiani) lo fa per conoscere nuove persone e ricavarne vantaggi personali. Circa 700 mila (47,9 per cento) dicono anche di utilizzare questi luoghi della rete per scambiarsi e condividere video o immagini con altre persone, 600 mila (40,7 per cento) per approfondire con altri i propri interessi e hobby. In 500 mila (37,6 per cento) frequentano siti come Facebook, Myspace, Linkedyn soprattutto per interessi professionali, per migliorare la propria posizione lavorativa e sociale. Duecentomila (pari al 15 per cento) se ne servono come base per organizzare feste, eventi e incontri mentre in 100 mila (7,1 per cento) per acquistare o vendere prodotti e oggetti. Un mondo molto variegato che per l’Autorità garante è “la frontiera più avanzata, quella sulla quale dobbiamo trovare ogni giorno il giusto punto di equilibrio, difendendo il diritto alla socializzazione, ma ponendo dei paletti sugli eventuali abusi, soprattutto verso minori o cittadini inconsapevoli”.

(Marino Petrelli)

 

(Foto: Imagoeconomica)


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