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iPHONE/ La nuova generazione di telefonini scatena la guerra del software: o si evolve o si muore

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L’arrivo dell’iPhone ha scompaginato i piani di tutti i produttori di apparecchi telefonici, che, se prima si combattevano a suon di innovazioni di vesti grafiche o di applicazioni per giochi, adesso dovranno trovare nuove soluzioni anche dal punto di vista del software. Di questo aspetto, poco si è parlato nei giorni del lancio del nuovo “melafonino”, ma la vera novità sembra essere proprio l’iPhone 2.0, il software di supporto che avrà un impatto fortissimo nel mercato. In aggiunta, vanno citati la nuova release dell’Sdk (Software development kit) e l’App Store, che sta per “application store” e non per “Apple store”. Il 2.0, il sistema operativo derivato dal MacOS X, sarà installato su tutti gli iPhone 3G, ma potrà essere richiesto gratuitamente sui telefoni di prima generazione e sugli iPod Touch, a pagamento di circa dieci euro, che diventeranno così anch’essi vere e proprie piattaforme mobili, anche se privi della connettività cellulare. La grande disponibilità apre la strada a migliaia di sviluppatori per proporre soluzioni software per la nuova piattaforma.
Secondo la Apple, già 250 mila copie dell’Sdk sono state scaricate dal sito internet dedicato, ma poche migliaia quelle certificate dalla stessa casa madre e che dunque potranno distribuire le proprie applicazioni utilizzando l’App store. Il quale sarà un negozio dedicato al software 2.0 accessibile anche attraverso cellulare dove potranno essere acquistate e scaricate le applicazioni per il telefonino Apple. Il prezzo lo decide lo sviluppatore: costeranno da zero ad alcune centinaia di euro. Al momento, solo quattromila hanno superato le rigide selezioni della casa di Cupertino, potendo così vedere pubblicati i loro programmi sul prestigioso sito Apple. Tra questi anche un genovese, Maurizio Zilli (consulente informatico, esperto di networking, accessibilità e soluzioni gestionali condivise via internet, www.pulsante.it) che mesi fa ha creato per iPhone alcuni applicativi, ad oggi scaricati da più di 20 mila persone. Si tratta di “iPhone mailcheck”, che permette di verificare tramite iPhone l’esistenza di un indirizzo email e la sua validità; “iPhone meteosat”, sistema che consente di visualizzare le immagini satellitari da Eumetsat, e “iPhone sync”, per sincronizzare con un solo click i dati di iPhone o ipod sul proprio computer.
Molti analisti sono convinti che App Store sia solo la prima tappa di una strategia che la società californiana ha studiato in modo certosino per dare fastidio a chi il mercato dei telefonini lo domina a livello di piattaforma, e cioè Nokia (con Symbian) e Microsoft (con Windows Mobile) con Research in Motion (Blackberry) a fare da terzo incomodo. La battaglia negli smartphone, questa la convinzione di tanti, si sposterà presto dal lato hardware (il terminale) a quello software (il sistema operativo e le applicazioni che vi girano sopra) e chi saprà meglio cavalcare la sfida di emulare le funzionalità di un pc sul dispositivo mobile sarà indubbiamente in una posizione di grande vantaggio. Il rischio, osservano però alcuni, è che l’estrema proliferazione di programmi creati ad hoc per l’iPhone generi confusione presso gli utenti e rompa gli equilibri in aree (ad esempio il download di musica digitale) dove Apple non ha bisogno del “melafonino” per essere la prima scelta dei consumatori.
Il fronte della sfida con le rivali potrebbe quindi completamente spostarsi verso gli sviluppatori e così facendo Apple deve però rincorrere chi nei telefonini ci lavora da più tempo o da sempre, e cioè Microsoft, Rim, Symbian e anche Palm. Se guardiamo in casa Nokia, la scelta di dare vita a una piattaforma open source, la Symbian Foundation, nata a valle dell’acquisizione degli asset di Symbian, con l’intento di aprire il proprio ecosistema di software e servizi ai partner del progetto (altri produttori di cellulari e componenti, operatori telefonici, provider di servizi e software) è di fatto una risposta forte e chiara all’Open Handset Alliance voluta da Google per poter lanciare i “googlefonini”. E Microsoft, che dispone di un parco di 18 mila applicazioni disponibili per il suo sistema operativo Windows Mobile? La potenza di fuoco che può mettere in campo il colosso di Redmond, che lascia campo aperto agli sviluppatori anche sotto il profilo economico, è indubbiamente fuori portata (oggi) per Apple. Che però ha dalla sua qualcosa che Microsoft ancora non ha, cioè l’interfaccia utente “multi touch” e un browser web avanzato pensato a uso e consumo dei dispositivi mobili.

(Marino Petrelli)



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