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Banco informatico: la tecnologia ai servizio del non profit

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Il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) è un’associazione di volontariato che si occupa di ritirare in donazione apparecchiature informatiche dismesse ma ancora funzionanti, ricondizionarle e destinarle in donazione ad organizzazioni non profit bisognose in Italia e all’estero. L’idea nasce da un gruppo di imprenditori e professionisti che si sono imbattuti, per motivi legati alla loro attività professionale, da un lato in un grande bisogno di tecnologia informatica da parte di enti non profit per svolgere al meglio la loro opera sociale, dall’altro in una notevole disponibilità di materiale ancora funzionante messo in dismissione da varie aziende. Dalla nascita dell’associazione fino ad oggi sono state raccolte quasi 6.000 apparecchiature che sono state destinate a circa 600 organizzazioni attive nei vari settori dell’assistenza, formazione scolastica, supporto al disagio, cura dei disabili, cultura, protezione civile ecc., con l’80% in Italia e il 20% all’estero. Attualmente sono più di 70 i volontari che sostengono gratuitamente l’attività del BITeB. Conferendo i loro pc dismessi al BITeB i donatori hanno una serie di vantaggi: liberano spazio (sempre prezioso) e risparmiano sui costi di smaltimento delle apparecchiature che possono essere ancora utilizzate. Ecco la testimonianza di alcuni interventi svolti.

 

La casa delle bambine -  Il primo progetto che vogliamo raccontare nasce nel Benin, uno dei tantissimi Stati che colorano la carta dell’Africa, ex colonia francese. Situato sulla costa occidentale del continente nero, grande all’incirca un terzo dell’Italia, il Benin è un paese privo di risorse minerarie, fondato prevalentemente sull’agricoltura, in particolare la coltivazione del cotone. La situazione sociopolitica è migliore rispetto ad altri paesi africani: non ci sono conflitti gravi, il governo è democratico e persegue da tempo una politica di sviluppo, cercando di promuovere il turismo. Tuttavia la povertà è ancora molto diffusa.Molte famiglie povere del Benin mandano le loro figlie in città, sotto la tutela di famiglie relativamente benestanti, nella speranza di offrire loro migliori condizioni di vita e un’opportunità di formazione. Purtroppo, nella maggior parte dei casi le donne tutrici sfruttano le bambine come lavoratrici domestiche o venditrici ambulanti, adottando metodi “educativi” basati sulla frusta ( un articolo molto richiesto al mercato…) e trascurando del tutto la loro istruzione.Per combattere questo triste fenomeno le Suore Salesiane hanno cominciato nel 2001 a offrire sostegno alle piccole lavoratrici, creando un centro di prima accoglienza all’interno del mercato di Cotonou e organizzando corsi di alfabetizzazione e formazione professionale. Per affrontare le situazioni più a rischio sono state poi costruite due case di accoglienza a lungo termine, la Casa Laura Vicuna, presso la missione salesiana di Cotonou, e la Casa della Speranza, inaugurata alla fine di marzo, in grado di ospitare complessivamente oltre 200 ragazze. Le Case offrono istruzione primaria, cure mediche e formazione professionale in tre campi: panificazione e pasticceria, saponeria e detergenti, cucina e ristorazione. Ma le piccole ospiti qui possono anche giocare, divertirsi e stringere amicizie, tutte cose prima negate alla maggior parte di loro. In questi anni le Suore hanno reinserito poco meno di 2000 “fillettes” nelle loro famiglie, dando loro una chance concreta di riscatto sociale e umano.Il Banco Informatico ha destinato 20 computer, equipaggiati con sistema operativo Windows 2000 in lingua francese, all’associazione Vides Bega Kwa Bega di Casale Monferrato, che segue da vicino l’attività della Casa Laura Vicuna. Le attrezzature sono state utilizzate sia come supporto didattico nella scuola primaria, sia come strumento di gestione e amministrazione per gli operatori adulti della Casa Laura Vicuna.

 

Soppravvivere all'adolescenza -  Otto computer “al top di gamma” direbbe un’ azienda profit, vale a dire i più performanti che il Banco aveva a disposizione, e quattro stampanti laser, sono da qualche mese al lavoro negli ambulatori de l’Amico Charly, Onlus milanese nata nel 2001 a seguito del suicidio di Charly Colombo, un ragazzo sedicenne. L’Amico Charly è al fianco degli adolescenti in difficoltà, in particolare a rischio di comportamenti auto lesivi o che hanno già tentato il suicidio, delle loro famiglie e dei loro insegnanti. Fiore all’occhiello della Onlus è il Crisis Center, che affronta le emergenze (casi di tentato suicidio o di comportamenti auto lesivi gravi) intervenendo in tempi, ovviamente, rapidissimi. I computer donati dal BITeB servono a supportare l’attività dell’équipe specialistica che collabora con il Crisis Center: psicologi, pedagogisti, educatori professionali, psichiatri. Un’attività di alto livello professionale, che spiega la richiesta di computer usati sì, ma il più possibile potenti, anche per la necessità di gestire importanti archivi di dati.

 

Un pc per "uccidere" la solitudine -  Antonio (nome di fantasia per rispetto della privacy) è un signore anziano che vive in provincia di Agrigento, sulla costa occidentale della Sicilia. E’ istruito, ha la licenza liceale, di mestiere faceva il rappresentante di macchinari per la lavorazione del legno. Purtroppo la sua vecchiaia è rattristata dalla perdita prematura della moglie, colpita dal morbo di Alzheimer prima dei sessant’anni: un’età in cui questa terribile malattia si manifesta con una violenza devastante, azzerando nel giro di qualche anno tutto il patrimonio cognitivo e relazionale della persona. Una prova davvero durissima per Antonio, che l’ha affrontata da solo perché non poteva permettersi un aiuto. Rimasto vedovo, è stato costretto per alcuni mesi a letto per un problema alle gambe. Ha avuto però la forza di reagire, e ha pensato al computer come un mezzo utile a vincere la malinconia, ad esempio scrivendo un diario, oppure viaggiando per la Rete in cerca di argomenti interessanti, magari sulla storia della sua Sicilia.Antonio non ha mezzi economici, viene a sapere del Banco su Famiglia Cristiana e scrive una lettera chiedendo un portatile, per poterlo utilizzare anche dal letto. E’ un privato cittadino, dunque ufficialmente sarebbe escluso dalla donazione, riservata ad associazioni non profit. Ma c’è una norma che permette alle Onlus di vendere piccole quantità di prodotti, come forma di fund raising: detto, fatto, il notebook viene preparato e spedito in Sicilia.Tre giorni dopo arriva la lettera di ringraziamento di Antonio: manoscritta, forse sarà l’ultima prima di passare a Word. A ottant’anni, scoprirà un mondo tutto nuovo. Nel 2005 l’idea del Banco si allarga, e nasce la Divisione Biomedica, dedicata agli scambi di tecnologia sanitaria tra gli ospedali italiani e quelli di Paesi in via di sviluppo. Si tratta di raccogliere le richieste che provengono da situazioni bisognose, cercare nelle strutture ospedaliere italiane le adeguate attrezzature dismesse ancora utilizzabili, valutare il loro stato di funzionamento ed occuparsi di eventuali interventi di manutenzione. Il tutto tramite il lavoro volontario di persone dotate della necessaria competenza tecnica. In breve tempo si portano a termine 12 progetti grazie ai quali vengono trasferite in Uganda, Paraguay, Libano, Palestina (solo per citarne alcuni) apparecchiature biomedicali dismesse dagli ospedali italiani.

 

Ecco il breve racconto di uno degli interventi completati. Autunno 2007. Riceviamo da Asunciòn, Paraguay, la richiesta accorata da parte del Primario di un reparto di senologia: deve trattare i tumori al seno, ma non ha a disposizione neanche un mammografo. Con la collaborazione e lo sprone di Medicina e Persona, associazione di operatori sanitari che desiderano avere attenzione per i bisogni che incontrano svolgendo la loro attività professionale, ci mettiamo alla ricerca di macchinari usati, ancora funzionanti, per rispondere all’esigenza segnalata. Finalmente troviamo un ospedale pubblico e un ospedale privato che stanno dismettendo (quasi contemporaneamente!) un mammografo ciascuno, leggermente datati per l’Italia, ma perfettamente funzionanti ed adatti alla realtà sudamericana. Parte così la macchina organizzatrice del BITeB: smontaggio conservativo, imballaggio, predisposizione alla spedizione, ma soprattutto il difficile reperimento delle sviluppatrici di lastre mammografiche, senza le quali l’utilizzo di un mammografo è pressoché inutile. Il Primario di Asunciòn, apprendendo dei lavori in corso da parte del BITeB, ci risponde incredulo: ”Per noi, un mamografo e un salto quantico, significa arrivare nel secolo XX, perche adesso siamo nel secolo XIX.” Progetti importanti che hanno bisogno di essere sostenuti anche economicamente.

Al Meeting la raccolta dei cellulari - Quest’anno il BITeB sarà presente con un suo stand al Meeting di Rimini dal 24 al 30 agosto con una nuova iniziativa solidale di grande impatto: la raccolta di cellulari usati. Consegnando allo stand o nei contenitori che saranno presenti all’entrata e nei padiglioni della fiera riminese il proprio cellulare (anche non funzionante) il Banco riceverà, da un’azienda belga leader in Europa nel recupero dei telefonini dismessi, un contributo economico per ogni pezzo raccolto. Tale raccolta proseguirà in modo sistematico anche dopo il Meeting attraverso la modalità della spedizione. Basta registrarsi su www.biteb.org per ricevere la busta preaffrancata in cui inserire l’apparecchio e spedirla tramite cassetta postale.

 

(Ida Cappiello, ufficio stampa del Banco Informatico Tecnologico e Biomedico)



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