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ICT/ Alle frontiere della tecnologia: l'interazione uomo-macchina

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L’appuntamento è per gli addetti ai lavori ma gli argomenti e i problemi affrontati sono di quelli destinati ad avere un profondo impatto sulla nostra realtà quotidiana. Al 20° World Computer Congress (WCC) che si svolgerà dal 7 al 10 settembre prossimi al Centro Congressi della Fiera di Milano, studiosi e manager di 60 paesi faranno il punto sulle prospettive e le implicazioni delle tecnologie digitali nella ricerca, nel business, nel lavoro, nello sport e nella vita di tutti giorni.

Il WCC è l’evento più importante per la comunità scientifica internazionale dell’Information and Communication Technology (ICT): è promosso da IFIP (la Federazione internazionale delle associazioni e delle comunità dell’informatica, rappresentata in Italia da AICA) ed è ospitato per la prima volta in Italia., con il patrocinio di istituzioni italiane ed europee, la partnership di Telecom Italia e il sostegno delle aziende del settore.

Il programma annunciato è ricchissimo: oltre a momenti di confronto sui temi generali che animano lo “scenario digitale”, ci saranno 13 sessioni scientifiche sui temi di punta, come la sicurezza, l’intelligenza artificiale, l’informatica per il gioco e l’apprendimento, le nuove architetture dei sistemi, l’interazione uomo-macchina, il knowledge management; mentre 16 sessioni tematiche (cross industry) indicheranno le sinergie tra istituzioni, mondo scientifico e imprese nell’uso delle tecnologie ICT in ambiti come la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell’ambiente, la pratica dello sport, lo sviluppo del turismo e l’evoluzione del sistema della moda.

Di sicuro richiamo per il grande pubblico è la sessione dedicata alle nuove frontiere dell’interazione uomo-macchina (HCI, Human Computer Interaction), dove alcuni tra i massimi esperti in materia descriveranno cosa sta cambiando con la messa punto di nuovi modelli di interfacciamento, frutto del convergere della ricerca accademica con le esperienze industriali. Uno dei protagonisti più attesi per questo confronto è Luca Chittaro, docente al Dipartimento di Matematica e Informatica all’Università di Udine e direttore del laboratorio di Interazione Uomo-Macchina (HCI Lab), dedicato all'ideazione e sperimentazione di nuovi modi di interagire con strumenti tecnologici. L’abbiamo incontrato pochi giorni prima del congresso.

 

Professor Chittaro, quali sono i principali problemi che l'HCI può risolvere?

 

La Human-Computer Interaction e più in generale la disciplina dell'Interazione Uomo-Macchina studia le persone in relazione alla tecnologia (e la tecnologia in relazione alle persone, dato che i due mondi si influenzano a vicenda), al fine di rendere qualsiasi strumento tecnologico (dal telefonino all'automobile, dalla lavatrice al computer, dall'aeroplano al sito Web...) più semplice, piacevole, intuitivo, produttivo, affidabile e sicuro da usare.

 

Quali sono le tecnologie HCI più promettenti e che potrebbero trovare più rapida diffusione?

 

In HCI ci sono centinaia di tecnologie attualmente allo stato di sperimentazione, che rivoluzioneranno il modo in cui interagiremo con le macchine in futuro. Per brevità, cito solo le prime che mi vengono in mente. Come i display multi-touch di larghe dimensioni, che trasformano un tavolo o una parete in un oggetto interattivo su cui le nostre mani scorrono per interagire con gesti più naturali di quelli a cui ci costringono le tastiere e i mouse. Oppure gli androidi e le ginoidi (questi sono robot antropomorfi di sembianze femminili, che hanno raggiunto un impressionante livello di realismo), che faciliteranno la relazione fra utente e macchina grazie alle loro forme e a modalità di comunicazione più simili alle nostre rispetto a quanto siamo abituati a vedere nei dispositivi tecnologici tradizionali; al punto che ci si chiede se la relazione fra umani e umanoidi si spingerà fino al punto di considerare anche il livello emotivo o affettivo. O ancora, le interfacce che rilevano l'encefalogramma dell'utente, per ricevere comandi in base a ciò che l'utente pensa; o quelle che misurano parametri fisiologici per capire in che stato emotivo si trova l'utente e adattare a quello stato emotivo le proprie modalità di comunicazione e le funzionalità offerte.

 

Ci può descrivere un progetto sviluppato dal suo laboratorio che considera emblematico delle nuove tendenze?

 

Il nostro laboratorio HCI Lab porta avanti decine di progetti volti sia a migliorare il modo in cui interagiamo con i dispositivi tecnologici, sia nuove applicazioni che permettano a tali macchine di fornirci servizi che non erano mai stati disponibili prima. Nel nostro sito (http://hcilab.uniud.it/index_it.html) è possibile vedere dei video che danno l’idea di alcune nostre realizzazioni recenti.

Nel maggio scorso ad esempio, al simposio Mobile Response a Bonn, abbiamo presentato un sistema mobile che assiste l’utente nell’evacuazione di edifici. Il sistema fornisce istruzioni di evacuazione attraverso rappresentazioni tridimensionali dell’edificio e determina la posizione dell’utente all’interno dell’edificio utilizzando la tecnologia a radiofrequenza (RFID) attiva.

Un’altra realizzazione è la riproduzione in realtà virtuale di eventi ad alto contenuto emotivo come i terremoti. Come pure la realizzazione di un videogioco che si adatta allo stato fisiologico dell'utente.

Può incuriosire anche la nostra proposta di computer indossabili che si adattano all'utente e al contesto per il fitness all'aria aperta. Mediante sensori di posizione e fisiologici, uniti a un trainer virtuale 3D, il sistema fornisce all'utente suggerimenti ed esercizi personalizzati. Una descrizione dettagliata è disponibile in un articolo apparso sulla rivista Artificial Intelligence in Medicine, nel numero speciale sul Wearable Computing e l'Intelligenza Artificiale per applicazioni di Healthcare.

 

Quali sono le sue aspettative per il convegno di Milano?

 

Mi aspetto che il convegno offra un quadro aggiornato di come il mondo dei computer sia diventato un contesto multidisciplinare che ha bisogno, oltre che dell'informatica e dell'ingegneria elettronica, di contributi provenienti dalla psicologia, dal design, dall’ergonomia, dalla sociologia, solo per citare alcune aree determinanti.

 

(a cura di Mario Gargantini)

 



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