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INTEL/ Viola il mercato: multa di 1,06 miliardi dall’Antitrust UE

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Arriva oggi da Bruxelles la sentenza sul caso Intel: alla fine la compagnia dovrà pagare una multa di 1,06 miliardi di euro per abuso di posizione dominante. È la multa più salata mai inflitta dalla Commissione Europea, che batte anche gli 899 milioni di euro pagati da Microsoft nel 2008. A conti fatti, però, non le è andata neanche male, considerando che le stime di certi avvocati parlavano di sanzioni fino al 10% del fatturato dell’azienda, quindi almeno 3 miliardi di euro.

 

Intel Corporation è una delle più grandi multinazionali al mondo. Californiana, fondata nel 1968, iniziò col produrre componenti per memorie dei computer e più tardi divenne leader nel settore dei microprocessori, cosa che le ha già procurato guai con l’Antitrust. Durante gli anni novanta la Intel Architecture Labs (IAL) fu la maggior responsabile delle innovazioni hardware dei personal computer, fra cui il bus PCI, il bus PCI Express, l'Universal Serial Bus (USB) e le prime architetture per server multiprocessori (SMP). Attualmente Intel controlla l'85% del mercato dei processori 32-bit, unico suo avversario è la Advanced Micro Devices (AMD) con cui Intel ha un accordo dal 1976: ognuna delle due major può usare le tecnologie brevettate dall'avversario senza dover richiederne il consenso.

 

La storia giudiziaria di Intel di cui oggi si è vista la conclusione inizia nel 2000: proprio la AMD la denuncia per pratiche concorrenziali scorrette ai suoi danni, come spiega il Sole 24 Ore. Solo quattro anni dopo Commissione Antitrust ha chiesto informazioni al produttore e nel 2007 è stata formalizzata l'accusa per abuso di posizione dominante.

Le scorrettezze di cui il colosso di Santa Clara è imputato sono principalmente due. La prima è aver pagato compiacenti produttori di computer, che accettavano così di ridurre o eliminare del tutto dai loro PC i chip della concorrenza. Anzi, Intel avrebbe anche potuto decidere in che percentuale. Ad esempio, secondo Reuters, NEC per i sui desktop poteva usare AMD solo al 20%, Lenovo e Dell per niente e Hewlett Packard al 5%. La seconda è aver persuaso, tramite offerte di sconti, catene distributrici europee a vendere solo computer a marchio Intel.

Ovviamente l’Unione Europea ha sanzionato questa « restrizione nuda e cruda » del libero mercato.



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