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FACEBOOK/ Tanti amici che poi non si salutano per strada

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Facebook è ormai esploso come fenomeno mondiale, lo sappiamo, e difficilmente si tornerà indietro. È un ottimo modo per tenere contatti con un vasto numero di persone, scambiandosi foto, messaggini, eventualmente per divertirsi facendo test.Ma come tutti i social network e gli strumenti informatici che creano identità virtuali va guardato con il giusto occhio. Ovvero si può cadere ne “L’illusione di avere mille amici online”, come titola l’articolo di Repubblica.

 

La questione della tecnologia che isola, e di internet che aliena è un tormentone che si sente spesso, e ultimamente è stata riportata a galla dalla sparata sul Sunday Times del vescovo cattolico inglese Vincent Nichols contro il popolare sito e i social network in generale, che porterebbero molti giovani anche a togliersi la vita. «Tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio è il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un'amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati», ha dichiarato.

Il punto infatti è proprio la tipologia di rapporto che si instaura tra l’utente e colui che questi ha “accettato” come amico su Facebook. Capita spesso (confermo per esperienza personale) che molte tra le amicizie su questo sito siano semplici conoscenze, e che anzi un paio di facce tra i profili amici non si sappia dire dove le si è viste.

 

Non è difficile dunque credere all’esperimento fatto da Cameron Marlow, sociologo dello stesso Facebook, che ha analizzato per un mese un gruppo di iscritti. Ecco cosa ha osservato: un utente che ha in media un giro di 150 “amici”, avrà rapporti più stretti e continuativi con solo 5 o 7 di essi. E anche se vanta una lista di 500 friends, quelli più contattati saranno 10 o 16.

Dati che paiono accordarsi con quanto sostiene lo scienziato Robin Dunbar, antropologo oxfordiano. Questi ipotizza, a partire da uno studio sul grooming (“spulciamento” reciproco) delle scimmie, che il cervello dell’essere umano non sia fatto per coltivare più di 148 relazioni.

 

In verità questi studi non sembrano che confermare quanto l’esperienza di ognuno già sa: le relazioni hanno gradi di profondità diverse, e proporzionalmente ci affidiamo ad esse, a meno di non essere degli sprovveduti o degli illusi. Ci sono gli amici di amici, quelli che si vedono una volta e mai più. I colleghi di studio o lavoro, gli amici del mare, e poi i compagni di una vita, a cui raccontiamo sinceramente cosa pensiamo, da cui andiamo a piangere, chiedere consigli, raccontare i nostri amori, con cui ridiamo. E sappiamo che sono “tesori” (come dice l’adagio) che si contano sulle dita di una mano.

Tutte queste relazioni possono avere anche una faccia virtuale, da Facebook, per dire, ma l’occhio di cui si parlava all’inizio consiste proprio nel dare ad ognuna di esse il giusto peso in base a quanto esiste, o si vorrebbe esistesse (per le amicizie nate direttamente dal web) nella realtà.



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