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SCUOLA/ 2. Il rischio di un mondo virtuale? Sì ma la colpa non è di Facebook

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Non sostitutivo del rapporto reale con un altro di carne, riconosciuto e giudicato come affidabile e meritevole di compagnia, ma semplice temporaneo ausilio per mantenere il contatto. Come il vecchio telefono con la rotella dei numeri che i suoi genitori probabilmente utilizzavano la sera suscitando lamentale da parte dei grandi di allora.

Resta comunque che all’adulto è quantomeno chiesto di non essere ingenuo sulle potenzialità, anche negative, del web e sulla necessità di vigilare e proteggere bambini e ragazzi da ciò che, se messo in scena troppo precocemente, può scandalizzare e turbare.

L’indagine della Società Italiana di Pediatria sottolinea infatti come «abitudini alimentari rischiose, scoperta precoce del sesso, bullismo, fino all’inclinazione verso comportamenti rischiosi, fumo, alcol e droghe» siano in relazione al tempo trascorso in Internet. Trascorso male, aggiungo io. Senza che nessuno esercitasse quel necessario e rispettoso livello di controllo dato dal semplice interessarsi a cosa vede e chi frequenta, pure on-line, il proprio figlio.

È anche la latitanza di adulti vigili e attenti associata alla mancanza di una proposta convincente di forme alternative e soddisfacenti di convivenza e socialità a rendere irresistibile per i giovani la tentazione e praticabile senza difficoltà la strada verso ciò che di virtuale li danneggia realmente.

Se invece si troveranno di fronte ad opportunità riconoscibili come positive ed interessanti e se avranno ancora conservato la disposizione ad approfittare delle buone occasioni propria di quando erano bambini, i ragazzi non avranno dubbi su come usare gli strumenti oggi a loro disposizione. Accompagnati da un adulto compagno. Perché sempre di strumenti si tratta, in mano alla libertà dell’uomo, anche quando molto giovane anagraficamente.



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