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SOCIAL NETWORK/ Openbook e Facebookprotest, due siti che manderanno in tilt Facebook?

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La home page di Openbook  La home page di Openbook

 

DILLO A TUTTI - Nel frattempo sul sito buzzfeed.com è già uscita la classifica delle 11 ricerche più frequenti su Openbook. Al primo posto, “hate boss” (odio il capo), con tanto di foto di alcune delle persone che hanno usato queste parole nel loro status. Un modo per fare sapere a tutto il mondo che si odia il proprio capo. E a quanto pare numerosi capi sospettosi si sono già lanciati su Openbook, per scoprire quali sono i propri dipendenti che esprimono apprezzamenti negativi sul loro conto. Chi sarà scoperto, passerà di sicuro un brutto quarto d’ora...

 

Nell’ordine seguono poi: “weird rash” (strana eruzione cutanea), “hammered” (martellato), “on night stand” (notte in piedi), “hate + boyfriend” (odio il mio ragazzo), “cheated + wife” (mia moglie mi ha tradito), “peed pants” (pipì nei pantaloni), “small penis” (pene piccolo), “my dui” (dui sta per “guidare sotto effetto di stupefacenti), “have sex with me” (fai sesso con me) e “nikelback + rules” (dal gruppo rock dei Nickelback).

 

FACEBOOK BURNS - Gli ideatori di Openbook sostengono di avere creato un sito per attirare l’attenzione sulle recenti modifiche alla privacy introdotte da Facebook. Intervistato dal quotidiano online australiano News.com.au, lo sviluppatore del sito, Peter Burns, ha spiegato che “per noi è stato subito chiaro che la privacy di molte persone era violata. Ma soltanto chi aveva delle conoscenze tecniche approfondite se ne sarebbe accorto. Qualcuno doveva attirare l’attenzione su questa violazione della privacy in modo che la gente capisse”.

 

Burns ha quindi creato il sito Openbook con i suoi due amici Will Moffat e James Home. Secondo Burns, la grande quantità di informazioni riservate, condivise con tutto il mondo attraverso Facebook, è sbalorditiva. “Abbiamo visto persone che rivelavano le loro malattie e cure mediche, numeri di telefono, indirizzi di casa, tragedie personali e momenti privati con i propri cari”. E quindi ha deciso di intervenire con un’azione di protesta eclatante.

 

CLICCA SUL PULSANTE >> PER LEGGERE DELL'INIZIATIVA "QUIT FACEBOOK DAY"



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COMMENTI
05/07/2010 - Perché tanto stupore? (Andrea Montorfano)

Davvero non capisco le proteste per la privacy. Se uno vuole la privacy, non si iscrive a FB. Semplice. Qua non si parla di informazioni estorte o di un uso scorretto di dati ottenuti con metodi leciti, ma di gente che coscientemente pubblica dettagli personalissimi sul web. Io preoccupazioni non ne ho: non sono mai stato iscritto. Ma anche se fosse, pubblicherei sempre e solo quello che vorrei rendere di dominio pubblico. Per tutto il resto esistono ancora il telefono, le lettere, le conversazioni faccia a faccia.

 
11/06/2010 - Parafrasando un verso di Eliot, allora... (Umberta Mesina)

... diremo che questi signori sognano sistemi informatici talmente perfetti che nessuno più avrebbe bisogno di essere accorto e andarsi a sistemare le Impostazioni di privacy che FB mette a disposizione (e ti avvisa, pure, quando le cambia)? Concordo che quelle Impostazioni non sono le più user-friendly che conosco ma ci sono e funzionano. Ieri, per esempio, ho sperimentato con successo l'occultamento del numero di telefono. Occultamento che non serve a nulla, ovvio, perché se non voglio far sapere al mondo il mio numero di telefono, è sufficiente non scriverlo. Inutile strumento, dunque - però c'è. Il mio status in Openbook non compare (appena verificato). Chissà come mai.