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MICROSOFT-SKYPE/ Abuso di posizione dominante: l’ipotesi della Commissione europea

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La Commissione europea ha sollevato l’ipotesi di abuso di posizione dominante, a proposito dell’acquisizione di Skype da parte di Microsoft. A segnalare il rischio è stata un società italiana di informatica, specializzata in software voip per comunicare localmente mediante al rete web. La società si chiama Messagenet e, a quanto riporta il New York Times, non è escluso che possa condizionare la Commissione europea sulla decisione da prendere. Tutto era iniziato dopo che l’autorità antitrust americana aveva dato il via libera all’operazione. L’azienda italiana si era adoperata nei confronti di Skype per chiedere i codici della propria piattaforma in modo da consentire, ad esempio, ai propri clienti di operare in maniera interattiva anche su Skype. Tuttavia l’azienda da 124 milioni di utenti al mese non aveva dato alcuna risposta.

A quel punto, Messagenet decise di sottoporre un’interrogazione alla Commissione europea in occasione di una audizione pubblica. «Microsoft e Skype offrono prodotti e servizi che sono dominanti e hanno un forte effetto rete: insieme determinano un a dominanza ancora più forte, che potrebbe portare ad abusi», ha detto Marco Fiorentino, uno di fondatori di Messagenet. In merito, poi, alla richiesta dei codici ha aggiunto: «Deve essere tutelata la neutralità della rete: chi offre servizi su internet deve garantire a sua volta apertura e interoperabilità nell'interesse dei consumatori». Non è la prima volta che il colosso fondato da Bill Gates si trova a dover fronteggiare gli strali dell’Antitrust. La Commissione europea, nel 2007, chiese di rendere possibile l’installazione di del sistema operativo Windows Xp senza Media Player. Nel 2009, invece, impose che gli utenti, quando installavano l’os di Microsoft, potessero scegliere un browser diverso da Explorer. L’accordo con Skype, i ogni caso, vale 8,5 miliardi di dollari. Redmond, con l’investimento, appianerebbe  i 686 milioni di dollari di debiti di Skype che aveva chiuso l’anno finanziario con 7 milioni di perdita. Le difficoltà dell’azienda l’avevano costretta a partecipare alla quotazione in borsa.



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