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PA/ Il Decreto Fare apre al Wi-Fi libero e getta le basi per l'Agenda Digitale

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Cartello che indica zona di Wi-Fi libero  Cartello che indica zona di Wi-Fi libero

Uno degli argomenti politici più interessanti di quest'ultimo periodo è senza alcun dubbio il Decreto Fare, lanciato nelle scorse settimane e approvato lo scorso sabato dal Consiglio dei Ministri. Non poteva mancare, tra i punti inseriti per il rilancio economico del paese, la sezione relativa alla tecnologia, più precisamente la governance dell'Agenda Digitale per rendere tale progetto operativo. Tra le novità introdotte in tale progetto, è indicativa la cabina di regia, che si avvarrà di un team composto da esperti del settore, imprenditori e professori universitari. A presiederlo, Francesco Caio, il quale ricoprirà la nomina di commissario per l'attuazione dell'Agenda Digitale. Vi sarà poi la vigilanza del Presidente del Consiglio nell'Agenzia per l'Italia digitale: tra le novità, la possibilità per i cittadini di chiedere una casella di posta elettronica certificata nel momento in cui viene rilasciata la carta d'identità elettronica o il documento unificato, dando quindi luogo al Domicilio Digitale. Nel Decreto Fare si parla inoltre di Wi-Fi libero, presente nel punto 3 dell'Agenda Digitale: "3) Wi-fi libera come in Europa". Sarà quindi possibile accedere liberamente ad internet come avviene già da tempo in Europa, con l'unico obbligo di rendere tracciabile il dispositivo elettronico in uso. Viene quindi abolita la necessità di identificarsi qualora si voglia accedere ad internet. L'intenzione del governo è far chiarezza su tale argomento che fino ad oggi è parso il più delle volte di difficile comprensione. Con il "decreto Pisanu" il Wi-Fi era già libero, e con quanto approvato sabato scorso viene confermato che: "..l’offerta ad internet per il pubblico sarà  libera e non richiederà più l'identificazione personale dell'utilizzatore ". Si cerca infine di far chiarezza sui requisiti necessari qualora si voglia installare un router o altri apparecchi che consentano il libero accesso ad internet. La direttiva del 2008/63/CE, che ai tempi suscitò non poche polemiche, obbligava la certificazione da parte dell'operatore che effettuava l'installazione del dispositivo, o di altri hardware simili. Ma secondo quanto messo in evidenza nel punto 3) di tale Decreto, ogni dubbio pare sollevato: "...E' stata inoltre prevista la liberalizzazione dell'accesso ad Internet, come avviene in molti Paesi europei". 



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