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SPOTIFY/ Thom Yorke abbandona il programma di musica in streaming

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Thom Yorke, cantante dei Radiohead  Thom Yorke, cantante dei Radiohead

Un dibattito al quale Spotify ha risposto immediatamente: entro la fine del 2013, fa sapere il servizio di musica in streaming, verrà distribuito tra gli artisti facenti parte del programma un miliardo di dollari. Una cifra astronomica, ben più alta rispetto al 2008, quando si parlava di "soli" 500 milioni. Spotify è un servizio di musica in streaming, ultima frontiera dell'ascolto di brani, che mette a disposizione degli utenti una libreria composta da milioni di brani che possono essere ascoltati sia gratuitamente sul proprio PC (con annessa pubblicità) che sotto pagamento di un abbonamento mensile su ogni device, dallo smartphone al tablet. Tra gli "scaffali" di Spotify, da notare quello dedicato agli artisti emergenti, verso i quali gli utenti vengono indirizzati. Ma chi ha messo in piedi il dibattito? Si tratta di Thom Yorke, nientemeno che il cantante dei Radiohead recentemente approdato su Spotify con il suo gruppo Atoms for Peace, con successivo passo indietro e uscita dal programma musicale. A far chiarezza sulla posizione del cantante, alcuni messaggi apparsi sul suo account di Twitter, accusatori nei confronti di Spotify. Si è andato ad evidenziare nel particolare la cifra concessa agli artisti, ritenuta troppo bassa. Il compenso di Spotify è direttamente proporzionale agli ascolti dei brani: così facendo, i gruppi più conosciuti avranno la possibilità di guadagnare un maggior numero di credito a discapito di chi, come gli Atoms for Peace, è alle prime armi e fatica a farsi strada. A girare il dito nella piaga ci pensano i dati emersi da Pandora, webradio non ancora disponibile in Italia, la quale paga 1370 dollari in royalties ogni milione di ascolti digitali. Ma Spotify non è intenzionata a demordere, anzi, attraverso l'ausilio di applicazioni software incoraggia itinerari di esplorazione nel suo vastissimo catalogo. Così facendo vengono incanalati i milioni di utenti verso gruppi emergenti che altrimenti non verrebbero calcolati. Una di queste app è ad esempio TweetVine, che segnala l'hashtag #nowplaying su Twitter.      



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