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Facebook / Clickbait, il vero "virus" di FB sono i giornali? (19 dicembre 2015)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Alberto Stasi  Alberto Stasi

FACEBOOK: IL PROBLEMA DEL CLICKBAIT: IL VERO "VIRUS" DI FB SONO I TITOLI SENSAZIONALISTICI DELLE TESTATE ONLINE? - Circa due anni fa, in altri luoghi virtuali, da semplice cittadino come tanti, mi lamentavo della cattiva fede e della sciatteria di alcuni giornalisti, con un articolo in un blogazine dal titolo per l’appunto “La sciatteria e la cattiva fede del giornalista.”. Quello che aveva provocato il mio leggero moto d’indignazione era un fenomeno che lungi dall’essere scemato o scomparso, chiamato comunemente con il termine clickbait. La pratica, che consiste nell’ingolosire il possibile lettore con titoli sensazionalistici, che solo vagamente hanno a che fare con la sostanza dell’articolo che rappresentano, è molto usato da blog di natura pseudo informativa a scopo commerciale, i cui titoli e "articoli" rimbalzano puntualmente tra le pagine, dei lettori meno critici, del social per eccellenza, Facebook. La cosa preoccupante è che allora come ora, la pratica non è disdegnata nemmeno da titolatissime testate giornalistiche, specialmente nella loro rappresentazione online, ma giurerei di aver visto locandine cartacee nella mia edicola di fiducia dello stesso andazzo.

Ecco allora che se due anni fa mi lamentavo di una notizia riportata anche da testate online conosciutissime, che urlava a caratteri cubitali di un sindaco colto "sul fatto" con l'amante in sala consigliare, con titoli che non lasciavano nulla all'immaginazione e facevano volutamente fraintendere a milioni di italiani un possibile coinvolgimento del proprio sindaco in chissà quali tresche, facendo accorrere alla pagina frotte di stuzzicati cittadini che alla fine scoprivano che il sindaco era un vicesindaco, era una donna ed era pure del Belgio, per la serie "chi se ne importa", oggi mi trovo a vedere continuamente episodi del genere sui social, complice probabilmente la figura che sta sempre più prendendo piede del social media manager.

Solo pochi giorni fa, ad esempio, come sottolineato anche da Vice Italy, Libero, dalla sua pagina titolava “La clamorosa evasione dal carcere di Stasi. La “prodezza come è riuscito a fuggire – Italia…” con tanto di foto di Alberto Stasi tra due carabinieri, fosse mai che qualche sprovveduto non avesse capito che proprio di lui si parlava. Ma ovviamente no, Stasi  è ancora dietro le sbarre, ad essere evaso è un detenuto dello stesso suo carcere a Bollate. Notate la finezza?  “La clamorosa evasione dal carcere di Stasi”. Come contraddirli, il tizio che è evaso lo ha fatto dal carcere di Stasi, che pur non essendone il proprietario ne è involontario frequentatore e quindi quella frase non è sicuramente sbagliata anche se ambigua. Esempi del genere se ne possono fare a bizzeffe, per Libero ed altri.

Si sa, la gente è disinformata, parla di cose che non conosce minimamente, e ne discute salendo in cattedra. E spesso la colpa è loro. A volte, e capita anche a me, ci si ferma per pigrizia al titolo dei giornali, convinti che le poche informazioni che se ne ricava bastino a farci ricostruire la sostanza della notizia. Se è vero che questo atteggiamento ci pone dalla parte del torto, grossa parte della responsabilità va però scaricata su chi ci mette fuori strada. Professionisti che dovrebbero dare precise indicazioni a partire dal titolo, invece di cercarne uno sensazionalistico … che ci manda fuori strada (Francesco Bianchi)



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