BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MOBILEGEDDON/ Google cambia algoritmo, che cosa succede? (oggi, 21 aprile 2015)

Pubblicazione:

foto:Infophoto  foto:Infophoto

Oggi, 21 aprile 2015, Google cambia l’algoritmo: un appuntamento già ribattezzato "Mobilegeddon". Il nuovo algoritmo andrà a valorizzare chi ha la versione mobile di un sito e penalizzerà chi ha solo la versione desktop. È un modo per aiutare gli utenti a trovare più contenuti interessanti e di qualità, studiati appunto per dispositivi come smartphone e tablet. In Italia infatti la diffusione degli smartphone ha raggiunto nel 2014 il 61 per cento della popolazione. La conseguenza è che chi non ha una struttura mobile-friendly sarà declassato nei risultati forniti da Google. Ma il motore di ricerca per venire incontro alle esigenze di tutti ha dato la possibilità a chi deve aggiornarsi di effettuare un test di compatibilità, in modo da capire se il proprio sito è adatto alla fruizione mobile. «Abbiamo osservato una attività intensa già nelle ultime due settimane, una sorta di fase preparatoria del motore di ricerca a quanto avverà da domani - spiega Ale Agostini, amministratore di Bruce Clay Europe ed esperto di ricerca online -. Per quanto visto sinora, possiamo dire che ci saranno impatti anche sui risultati su desktop. In pratica, il nuovo algoritmo sovrarappresenterà rispetto a oggi la bontà della versione online. I primi dati per valutare i risultati effettivi li avremo venerdì, con una ricerca che prenderà in esame centinaia di siti». Intanto tra i siti italiani “rimandati” risultano quello di Governo.it perché «il testo è troppo piccolo da leggere, i link sono troppo vicini l'uno all'altro e l’area visibile su dispositivi mobili non è impostata», spiega Google. Anche l’Angenzia delle Entrate non è ottimizzata per la versione mobile e la stessa cosa vale per la Borsa Italiana. Mentre risulta pronto il sito dell’Inps, le versioni mobile di Intesa Sanpaolo e Unicredit. E Agostini conclude: «Dalla nostra analisi risulta che circa il 65% delle aziende del Ftse Mib non sono pronte, ma anche 8 università su 10 dovranno rinnovare i loro portali per non perdere posizioni». (Serena Marotta)



© Riproduzione Riservata.