DIBATTITO/ Il sasso di Brunetta finisce in testa a Tremonti e ai bamboccioni
mercoledì 27 gennaio 2010
Grande Brunetta, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! Il ministro “verticalmente svantaggiato” si rivela un Gigante del buon senso, un paladino del razionale. E sa fare di questa sua tendenza intelletual-comunicativa una forma nuova di provocazione che nasce pre-politica ma è anche adatta a trasformarsi in oggetto di consenso prima, e di azione poi, squisitamente politica.
È il caso della sue due recenti esternazioni sul tema dei “bamboccioni”, che vanno lette in collegamento l’una con l’altra. La prima, dieci giorni fa, ha rappresentato il classico sasso in piccionaia: l’idea di promulgare una legge per imporre ai diciottenni di andarsene a vivere per conto loro. Una pura provocazione, certo, perché un provvedimento del genere fa tanto regime dittatoriale a economia pianificata; eppure, e insieme, un calcio negli stinchi di un certo perbenismo garantista - una volta lo si sarebbe definito “piccolo-borghese” - per cui effettivamente in Italia, diversamente da quanto accade nei paesi anglosassoni, lo status di “studente” conferisce anche al più sfaccendato dei giovanotti una sorta di salvacondotto a vita, il diritto indiscutibile di essere “campato” sine-die dalla famiglia.
Al punto che una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che, per l’appunto, un ultratrentenne super-pigro, oggetto di un vero e proprio “sfratto” da parte del padre esasperato, aveva ragione a pretendere di essere ancora nutrito, calzato e vestito dai genitori nonostante la sua età; e non perché non avesse trovato alcuna occupazione retribuita, quella l’aveva anche trovata, ma perché il lavoro in questione non era di suo gradimento. Chiaramente, un assurdo.
Come sarebbe, peraltro, assurdo anche tentare di mettere in pratica la provocazione legislativa di Brunetta: esistono, vivaddio, ambiti privatissimi - come questo dei rapporti familiari, anche economici - nei quali sarebbe giusto che la legge non pretendesse di entrare e che la magistratura, chiamata a pronunciarsi, riuscisse a farlo senza la pretesa di dettare, con le sue sentenze, una giurisprudenza poi valida “erga omnes”.
Dieci giorni dopo, però, Brunetta, tornando sul tema dei “bamboccioni”, ne ha detta un’altra, sempre provocatoria ma più “ficcante” e soprattutto praticabile, almeno in linea di principio (mentre sul piano pratico sarà ben dura!). Ha auspicato cioè che il nostro “welfare” riesca al più presto a introdurre un “assegno” da 500 euro al mese per i diciottenni disoccupati in modo da agevolarne, appunto, la sollecita conquista di una certa indipendenza, con gli obblighi che ne derivano.
CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO A COMMENTO DELLE PROPOSTE DI RENATO BRUNETTA SUI “BAMBOCCIONI”
Insomma, finanziarne l’uscita di casa. E come finanziargliela? Attingendo le risorse dai fondi statali accantonati per le pensioni d’anzianità, in modo da attutire quella “guerra strisciante” tra generazioni che sta devastando il welfare di tutti i Paesi occidentali, dove le risorse economiche pubbliche assorbite dalla previdenza degli anziani vengono sottratte agli investimenti che occorrerebbero per dar lavoro ai giovani…
Apriti cielo. Su questa seconda proposta, più praticabile anche se altrettanto provocatoria della prima di cui è in fondo il corretto complemento, si è subito aperto il fuoco di sbarramento della sinistra e si è anche levata molta sufficienza da parte di numerosi esponenti della stessa maggioranza. Senza dire che Brunetta, responsabile del dicastero per la semplificazione e l’efficienza della pubblica amministrazione, ama molto parlare di economia in genere ma sa benissimo di esulare dalle sue competenze per invadere quelle del collega Tremonti, cioè del ministro più potente del governo, un tipino poco incline allo scherzo e poco disponibile alla cogestione.
Niente di fatto, quindi - è più che facile matematico prevederlo - nemmeno per questa seconda proposta brunettiana, ma il merito della provocazione intellettuale gli va riconosciuto.
© Riproduzione riservata.
Alla chiarissima Cristina replico di voler essere, per cortesia, più chiara in un concetto che purtroppo non riesco ad approfondire: Lei dice “vorrei ricordare che la situazione odierna, a causa della quale tanti giovani non sono in grado di uscire da casa e crearsi una propria famiglia, trova per la gran parte la sua genesi nelle scelte egoistiche effettuate dai loro padri negli scorsi decenni”. Io sono padre ed ho avuto due figli maschi, oggi più che trentenni ed entrambi laureati, ma purtroppo ancora a casa e senza lavoro, nonostante abbiano volontariamente lavorato come stagisti, sempre senza alcuna retribuzione, neanche per compensare le spese di trasporto per raggiungere le sedi di lavoro! Lavori gratuiti come stagisti ne esistono molti e continuano a fare gli stagisti! Come mai mancano i lavori retribuiti? Ripensando e riesaminando gli scorsi decenni, non trovo quali siano state le mie scelte egoistiche, a Suo parere genesi della odierna situazione! Gradirei un cenno a tal proposito e La ringrazio!
purtroppo non sono più giovanissima, come non lo è il ministro Brunetta che proprio ieri sera ha effettuato (ovviamente in modo molto più sistematico ed incisivo)le mie stesse considerazioni. Solo un ultimo appunto: la crisi è relativamente recente, i problemi dell'Italia, purtroppo, no!
Vorrei spiegare alla giovanissima Cristina Cairone che la situazione odierna, a causa della quale tanti giovani non sono in grado di uscire da casa e crearsi una propria famiglia, trova genesi nella crisi finanziaria che di riflesso ha partorito quella economica! La prima, quella finanziaria, è stata innescata dall’aver non più osservato quelle provvidenziali regole fissate a Bretton Woods dopo l’esperienza negativa conseguente alla crisi del 1929! Leggere la storia economica a tal proposito sarebbe molto illuminante! Le scelte egoistiche sono state effettuate da quei politici che per ottenere consensi propagandistici ed elettorali hanno concesso credito facile a tutti! Sono state premiate quelle banche che elargivano più mutui rispetto alle concorrenti! Evidentemente è stato un gioco al massacro perché ne è scaturito un consumismo sfrenato! Aver aperto il credito a coloro che non potevano rimborsare le banche ha creato la crisi finanziaria! Si è consumato ciò che ancora doveva essere prodotto! L’indebitamento facile, il credito non produttivo, conduce a questo disastro!
vorrei ricordare che la situazione odierna, a causa della quale tanti giovani non sono in grado di uscire da casa e crearsi una propria famiglia, trova per la gran parte la sua genesi nelle scelte egoistiche effettuate dai loro padri negli scorsi decenni: oltre al danno, la beffa!
Trovo la posizione di Brunetta assai contraddittoria con tutto l'impianto di una società libera e liberale che dovrebbe usare lo stato e le sue leggi semplicemente per regolamentarsi. Il mito di uno stato e di un ministro illuminato che debba cambiare "l'universo mondo" stenta a morire...anzi. Non è un caso che numerosi uomini di potere dell'establishment del centro destra esprimano nei fatti una politica statalista e di sinistra da far invidia ai tristi anni '70. E' evidente che una gioventù "malata" altro non è che la documentazione tragica di quella malattia ormai endemica che è la perdita del gusto di vivere. A sentire le proposte di Brunetta si ha la tragica constatazione che quando il potere crea il problema perche ne ha la soluzione, significa che non c'è più spazio per l'uomo e per il suo bisogno. Far emergere allora la semplice realtà - anche nella sua crudezza - potrebbe far cambiare tutto.
Mi permetto di valutare il problema sotto un aspetto diverso. E' vero che molti giovani vivacchiano in famiglia perché la mamma prepara il pranzo e lava i calzini, ma allora parliamo di sfaticati educati male. Se invece in famiglia ci si vuole bene, se in casa c'è spazio per tutti, se c'è coesione familiare e rispetto reciproco, perché un figlio o una figlia con un lavoro che li renda indipendenti non possono continuare a vivere nella casa di famiglia, anche per sempre? O almeno finché non intervengano eventi che necessariamente incidono sulla vita individuale, come il matrimonio o il lavoro in un'altra città (e non è detto che intervengano necessariamente)? Io non chiamo affatto "bamboccione" un quarantenne celibe che, lavorando, continui a vivere con i genitori partecipando alla gestione domestica. La ritengo invece una scelta rispettabilissima dettata dall'affetto e dalla solidarietà reciproca tra genitori e figli. Inoltre, in questo modo si mantiene viva la coesione familiare, si risparmia sulle spese e si lasciano gli alloggi a disposizione di chi ne ha bisogno. La verità, secondo me, è che oggigiorno la vita di famiglia è svalutata perché si privilegiano stili di vita a imitazione di quelli anglosassoni e nord europei, diversissimi dal nostro e improntati soprattutto all'edonismo e all'individualismo, come se essere liberi significasse solo fare sempre e comunque i propri comodi.
Il concetto dei figli indipendenti è fondamentale nella nostra società, troppo avvezza al vittimismo, che, come abbiamo visto in queste polemiche, è stato la ragione della maggior parte delle reazioni contrarie alla provocazione del Ministro. Forse, però, un'idea ci sarebbe per spingere i giovani a prendere le proprie responsabilità nel mondo fuori di casa. Si potrebbe infatti, studiare una formula che consenta ai giovani che vivono indipendenti dai genitori, da una certa età, proporzionalmente agli studi fatti (e finanziati dai genitori) e fino ad una certa altra età, di avere priorità sui posti di lavoro vacanti, non però a scapito delle qualifiche necessarie. Insomma, una sorta di premio a chi cerca di svezzarsi e di assumere le proprie responsabilità. C'è però una differenza da sottolineare rispetto ai paesi anglosassoni, perché in quei paesi i giovani possono lavorare a ore in vari posti (bar, ristoranti, supermercati, call center ecc.) senza che quel lavoro sia considerato in nero, ma con aliquote contributive abbassate per chi li fa lavorare e sono pagati alla fine di ogni giorno. E così la maggior parte studia e lavora, chi più chi meno, ma considerando ciò una condizione essenziale. Non sarebbe poi tanto difficile... Ma è certo che i genitori italiani devono smetterla di proteggerli a loro piacimento, soprattutto dalle responsabilità della vita nel mondo. Il danno che procurano ai figli è enorme!
Buon lavoro ai politici più sensibili! I giovani sono costretti a restare in famiglia in quanto disoccupati! Non sono autonomi per il vitto e l’alloggio! Sono fortunati se nella loro tasca i soldi li mette, sacrificandosi, papà e mamma, fino a che vivono per loro! I giovani di 30 o 35 anni non hanno versato alcun contributo e non sanno come andranno in pensione! I giovani italiani non hanno nulla! Non sono responsabili della crisi finanziaria che ha portato miseria e disperazione! Lavarsene le mani, non averli fra i piedi, negare loro vitto e alloggio non è dignitoso! Non vanno chiamati “bamboccioni” altrimenti anche noi adulti dai capelli bianchi veniamo naturalmente chiamati bambocci! Che la coperta sia stretta solo per alcuni mentre tutti gli altri ci si possono anche avvolgere è una ingiustizia! Il governo faccia il suo dovere “ridistribuendo” ... i redditi e le tasse! La barca va governata prima che si capovolga! Questa è la morale della favola! Buon lavoro ai politici più sensibili!