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FIAT/ Così Marchionne e gli Agnelli potrebbero salvare Termini Imerese

Quante cose si possono fare con i 237 milioni di euro distribuiti da Fiat in dividendi? Certamente si potrebbe cercare di aiutare i lavoratori di Termini Imerese

Fiat_Termini_LavoratoriR375.jpg(Foto)

Quante cose si possono fare con 237 milioni di euro? Vediamo un po’: si possono costruire 580 mila metri quadrati di civili abitazioni; si possono pagare 12 mila stipendi annuali da 20 mila euro; oppure 1200 stipendi da 20 mila euro per dieci anni.

A Termini Imerese, nello stabilimento Fiat che l’amministratore delegato del gruppo automobilistico torinese Sergio Marchionne ha deciso di chiudere nel 2012, lavorano poco più di 1200 operai. E 237 milioni di euro sono il totale dei soldi che la Fiat ha deciso di distribuire quest’anno ai suoi azionisti sotto forma di dividendi.

Ma la Fiat non era in crisi? Tanto da dove progettare la chiusura, appunto, di Termini Imerese e due settimane di cassa integrazione per tutti i suoi circa dipendenti del settore auto in queste settimane? E se era in crisi, come le viene di pagare tanti soldi in dividendi? Sante domande. Unica risposta: “È il capitalismo, bellezza. E tu non puoi farci niente!”, come reciterebbe la sceneggiatura di un film americano.

Ma alla luce di questo ragionamento semplice-semplice non suona più strano il vibrato appello che papa Benedetto XVI ha voluto rivolgere domenica alle forze economiche e politiche del nostro Paese perché salvino l’occupazione, perché si occupino concretamente dei casi di più drammatica attualità, appunto il caso Fiat e il caso Alcoa.

Perché se la Fiat, anziché decidere di pagare questo robusto dividendo pur in presenza di un bilancio consolidato di gruppo che nel 2009 ha perso quattrini, avesse deciso di tenerseli e di investirli a Termini, magari per riconvertire lo stabilimento o anche solo per sostenerne ancora un po’ i costi, allora quei 1200 operai, quasi tutti padri di famiglia privi di alternative economiche praticabili, oggi non vivrebbero nell’incubo in cui invece stanno vivendo.

La verità è poi aggravata, nel caso della Fiat, da un ragionamento collaterale, che vale per il gruppo torinese come per tutti gli altri grandi gruppi automobilistici sia europei che americani. Questi colossi - dalla Volkswagen alla Mercedes, dalla General Motors alla Ford - stanno in piedi grazie ai soldi pubblici, erogati loro dai rispettivi governi per un solo scopo: quello di difendere l’occupazione, che nel settore automobilistico è ancora molto massiccia.

Soldi pubblici distribuiti “in conto capitale”, come ha fatto in Usa l’amministrazione Obama con la General Motors, o attraverso la formula degli incentivi per la rottamazione dei veicoli ecologicamente meno attrezzati, come avviene in Europa. Comunque e pur sempre soldi pubblici. Senza i quali la Fiat, che come gruppo perderà qualcosina ma come “holding” (cioè società capogruppo che controlla tutte le altre) guadagnerà, avrebbe straperso denaro. E la General Moros sarebbe fallita.

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COMMENTI
02/02/2010 - Termini Imerese (Roberto Alabiso)

L'osservazione mi rendo conto, è banale. Ma perchè la Fiat dovrebbe rinunciare ai 350 mln promessi dalla Regione Sicilia e agli incentivi statali? Non son mica scemi ...loro. E poi hanno sempre avuto il coltello dalla parte del manico. Se dividiamo 350 milioni, gli stipendi sono molti di più. Mi creda ci sono cose superiori alla mia capacità di comprensione. Comunque, questo è il capitalismo. Contenti noi, contenti tutti. Lasciamo tutto così com'è. Finchè dura,dura. Inoltre abbiamo sempre materiali infiniti per dibattere e scriverci sopra. A chi fa questo mestiere difficilmente gli verrà a mancare "lavoro", cioè argomenti di cui parlare. Una volta Termini Imerese....era bellissima!!! Come lo era tutta la costa siciliana. Ci sarebbe da in......arsi, altro che Fiat o raffinerie a Priolo. Chissà quando riusciremo almeno a capire. Buona Giornata