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RUMORS/ 3 Italia-Wind, un "regalo" a Telecom e Vodafone a spese degli italiani

Il titolo di Telecom ha registrato un rialzo sulle voci, non confermate, di un’eventuale integrazione tra 3 Italia e Wind. ZACCHEO spiega come questo sia possibile

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Perché le voci, peraltro non confermate, di una possibile integrazione tra 3 Italia e Wind si sono riflesse positivamente in Borsa sull’andamento del titolo di Telecom Italia? Che “c’azzecca”?, si chiederebbe Di Pietro. C’azzecca, purtroppo. E proviamo a spiegare perché. In due parole, la possibile fusione tra il terzo e il quarto operatore telefonico mobile italiano comporterebbe inevitabilmente - e a causa della ferma determinazione dei soci delle due imprese che dovessero fondersi - un rialzo delle tariffe minime praticate ai clienti.

Il ”senso” dell’operazione è proprio questo: se da un mercato che per sua natura è oligopolistico si eliminano i concorrenti più agguerriti e competitivi, anche gli operatori dominanti se ne giovano perché vedono ridursi la pressione concorrenziale dei prezzi bassi praticati dai piccoli. Ecco perché Telecom si gioverebbe dell’eventuale operazione. Ma è evidente la conseguenza di tutto ciò: la fusione comporterebbe un costo per il mercato, ovvero - e appunto - il rialzo delle tariffe minime.

Ancora una volta, dunque, del migliore benessere di Telecom, Vodafone e dell’eventuale società unica 3 Italia-Wind, pagherebbero il conto i consumatori. Un assurdo? Assolutamente sì. Ma reso scientemente possibile dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha ritenuto di non dover incrudelire i suoi strali contro gli operatori forti, nell’equivoco che con ciò essi avrebbero investito di più o avrebbero meglio sostenuto il peso del debito.

Risultato: hanno investito poco (ragion per cui in Italia la banda larga è largamente inferiore rispetto a quella dei paesi concorrenti) e Telecom è schiacciata dal debito in misura ancora mal tollerabile.

Se l’Autorità avesse reso più pesanti tutte le misure - sono proprio tante, a volerle usare - che negli anni avrebbero potuto essere usate per costringere Telecom e Vodafone, in sostanza, a “guadagnare di meno”, le società avrebbero potuto a loro volta abbassare le tariffe, per rispondere correttamente alla pressione dei competitor, e ciò avrebbe comportato per i consumatori il beneficio che teoricamente deriva dalla concorrenza: prezzi più bassi.