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SPILLO/ Cdp, il "blitz" di Renzi per non cambiare nulla (tranne il destino di Saipem?)

Con una sorta di blitz, Matteo Renzi ha cambiato i vertici della Cassa depositi e prestiti. La quale potrebbe, stando ai rumors, acquisire Saipem da Eni. Il commento di ZACCHEO

Claudio Costamagna (Infophoto)Claudio Costamagna (Infophoto)

Dunque ci sarebbe un intervento di "salute pubblica" tra i primissimi incarichi che il nuovo vertice della Cassa depositi e prestiti designato da Renzi dovrebbe espletare: l'acquisizione della Saipem dall'Eni, per alleggerire il colosso petrolifero di Stato dal gravame dei molti debiti e delle troppe inchieste che negli ultimi anni ha zavorrato la Saipem e la sua controllante.

È solo un gossip, sia pur di buona fonte, che sgorga dal diffuso sentimento di incredulità generato tra i bene informati dalla indecifrabile "blitzkrieg" condotta da Renzi per liberare anzitempo le poltrone di vertice della Cassa.

Almeno, che Cdp rilevi la Saipem giova all'Eni e gli permette di aumentare il dividendo che paga (anche) allo Stato e il proprio valore borsistico. Una legittimazione per la bizzarra acquisizione potrebbe essere individuata nell'idea di concentrare dentro il portafoglio della Cassa, come già fatto con le reti dell'elettricità e del gas, anche un grande gruppo di engineering che potrebbe forse lavorare meglio distinguendo le proprie sorti da quelle dell'Eni, che è insieme a oggi controllante e cliente di Saipem, ma anche concorrente degli altri clienti che sono indispensabili al gruppo per stare in piedi.

Sarà vero? Se lo augurano molti, ciò darebbe almeno un senso evidente al blitz, attuato in fondo - visto che siamo a luglio - appena quattro mesi lavorativi prima della scadenza naturale del mandato di Franco Bassanini, presidente, e Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato.

La storiaccia della Cassa ha il merito - diciamolo - di aver illuminato nella giusta luce vari personaggi. Innanzitutto il premier, che quando prende una decisione (in questo caso ispirata, pare, dal suo consulente principe Andrea Guerra, un privato cittadino che nessuno si è mai sognato di eleggere ma gode di più potere di un ministro), non la cambia e non si mette in discussione neanche con le cannonate. Da non credersi la non-spiegazione che ha avuto la spudoratezza di dare a Il Sole 24 Ore in un'intervista: "La missione di Cassa depositi e prestiti non cambia. Rimane la stessa con attori nuovi. Il che non mi sembra un dramma dopo cinque anni. Lo hanno spiegato molto bene Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, cui va la mia gratitudine per il loro lavoro. Se qualcuno pensa che sia un pasticcio nominare due professionisti come Claudio Costamagna e Fabio Gallia". Insomma, Renzi pretende di teorizzare che ha senso fare un casino di quella proporzione, con un doppio rischio di danno erariale per l'inutile liquidazione da erogare a Gorno, rimosso anzitempo dall'incarico, dell'inutile ricompensa da cercare per Bassanini, nominato consulente del premier "sul campo", e dell'inutile rischio che il pur ottimo Gallia sia presto condannato in primo grado per una bega a Trani su un inesistente reato bancario che però probabilmente gli verrà contestato…per non cambiare nulla?


COMMENTI
02/07/2015 - Zaccheo il conservatore ed Il Gattopardo (Giuseppe Crippa)

Certamente Zaccheo ha letto a suo tempo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e meditato sulla celeberrima frase: “«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» Se ora la applicasse al caso degli avvicendamenti manageriali alla cassa Depositi e Prestiti dovrebbe essere contento perchè la sua aspirazione a che in Italia non cambi nulla sarebbe soddisfatta. Non capisco quindi perché se la prenda tanto con Renzi.