BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

MEDIASET/ Vivendi, Telecom Italia e la "sequenza perfetta" che solo Gentiloni può spezzare

Vivendi, dopo aver messo le mani su Telecom Italia, è pronto a scalare Mediaset. Silvio Berlusconi non potrà difendere a lungo la sua società, spiega ZACCHEO. Il Governo interverrà?

Vincent Bollorè (Lapresse)Vincent Bollorè (Lapresse)

La sequenza è talmente perfetta da risultare intellettualmente irresistibile. 1) Telecom viene privatizzata disastrosamente nel '97 dal governo Prodi con la benedizione del suo "padrone" D'Alema e dietro l'input imperioso dell'Unione Europea, auspice l'accordo di svendita del Paese firmato da Beniamino Andreatta con il commissario Karel Van Miert pur di far entrare l'Italia nell'euro sin dalla fase uno e a condizioni capestro che ancora stiamo pagando; 2) Telecom Italia viene scalata dai dalemiani e da Mediobanca, devastata finanziariamente e non riesce a riprendersi;

3) dopo un tentativo di Tronchetti Provera, certo imperfetto ma visionario eppure boicottato in tutti i modi dalla sinistra dalemiana e post-dalemiana, sulle macerie finanziarie di Telecom irrompe un socio di controllo francese protetto da Mediobanca, in cui è socio di riferimento, e all'epoca irresponsabilmente gradito a Berlusconi: Vincent Bollorè, il quale nell'inerzia colpevole del governo Renzi (che avrebbe dovuto e potuto almeno nazionalizzare la strategica rete telefonica di Telecom, creata nei decenni dalla Stet con i soldi dei contribuenti e non l'ha fatto) rileva senza combattere il controllo del gruppo, quasi come fece Carlo VII di Francia che "prese l'Italia col gesso", conquistandone città e contrade col solo segnare sulle porte delle case, a grandi tratti di gesso, che quegli edifici erano sequestrati dalle sue truppe (da "Il Principe" di Machiavelli); 4) sul declino industriale del gruppo Berlusconi la Telecom di Bollorè piazza la mazzata finale, e riunisce sotto un diverso tricolore le due aziende private di comunicazione più importanti del Paese.

È una sequenza perfetta e malefica, sia per la discutibilissima qualità morale e culturale di chi si ritrova così a detenere il controllo di due colossi che influiscono in modo rilevante sullo sviluppo materiale e sociale del Paese - come l'azienda che ne controlla la principale rete telematica e la più grande azienda editoriale privata -, sia perché se anche Bollorè fosse un angelo di virtù, e non lo è, avere tanti utili timbrati Francia, che generati in Italia prendono la via di Oltralpe, è l'ennesima ferita inferta al nostro capitalismo, dopo la lunga sequenza talmente nota (ultima vittima, Pioneer) di grandi aziende italiane prese, per poco, da acquirenti francesi, che non merita di essere ripetuta. 

Però attenzione, due osservazioni vanno ancora fatte perché dal commento perdente e fatalmente piagnone potrebbero ancora innescare una difesa degli interessi collettivi. Innanzitutto, Telecom Italia è un'azienda - come tutti i gestori telefonici - vulnerabilissima alle decisioni dei governi. Basta che l'Autorità garante per le telecomunicazioni (Agcom) ritocchi di uno zero-virgola una delle tante tariffe e tariffucce che regolano e un'azienda telefonica (una Telco, in gergo) capitombola a gambe all'aria. Certo, in teoria l'Agcom non può fare "quello che vuole", ma in pratica il suo potere di fatto sulle Telco è quasi assoluto, e potrebbe dare filo da torcere allo scalatore Bollorè.

Paolo Gentiloni, neopremier ed ex ministro delle Comunicazioni, queste cose le sa bene. La convergenza tra Telco e Tv è un tema di cui ci si dibatte da vent'anni, dalla fallita fusione, in suo nome, tra Aol e Time-Warner; la si sta considerando - alternativamente, e a seconda delle scuole di pensiero - una baggianata o un destino fatale. Di sicuro c'è che oggi il mercato dei soli, veri contenuti "premium" che la gente brama, cioè i diritti sportivi, sta diventando un mercato per colossi. Dove contano solo i soldi. Chi ne ha tanti, vince. Insieme, Telecom e Mediaset possono avere tanti soldi da spendere. Ma sono soldi fatti in Italia: perché deve deciderne l'investimento un francese che i suoi, di soldi, li ha fatti gestendo la logistica dei porti mercantili dell'Africa nera, un mestiere che richiede il pelo sullo stomaco di un gorilla?


COMMENTI
13/12/2016 - Qui si parrà la virtude del Conte Gentiloni (ALBERTO DELLISANTI)

Se ne ha, Gentiloni la potrà mostrare prima di tutto agli Italiani. In secundis, a quel disastro del suo ultimo mentore che fu Renzi Matteo, grandissimo SVENDITORE dell'Italia, insieme al pur odiato D'Alema Massimo (uno che si è fatto proprio "tradire" da quel suo nome Massimo), e al "celebrato" Prodi Romano (romano di nome, brussellese di fatto e di interessi, non italiani) e l'ascendente Andreatta Beniamino (pace all'anima sua, ma non fu all'altezza del suo nome, nello strozzare il nostro Paese pur di approdare all'euro anzi tempo) Un approdare all'Euro, costi quello che costi, che tradì pure un Carlo Azeglio Ciampi...Zaccheo ha ragione, profondamente e in superficie. Se il Conte Gentiloni (esperto in materia, come spiega Zaccheo) vuole usare del suo potere in differenza dal Renzi, ha qui l'occasione. Significherebbe servire l'Italia, e non il quartetto Boschi/Lotti/Renzi/Alfano.