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MEDIASET/ Le 4 "zavorre" per Fininvest

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Pier Silvio Berlusconi (Lapresse)  Pier Silvio Berlusconi (Lapresse)

MEDIASET NEWS. Adesso vallo a capire se c’è una dose, sia pur minima, di gioco delle parti tra Fininvest e Bollorè nello scontro per il controllo di Mediaset o se è guerra vera. L’impressione, però, è che il colosso televisivo italiano sia una specie di gorilla nella nebbia, costretto sicuramente a replicare in qualche modo alle non-preannunciate mosse del gruppo Vivendi per arginarle ma privo di una strategia lucida per farlo, che quindi può solo appellarsi alla magistratura ordinaria e all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, cercando al di fuori del mercato quelle difese che ormai in Borsa non può più trovare.

Da quando Bollorè ha gettato la maschera e ufficializzato la sua strisciante scalata a Mediaset, il vertice dell’azienda controllata dalla famiglia Berlusconi non ha fatto altro che appellarsi all’Agcom denunciando che il gruppo Vivendi, già socio di controllo di Telecom Italia, se acquisisse il controllo di Mediaset violerebbe l’articolo 43 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici che regola le posizioni dominanti nel “sistema integrato delle comunicazioni” (in sigla: Sic) e proibisce a chi abbia più del 40% dei ricavi del mercato nazionale in un settore di acquisire ricavi superiori al 10% dell’intero “Sic”. Ma siamo ai cavilli da legulei.

I fatti della Borsa dicono una cosa diversa. Con il 25,7% del capitale rastrellato in questi giorni, Vivendi di fatto può bloccare qualunque maggioranza che dovesse costituirsi in un’assemblea dei soci straordinaria, dove si delibera con i due terzi del capitale rappresentato. Quel 40% risicato cui può arrivare la Fininvest aggregando al proprio pacchetto azionario i voti di qualche socio istituzionale amico è “bloccabile” con un semplice 21%. E anzi Fininvest deve stare bene attenta a non dar l’impressione alla Consob di aver chiamato a raccolta soci amici, per non incorrere nel rischio di vedersi intimare un’Opa per azione di concerto… Peraltro, si sa: senza governare l’assemblea straordinaria non si può gestire un’azienda! E quindi effettivamente Fininvest è sotto scacco.

Dunque la trattativa è fatale: per giungere a uno dei molti accordi possibili. Ma al di là delle espressioni durissime usate ieri dal fondatore di Mediaset Silvio Berlusconi - “da Vivendi ricatto ed estorsione” -, la parte italiana dovrà combattere o negoziare con una mano legata dietro la schiena. A legarle la mano, quattro fattori: management, imprenditorialità, sistema bancario, leadership politica.

Il management di Mediaset sa far bene il suo mestiere, ma è stato sempre in qualche modo “coperto” dalla presenza in azienda dell’imprenditore di controllo. Solo che quando costui coincideva con la figura del fondatore, nel bene o nel male le cose ricevevano una conduzione diretta, verticistica e agile; da quando la governance è stata “tipicizzata” dall’uscita di scena di Berlusconi, fagocitato dalla politica, e dalla sua sostituzione da parte del figlio Pier Silvio, gli equilibri consolidati sono saltati.  


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