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domenica 6 febbraio 2011
Roberto Alabiso ritorna a parlarci delle difficoltà degli artigiani, ai quali il nostro Paese deve tanto per il loro apporto all’economia, al lavoro e alla nostra immagine nazionale grazie al loro gusto e alla loro creatività. Tuttavia, dice Roberto, sembra ormai che il vivere alla grande non voglia più dire vivere la propria vita con un significato, ma tentare la fortuna con un gratta e vinci.
E’ passato quasi un anno e mezzo da una delle prime riflessioni sul mio lavoro Essere artigiani oggi, la passione per la bellezza , che aveva sostanzialmente lo scopo di richiamare l’attenzione su quei mestieri che da sempre nel nostro paese, hanno dato occupazione, creato ricchezza e ci hanno distinto nel mondo per le nostre capacità creative legate a grandi tradizioni come la ceramica, l’ebanisteria, il ferro battuto, l’argenteria, l’oreficeria, la lavorazione artistica del marmo, del vetro, le fonderie ecc. Il nostro è sempre stato un paese d’imprenditori, che specialmente nel dopoguerra hanno avviato e sostenuto la ripresa, non soltanto costruendo strade ponti e ferrovie, ma facendo riemergere e dando speranza, dopo la tragedia bellica, al desiderio di ognuno di mettere su famiglia, di giocarsi con la vita e cercarne il senso più vero, di restituire alle città quella bellezza violentemente sottratta a case chiese strade e piazze ricche di storia.
Oggi questa crisi economica mondiale che tutti giudichiamo la più grave dopo quella del 1929, con una violenza ovviamente diversa, sta causando danni per certi versi paragonabili a quelli di una guerra, la distruzione della speranza e della dignità di chi non trova lavoro o lo perde, di chi chiude l’impresa dopo anni di sacrifici, dei giovani che non trovano lavoro e non mettono su famiglia, ai pastori ormai stremati in Sardegna, ai ricercatori e insegnanti senza contratto ecc. a cui buona parte della popolazione e della politica assiste inerme e anche indifferente, più o meno come pochi mesi fa nella metropolitana di Roma, dove solo dopo lunghissimi minuti qualcuno si è fermato a chiamare soccorso per una giovane madre stesa a terra da un pugno che l’ha uccisa.
C’è da ricordare che la seconda guerra mondiale ha avuto origine dalla crisi economica della Germania, che poi nell’indifferenza del mondo ha sterminato, per sottrarne le ricchezze, sei milioni di ebrei e non solo. E’ l’economia a sostenere qualsiasi forma di organizzazione sociale e di potere evoluto, anche fosse la Democrazia più perfetta. Oggi tutto si muove infatti in funzione di finanza e mercati, ma i capitali anonimi, che Benedetto XVI ha indicato come uno dei mali del nostro tempo, stanno mettendo l’economia reale in ginocchio, anzi alcuni settori produttivi, sono già stati schiacciati senza suscitare reazioni né di classe politica né tanto meno dell’opinione pubblica.
Molti economisti che scrivono nei giornali più blasonati e che vediamo sempre più frequentemente negli schermi piatti al plasma o in internet, si ostinano ancora a giudicare come processo naturale nonché opportuno, la selezione darwiniana delle PMI e di tanti antichi mestieri non comprendendo o evitando di farlo, quali sono di le ripercussioni sociali ed umane ed economiche di una così rapida “deforestazione” del territorio.
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