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martedì 31 gennaio 2012
"L'eutanasia, nel senso di l'uccisione intenzionale di un'azione o un'omissione di un essere umano dipende per la sua presunta beneficio, deve essere sempre vietato". Questa è la prima volta, negli ultimi decenni, che l'eutanasia è così chiaramente respinta da una istituzione europea, grazie ad una iniziativa del PPE al Consiglio di Europa sostenuta da molti membri di altri gruppi politici. Una vittoria "multipartisan" a favore dei principi fondamentali della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Questa risoluzione è una grande vittoria per la tutela della vita e della dignità umana, un anno dopo che la Corte europea ha affermato che non esiste un diritto al suicidio assistito o l'eutanasia ai sensi della Convenzione europea, l’ Assemblea Parlamentare conferma la medesima idea. Il 25 gennaio 2012, l’Assemblea Parlamentare ha discusso la Risoluzione (n° 1859/2012) dal titolo "La protezione dei diritti umani e della dignità prendendo in considerazione i desideri precedentemente espressi dei pazienti", lo scopo del documento è quello di definire i principi che devono guidare la pratica di "testamenti biologici" o "direttive anticipate" in l'Europa. Nella Risoluzione, con due emendamenti ( Volontè ed altri), sostenuti dai Popolari, Conservatori e alcuni Socialisti e Liberali europei, si sono introdotti due importanti principi: il divieto assoluto alla eutanasia e al suicidio assistito e, in caso di dubbio, il "favor vitae". Perché quei "testamenti biologici" o "direttive anticipate" sono aperti a molti abusi, e sono una "backdoor" per introdurre eutanasia o il suicidio assistito nella legislazione, l'Assemblea ha ritenuto necessario richiamare esplicitamente il principio di base che l'omicidio volontario deve essere sempre vietato. Anche se questa risoluzione non è giuridicamente vincolante per gli Stati membri, essi sono esplicitamente invitati a dare attuazione ai due principi fondamentali. Il sostegno di molti colleghi, dall’italiano Renato Farina all’inglese Timothy Boswell, è stato determinante nella approvazione degli emendamenti. Ovviamente il relatore della Risoluzione, il liberale Jordì Xuclà Costa ha condiviso lo spirito e il contenuto degli emendamenti approvati in Aula e già discussi per lunghi mesi nella Commissione Affari Sociali e Famiglia del Consiglio di Europa.
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