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POLEMICA/ Cari ex comunisti, francamente vi dico: mi avete stufato

domenica 10 gennaio 2010

 

Non da meno sono i tanti cattolici che continuano a considerare il comunismo “una scheggia impazzita” del cristianesimo, i cui crimini vengono in qualche modo riscattati dal suo essere “dalla parte dei poveri”. Costoro evidentemente non sono mai stati dall’altra parte della Cortina di Ferro, o di quella di Bambù, o se ci sono stati, ci sono andati in visita ufficiale e hanno visto solo ciò che il regime consentiva di vedere. E se cristiani e credenti in generale venivano perseguitati, forse se l’erano cercata, magari chiedendo e pretendendo libertà civile e religiosa, invece di accontentarsi del sol dell’avvenire.

 

Sono stufo di vedere gente come, che so, D’Alema, intenta a convincerci che era dalla parte dei cecoslovacchi della Primavera di Praga, mica dei carri armati sovietici (non chiedetegli perché allora non uscirono dal PCI, potrebbero rispondervi che non erano iscritti!) e di dovermi accontentare di un Napolitano che, anche lui sommessamente, ammette che si sarebbe dovuto opporre maggiormente all’invasione dell’Ungheria, ma lo fa cinquant’anni dopo, cinquant’anni di onorato e proficuo servizio all’interno del PCI.

 

Costoro per decenni hanno attaccato prima la Dc e gli altri partiti non comunisti, poi Berlusconi e gli italiani che lo votano, con le espressioni e gli epiteti più feroci, beandosi di finezze come “uccidere un fascista non è reato” o “cloro al clero”, e ora ci affliggono con il birignao del “signora mia, come è caduto in basso il dibattito politico!”, subito pronti però ad applaudire, e soprattutto a sfruttare, i Robespierre in ventiquattresimo alla Di Pietro o i Saint Just in versione procura di provincia alla Travaglio e Santoro. Per non parlare della “compagnia di giro” degli pseudo intellettuali che, dimentichi di vergognosi manifesti da loro firmati, continuano a pontificare, degli pseudo imprenditori che ripongono nello statalismo della sinistra l’unica speranza di sopravvivere alla propria incapacità, degli pseudo banchieri che, invece di fare il loro mestiere, fanno la morale agli altri.

 

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