domenica 10 gennaio 2010
Sommessamente dico: mi avete stufato, voi ex comunisti di destra o di sinistra. Mi avete stufato con il vostro continuo salire in cattedra per dire agli altri cosa dovrebbero fare e come dovrebbero comportarsi. Voi, eredi non pentiti del più sanguinoso fallimento nella storia dell’umanità. Di destra o di sinistra, perché pensate che basti cambiare nome al partito o la propria casacca personale per poter ricominciare a distribuire lezioni, appunto, a destra e a manca. Io sarò un vecchio cattolico tradizionalista, convinto che il peccato vada riconosciuto, confessato con pentimento per poi farne penitenza, almeno un minimo. Ma del tutto laicamente dico che non può far finta di niente chi ha sostenuto per decenni una ideologia non meno folle di quella nazista e regimi altrettanto sanguinari che, avendo governato più a lungo, grazie anche al loro aiuto esterno, hanno causato ben più distruzioni e morti. Sono stufo di gente che orgogliosamente continua a proclamare di “venire da lontano”, ma sorvola sul proprio passato, inferocendosi se qualcuno ricorda l’eccidio di Porzus, le foibe e dando del fascista a Giampaolo Pansa per aver rimesso in luce nei suoi libri gli eccessi partigiani dell’immediato dopoguerra. Che fa finta di dimenticare le folle osannanti il Piccolo Padre Stalin e il “paradiso sovietico”, che cerca di nascondere l’epoca in cui le Brigate Rosse erano, per loro, “sedicenti” o al massimo “compagni che sbagliano”, ma il vero colpevole era il “regime” democristiano servo dell’imperialismo americano. La Democrazia Cristiana ha commesso senza dubbio enormi errori, e li ha pagati, ma costoro dovrebbero ricordarsi quanto detto da un loro leader, Enrico Berlinguer, che riconobbe che grazie alla odiata DC e agli ”imperialisti atlantici”, i comunisti italiani riuscirono a evitare la fornace sovietica in cui vennero bruciati, insieme a milioni di innocenti, anche tanti comunisti. Il ringraziamento è stata la damnatio memoriae della Democrazia Cristiana e la cialtronata de L’Unità in tasca ad Aldo Moro nella statua che lo commemorava, come se fosse stato lui un comunista e non i suoi assassini. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO Non da meno sono i tanti cattolici che continuano a considerare il comunismo “una scheggia impazzita” del cristianesimo, i cui crimini vengono in qualche modo riscattati dal suo essere “dalla parte dei poveri”. Costoro evidentemente non sono mai stati dall’altra parte della Cortina di Ferro, o di quella di Bambù, o se ci sono stati, ci sono andati in visita ufficiale e hanno visto solo ciò che il regime consentiva di vedere. E se cristiani e credenti in generale venivano perseguitati, forse se l’erano cercata, magari chiedendo e pretendendo libertà civile e religiosa, invece di accontentarsi del sol dell’avvenire. Sono stufo di vedere gente come, che so, D’Alema, intenta a convincerci che era dalla parte dei cecoslovacchi della Primavera di Praga, mica dei carri armati sovietici (non chiedetegli perché allora non uscirono dal PCI, potrebbero rispondervi che non erano iscritti!) e di dovermi accontentare di un Napolitano che, anche lui sommessamente, ammette che si sarebbe dovuto opporre maggiormente all’invasione dell’Ungheria, ma lo fa cinquant’anni dopo, cinquant’anni di onorato e proficuo servizio all’interno del PCI. Costoro per decenni hanno attaccato prima la Dc e gli altri partiti non comunisti, poi Berlusconi e gli italiani che lo votano, con le espressioni e gli epiteti più feroci, beandosi di finezze come “uccidere un fascista non è reato” o “cloro al clero”, e ora ci affliggono con il birignao del “signora mia, come è caduto in basso il dibattito politico!”, subito pronti però ad applaudire, e soprattutto a sfruttare, i Robespierre in ventiquattresimo alla Di Pietro o i Saint Just in versione procura di provincia alla Travaglio e Santoro. Per non parlare della “compagnia di giro” degli pseudo intellettuali che, dimentichi di vergognosi manifesti da loro firmati, continuano a pontificare, degli pseudo imprenditori che ripongono nello statalismo della sinistra l’unica speranza di sopravvivere alla propria incapacità, degli pseudo banchieri che, invece di fare il loro mestiere, fanno la morale agli altri. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO Sono stufo di ricostruzioni storiche ad usum Delphini, in cui la storia inizia sempre da un misfatto dell’avversario, nascondendo quelli degli amici. Così, per l’Afghanistan si cerca di far dimenticare l’invasione dei sovietici per mettere fine alla faida tra due fazioni comuniste e la successiva decennale guerra, mettendo in rilievo solo l’iniziale appoggio americano ai talebani. Fatto questo condannabile, ma che deve essere valutato all’interno di quella vera e propria guerra che fu la Guerra Fredda, come alla luce di questa dovrebbe essere valutata la situazione generale del Medio Oriente. Invece, sembra più comodo stendere un velo sul sostegno sovietico a campioni di democrazia quali Saddam Hussein, il siriano Assad o Arafat, e puntare il dito contro il maldestro sostegno degli Stati Uniti ad altri “campioni” di democrazia come i sauditi o i dittatori sud americani (ben inteso, non si osi pensare ai “democratici” Fidel Castro o Chavez). Sarebbe tutto più semplice e limpido se costoro facessero una volta per tutte i conti con il proprio passato, ammettessero i propri errori e riconoscessero che, tutto sommato, avevano ragione gli altri. Si potrebbe così finalmente ricominciare da capo, non seppellendo ma giudicando il proprio passato, e non solo quello degli altri. È ciò che è avvenuto in altri Paesi, non si capisce perché non possa avvenire anche da noi. O forse non è così semplice per chi ha costruito le proprie fortune, in politica, in magistratura, nel giornalismo e via dicendo, proprio su queste rimozioni e a paura che prima o poi qualcuno abbia il coraggio di gridare che “il re è nudo”. © Riproduzione riservata.
Sommessamente dico: mi avete stufato, voi ex comunisti di destra o di sinistra. Mi avete stufato con il vostro continuo salire in cattedra per dire agli altri cosa dovrebbero fare e come dovrebbero comportarsi. Voi, eredi non pentiti del più sanguinoso fallimento nella storia dell’umanità. Di destra o di sinistra, perché pensate che basti cambiare nome al partito o la propria casacca personale per poter ricominciare a distribuire lezioni, appunto, a destra e a manca.
Io sarò un vecchio cattolico tradizionalista, convinto che il peccato vada riconosciuto, confessato con pentimento per poi farne penitenza, almeno un minimo. Ma del tutto laicamente dico che non può far finta di niente chi ha sostenuto per decenni una ideologia non meno folle di quella nazista e regimi altrettanto sanguinari che, avendo governato più a lungo, grazie anche al loro aiuto esterno, hanno causato ben più distruzioni e morti.
Sono stufo di gente che orgogliosamente continua a proclamare di “venire da lontano”, ma sorvola sul proprio passato, inferocendosi se qualcuno ricorda l’eccidio di Porzus, le foibe e dando del fascista a Giampaolo Pansa per aver rimesso in luce nei suoi libri gli eccessi partigiani dell’immediato dopoguerra. Che fa finta di dimenticare le folle osannanti il Piccolo Padre Stalin e il “paradiso sovietico”, che cerca di nascondere l’epoca in cui le Brigate Rosse erano, per loro, “sedicenti” o al massimo “compagni che sbagliano”, ma il vero colpevole era il “regime” democristiano servo dell’imperialismo americano.
La Democrazia Cristiana ha commesso senza dubbio enormi errori, e li ha pagati, ma costoro dovrebbero ricordarsi quanto detto da un loro leader, Enrico Berlinguer, che riconobbe che grazie alla odiata DC e agli ”imperialisti atlantici”, i comunisti italiani riuscirono a evitare la fornace sovietica in cui vennero bruciati, insieme a milioni di innocenti, anche tanti comunisti. Il ringraziamento è stata la damnatio memoriae della Democrazia Cristiana e la cialtronata de L’Unità in tasca ad Aldo Moro nella statua che lo commemorava, come se fosse stato lui un comunista e non i suoi assassini.
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Non da meno sono i tanti cattolici che continuano a considerare il comunismo “una scheggia impazzita” del cristianesimo, i cui crimini vengono in qualche modo riscattati dal suo essere “dalla parte dei poveri”. Costoro evidentemente non sono mai stati dall’altra parte della Cortina di Ferro, o di quella di Bambù, o se ci sono stati, ci sono andati in visita ufficiale e hanno visto solo ciò che il regime consentiva di vedere. E se cristiani e credenti in generale venivano perseguitati, forse se l’erano cercata, magari chiedendo e pretendendo libertà civile e religiosa, invece di accontentarsi del sol dell’avvenire.
Sono stufo di vedere gente come, che so, D’Alema, intenta a convincerci che era dalla parte dei cecoslovacchi della Primavera di Praga, mica dei carri armati sovietici (non chiedetegli perché allora non uscirono dal PCI, potrebbero rispondervi che non erano iscritti!) e di dovermi accontentare di un Napolitano che, anche lui sommessamente, ammette che si sarebbe dovuto opporre maggiormente all’invasione dell’Ungheria, ma lo fa cinquant’anni dopo, cinquant’anni di onorato e proficuo servizio all’interno del PCI.
Costoro per decenni hanno attaccato prima la Dc e gli altri partiti non comunisti, poi Berlusconi e gli italiani che lo votano, con le espressioni e gli epiteti più feroci, beandosi di finezze come “uccidere un fascista non è reato” o “cloro al clero”, e ora ci affliggono con il birignao del “signora mia, come è caduto in basso il dibattito politico!”, subito pronti però ad applaudire, e soprattutto a sfruttare, i Robespierre in ventiquattresimo alla Di Pietro o i Saint Just in versione procura di provincia alla Travaglio e Santoro. Per non parlare della “compagnia di giro” degli pseudo intellettuali che, dimentichi di vergognosi manifesti da loro firmati, continuano a pontificare, degli pseudo imprenditori che ripongono nello statalismo della sinistra l’unica speranza di sopravvivere alla propria incapacità, degli pseudo banchieri che, invece di fare il loro mestiere, fanno la morale agli altri.
Sono stufo di ricostruzioni storiche ad usum Delphini, in cui la storia inizia sempre da un misfatto dell’avversario, nascondendo quelli degli amici. Così, per l’Afghanistan si cerca di far dimenticare l’invasione dei sovietici per mettere fine alla faida tra due fazioni comuniste e la successiva decennale guerra, mettendo in rilievo solo l’iniziale appoggio americano ai talebani. Fatto questo condannabile, ma che deve essere valutato all’interno di quella vera e propria guerra che fu la Guerra Fredda, come alla luce di questa dovrebbe essere valutata la situazione generale del Medio Oriente. Invece, sembra più comodo stendere un velo sul sostegno sovietico a campioni di democrazia quali Saddam Hussein, il siriano Assad o Arafat, e puntare il dito contro il maldestro sostegno degli Stati Uniti ad altri “campioni” di democrazia come i sauditi o i dittatori sud americani (ben inteso, non si osi pensare ai “democratici” Fidel Castro o Chavez).
Sarebbe tutto più semplice e limpido se costoro facessero una volta per tutte i conti con il proprio passato, ammettessero i propri errori e riconoscessero che, tutto sommato, avevano ragione gli altri. Si potrebbe così finalmente ricominciare da capo, non seppellendo ma giudicando il proprio passato, e non solo quello degli altri. È ciò che è avvenuto in altri Paesi, non si capisce perché non possa avvenire anche da noi. O forse non è così semplice per chi ha costruito le proprie fortune, in politica, in magistratura, nel giornalismo e via dicendo, proprio su queste rimozioni e a paura che prima o poi qualcuno abbia il coraggio di gridare che “il re è nudo”.