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SCENARIO/ Siamo sicuri che la fine dell’euro farebbe male solo all’Italia?

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Nei primi anni della Comunità Europea fu la Francia a prendere posizioni “separatiste”, del tipo di quelle che ora rinfaccia a Cameron, soprattutto sotto De Gaulle e la sua politica di “grandeur”, posizioni che impedirono una più profonda collaborazione europea, allora molto più possibile che ora. Si pensi solo alla Comunità Europea di Difesa, o al duplice rifiuto di De Gaulle all’entrata del Regno Unito nella Comunità.

Nella fase attuale sembra essere quindi riaffermata la divisione tra Gran Bretagna e Francia, con la inusuale alleanza di quest’ultima con la Germania riunificata, nell’intento di governare un’Europa “liberata” dai concorrenti storici, essendosi gli inglesi autoesclusi, l’Austria diventata una sorta di appendice della Germania e la Spagna fuori gioco per le difficoltà in cui si trova. Insomma, “Deutschland über alles”, con un po’ di “grandeur” francese e il ritorno degli inglesi al “Britannia rule the waves”, quelle dell’Atlantico.

E l’Italia? Parrebbe essere tornata al vecchio motto “Franza o Spagna, purché se magna”, dove l’Alemagna ha sostituito la Spagna, e alla sua completa anarchia politica con il suo carico di caste, gilde e corporazioni varie, che ne frenano ogni possibile ruolo di qualche rispetto. È del tutto paradossale che l’Italia di oggi sia meno importante e rispettata dell’Italia distrutta del primo dopoguerra, quella in cui però si fronteggiavano drammaticamente De Gasperi e Togliatti, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, mondo libero e totalitarismo sovietico.

Eppure, la nostra realtà rimane diversa da quella che i cosiddetti Stati virtuosi vorrebbero rappresentare, aiutati dalla nostra “grande” stampa, sempre così prona alla “grande” stampa straniera, e da una moltitudine di altrettanto cosiddetti “intellettuali” sempre pronti a denigrare il proprio Paese. E i suddetti “Stati virtuosi” lo sono molto meno di quanto sembrino, come ben documentano i puntuti articoli del nostro Bottarelli. Infatti, la Francia comincia ad essere minacciata di downgrading e le pecche del tanto glorificato sistema bancario tedesco sono note non certo da ieri.

Un eventuale “sciogliete le righe” nell’Eurozona sarebbe probabilmente un disastro maggiore che continuare con l’euro, ma è dubbio che sarebbe l’Italia a rimetterci maggiormente. Con buona pace dei maestrini Cip e Ciop (a proposito, Bottarelli, chi dei due è Cip e chi Ciop?). Credo che Monti questo lo sappia benissimo, speriamo ne tragga le giuste conseguenze.

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