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AREA C/ Pisapia e quella scelta classista e ideologica della congestion charge

Per AUGUSTO LODOLINI, è legittimo il sospetto che l’istituzione della Area C a Milano da parte della Giunta Pisapia derivi da un discreto afflato ideologico e classista

Giuliano Pisapia (Imagoeconomica)Giuliano Pisapia (Imagoeconomica)

Dopo l’intervista al Sussidiario del professor Pasquino, illustre politologo della sinistra illuminata, mi sta assalendo il sospetto che l’istituzione della Area C a Milano da parte della Giunta Pisapia derivi da un discreto afflato ideologico e classista (anzi, Classista). Il professore, pur concedendo che si possa essere contrari alla proposta, definisce la posizione populista perché sostenuta da PDL e Lega Nord, due partiti populisti per natura, votati non da gente che segue idee e programmi, come accade per la sinistra, ma da seguaci di un leader, una sorta di tifosi da curva sud. In questo modo, per il professore la questione è liquidata, insieme alla maggioranza degli italiani che non si riconosce nella Classe eletta.

Difficile non dare ragione a Paolo Del Debbio quando afferma, sempre su queste pagine, che Pisapia “si concepisce come il ‘novello Principe’ teorizzato da Gramsci nei ‘Quaderni dal Carcere’”. Questa chiara componente ideologica si accompagna a un fattore “Classe” (Marx non c’entra), presente anche nei suoi predecessori, politicamente diversi ma appartenenti alla stessa Classe sociale, contraddistinta dall’insofferenza verso le opinioni, i bisogni e i desideri del popolo reale, non quello astratto dei loro discorsi. È ciò che accadde, per esempio, con Albertini per la zona di Corso Garibaldi (alla ribalta nei recenti scontri), la cui pedonalizzazione fu effettuata in contrasto con i pareri dei residenti, buttando via soldi e con effetti negativi che tuttora persistono. Ma, come dice Pasquino, non si può dar sempre retta al popolo (è ovvio che non sa qual è il suo bene) e un sindaco democraticamente eletto da una maggioranza ha diritto di governare, senza che le opposizioni facciano del populismo.

Questo naturalmente solo se la maggioranza è di sinistra, altrimenti barricate e delegittimazione con ogni mezzo sono non solo legittime, ma un dovere etico. Dopo questa lezione di democrazia, ho potuto leggere con maggior chiarezza la lettera ricevuta da Pisapia in quanto residente all’interno della Cerchia dei Bastioni. Per cominciare, Pisapia non spiega per quali ragioni si è ritenuto sbagliato, e quindi lasciato cadere, l’Ecopass. Evidentemente non ne valeva la pena, dato che con lui inizia una nuova era, quella di una “quotidianità più serena e sostenibile per tutti”. Preso dall’entusiasmo, a un certo punto ricorre anche al pluralis maiestatis: “abbiamo stabilito”, ma chi ha stabilito, signor sindaco?