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LOMBARDIA & 'NDRANGHETA/ Tre campanelli d'allarme

Ora si scopre che in Lombardia c'è chi compra i voti della 'ndrangheta? Ma la vera questione è: quanti passi avanti sono stati fatti dai tempi di Mani Pulite? Il punto di AUGUSTO LODOLINI

Domenico Zambetti (Infophoto)Domenico Zambetti (Infophoto)

Lasciando da parte i risvolti più prettamente politici, dall’arresto dell’assessore regionale lombardo Domenico Zambetti emergono almeno tre aspetti preoccupanti per lo stato della nostra società e della nostra vita politica.

Il primo emerge drammaticamente da una dichiarazione a caldo del procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini: "La 'ndrangheta inquina la vita democratica e la politica in Lombardia". Suona come un de profundis per i programmi dello Stato di lotta alle varie mafie che, storicamente limitate ad alcune regioni del nostro Sud, sembrano ormai essere presenti ovunque. In combutta, e talvolta in conflitto, con le mafie di importazione, cinesi, russe e via dicendo. Fa un certo effetto leggere, ieri, che il governo ha sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria per “contiguità” con la ‘ndrangheta e leggere, oggi, che un assessore lombardo è stato arrestato per avere comprato dalla ‘ndrangheta voti per la sua elezione. Forse non era questa l’Unità d’Italia che si è voluta celebrare l’anno scorso. 

L’altro aspetto che sarà senza dubbio al centro delle discussioni nei prossimi giorni è relativo alla questione delle preferenze, poiché il partito avverso ad esse e chi le ha sempre ritenute fonte di mercimonio troveranno nuovi, oggettivi argomenti a favore della propria tesi. Il rischio è che, come sempre più spesso accade ultimamente, individuato un problema lo si utilizza a vantaggio delle proprie posizioni, invece che concorrere a risolverlo.  Il problema, reale, della possibile commercializzazione dei voti non è certo limitato alle, né esaurito dalle, preferenze, perché deriva dal grado di onestà, o di corruttela, della classe politica e, non dimentichiamocene, della società. Il vero punto sarebbe vedere quanta strada si è fatta, se si è fatta, dai tempi di Mani Pulite e della sua “corruzione ambientale”. Senza voler essere pessimisti, la situazione non sembrerebbe radicalmente cambiata, nonostante vent’anni di invasioni a tutto campo da parte della magistratura. In una situazione in cui corruttori e corrotti fossero anche solo una minoranza non marginale, ogni sistema elettorale sarebbe vulnerabile dalla corruzione. Il sistema delle preferenze ha il merito di dare voce direttamente agli elettori, meno stupidi e bisognosi di essere accompagnati per mano di quanto molti politici, commentatori e opinion leader sembrino pensare. Altri sistemi non salverebbero dalla corruzione, i cui referenti e beneficiari non verrebbero eliminati bensì spostati a un livello diverso, ma metterebbero gli elettori alla mercé di partiti e gruppi di pressione vari.


COMMENTI
10/10/2012 - Il "controllo" delle preferenze (Giuseppe Crippa)

A mio avviso il vero problema delle preferenze – istituto importantissimo, da reintrodurre quanto prima nella legge elettorale – è la possibilità che le organizzazioni mafiose o ‘ndranghetiste possano controllarle. Questo è possibile perché i voti vengono scrutinati negli stessi seggi, in ciascuno dei quali sono chiamati a votare soltanto un migliaio di elettori. Facile quindi dire a un piccolo gruppo di “vittime” più o meno consenzienti di questo tipo di estorsione che se si ribellassero le loro mancate preferenze sarebbero evidenti. Occorre quindi che la nuova legge elettorale che presumibilmente le reintrodurrà preveda anche uno scrutinio accentrato a livello comunale o sovracomunale (o magari addirittura di collegio) così che scrutinando un grande numero di schede sia impossibile questo controllo.