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FORMIGONI/ Di "ventennio" in "ventennio": la sindrome assale anche Pisapia...

Secondo AUGUSTO LODOLINI, la sindrome del “ventennio” ha assalito anche Giuliano Pisapia, che ha sferrato un indignato attacco a Roberto Formigoni, invocando una “ribellione civica”

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Finora, almeno per quelli che sanno di storia, il “Ventennio” era quello della dittatura fascista, dal 1922 al 1943. Ora di “ventennii” ne abbiamo altri due, almeno a sentire la sinistra. Il primo nuovo ventennio è, ovviamente quello di Berlusconi, in realtà neanche 18 anni, di cui al governo un po’ più della metà. Certo le iperboli non sono mai precise, ma questa denota, quantomeno, un notevole complesso di inferiorità nei confronti del Cavaliere.

Il secondo “ventennio” venuto ora alla ribalta dei media è quello di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia dal giugno del 1995. Anche qui i conti sono per eccesso, ma il termine ventennio è troppo evocativo per rinunciarci, comprese le conseguenze di quello storico, terminato, come si sa, a Piazzale Loreto. Per carità, nessuno è stato appeso a nessun distributore di benzina, al più a qualche colonna di giornale.

E, infatti, a una colonna di Repubblica è rimasto appeso Formigoni, per merito di Giuliano Pisapia, avvocato snob, molto borghese, ma sostenuto dalla e sostenitore della sinistra alla sinistra del PD. Inoltre, sindaco da quasi un anno e mezzo di Milano. Nell’intervista al quotidiano di Carlo De Benedetti, già tessera numero uno del PD, Pisapia si esprime in favore delle dimissioni di Formigoni, opinione non solo legittima, ma sostenuta da tantissimi anche nel centrodestra.

Perché parlo allora di Piazzale Loreto? Perché quelli che processarono sommariamente Mussolini avevano molto meno a cuore la democrazia di quanto avessero a cuore il sostituire il proprio potere a quello fascista. Così, ora, quando Pisapia parla di “ribellione civica" necessaria, anche senza evocare kalashnikov ormai fuori moda nella sinistra chic, qualche dubbio rimane, magari pensando ai centri sociali così vicini al nostro sindaco.

Probabilmente sono vittima di pregiudizi, perché Pisapia precisa che occorre lavorare “… dal basso, ricostruendo una cultura della legalità, immettendo nell'amministrazione pubblica, nelle squadre di governo e nella macchina della burocrazia gli anticorpi ai virus che infettano la vita pubblica". Aggiungendo che “La politica si salva solo se è capace di autoimporsi un rinnovamento profondo e se torna a parlare con il territorio…. Bisogna confrontarsi non solo tra partiti, ma anche con l'associazionismo, il volontariato, la cittadinanza attiva. Coinvolgere, allargare.

Visto che sia lui che la sua parte politica non sono scesi dalle montagne l’altro ieri, o è anche un’autocritica, o si torna alla sindrome del ventennio. Infatti, il Nostro afferma che ”C'è purtroppo una grande assuefazione a queste situazioni di illegalità, figlie di un potere morente e della cultura berlusconiana da cui cominciamo a uscire. E c'è molta sfiducia nella possibilità di cambiamento